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Roberto Speranza, delegato ufficiale del nuovo PD riverginato alla convention Dem a Chicago, estasiato e ammirato come capita ai sudditi dell’impero quando mettono piede negli States, offrendo agli irenici seguaci di ‘Compagno è il mondo’ scampoli di cronaca.
Il PD in pellegrinaggio da Kamala
Eccolo qui Robertino (Speranza nella foto di copertina), con quella facci un po’ così che tanto intenerisce quanto manda sulle furie gli incontinenti. Sembra il boy scout infine approdato giulivo all’ostello del santuario dopo avventurosa escursione. Con quel misto di pudica mestizia e di gaia innocenza capace di mobilitare ogni materno spirito di protezione o di fare cascare le braccia ai malintenzionati.
Il ragazzo che Bersani, vero talent scout, trasse dalla Lucania facendone il più giovane capogruppo del Pd, ne ha fatta di strada da quel dì. Superando con determinazione moderata quanto inflessibile, vero imperturbabile passista, i tornanti più impervi della politica. Un Moser, meglio un Gimondi seppure giovane e gracile, che tiene il passo, si guarda bene dall’andare in fuga. E fingendosi gregario fra i più affidabili, senza ambizione, arriva al traguardo tra i primi.
La detronizzazione e la secessione dal Pd, il turbolento interregno di Leu e Art. 1 marcato da ‘bravo segretario’, come il più ‘bravo presentatore’, lo stoico dicastero ministeriale con ben due governi nella tenebrosa bufera del covid, il rientro nel Pd gestendo la riconversione con mano ferma e insieme discreta, e il premio di una terza legislatura in testa di lista.
In tempi che ‘non è facile’. Tante tappe in rapida e drammatica sequenza bruciate con misurata forza di volontà. Senza imporovvide inalberature. Politico ‘responsabile’ e garbato, sempre nel segno della modestia grave e sacrificale.
Perseguitato dai no vax che mai hanno cessato di pedinarlo mettendone a repentaglio la stessa vita familiare e costringendolo a una vita sotto scorta, saggiamente resistendo alle sirene di un romantico ritorno nella selva inospitale della Basilicata, con il suo capoluogo abbarbicato sui monti, freddo e disadorno, come a imitare grottescamente il Che in Bolivia.
Eccolo qui, dunque, a questo traguardo inconcepibile solo due anni avanti. Delegato ufficiale del Pd. Sorride con la discrezione che gli è propria, sullo sfondo lo United Center, il luogo che vide le gesta di Michael Jordan e dei Chicago Bull, ora gremito in ogni ordine di posti mentre sul palco si alternano volti comuni della costituente democrat assieme ad artisti, cantanti, sportivi ed ex presidenti, in un tripudio di ovazioni dispensate erga omnes.
Col taccuino alla mano, estasiato e ammirato come capita a chiunque neofita metta piede negli States, offre agli irenici seguaci (non molti) di ‘Compagno è il mondo’ scampoli di cronaca.
La radiosa ed entusiasta sollecitudine dei militanti democrat (altro che partito leggero!, così esulta), gli interventi acclamati dei leader, dalla Ocasio-Cortez alla Clinton, sino a Kamala e Biden. I temi sono gli stessi a cuore del nuovo Pd riverginato: lavoro, sanità, ambiente, diritti civili. La sinistra democratica progressista ed ecologista è qui.
Voci anche differenti, all’insegna di un sano pluralismo che però sa fare massa nella tenzone suprema contro la destra reproba e retriva. I presenti applaudono tutti, proprio come avviene nel Pd. Alexandra porta lo scontento per la timidezza davanti a Netanyahu, ma sono increspature. Il cessate il fuoco a Gaza può aspettare, prima o poi arriverà, mentre Biden conferma la unanime determinazione nel sostegno a Kiev. Kamala è in gran forma e smentisce ogni diceria sul suo conto.
È una grande cavalcata verso la vittoria. Il vento di Chicago soffia forte, fuori luogo ogni epico confronto coi gelidi spifferi di Potenza o il romano ponentino. Lui è lì, in quel vortice che ammalia e trascina, tracimante di storica volontà e al quale si abbandona estatico. Con uno zelo e un entusiasmo che, a memoria, mai prese il Pci verso il paese guida d’un tempo, men che meno quando Ponomarov (esattamente come Biden) enumerava al congresso gli strabilianti risultati della pianificazione sovietica.
Finalmente una casa ‘mondiale’ dopo tanto trapestare nel vuoto cosmico succeduto alla caduta dell’Urss. In fondo, a ben pensarci, è anche un avvicinamento alla profezia marxiana secondo cui la ‘vera’ rivoluzione sarebbe avvenuta nel punto ‘alto’ dello sviluppo del capitale come forza civile. Siamo arrivati al punto.
Nell’Atlantico è la nostra patria. Dall’anello debole di leniniana memoria a quello forte, dove le forze antagonistiche, autocrazia/democrazia, si tendono allo spasimo. Ci fossero stati anche Scotto e Stumpo a completare la scena foto-amatoriale in un trio sorridente come quello dei Lescano, sarebbe stato il massimo. Già per tempo, del resto, il fondo democrat americano di Social Change, a caccia di nuovi talenti, aveva beneficiato i nostri, assieme a Fratoianni (altro campione ‘pacifista’), con lauti finanziamenti pre-elettorali.
Nessuno scandalo. Soldi puliti e certificati, mica i lingotti di Mosca. E comunque rivelatrice, questa traccia dei soldi, per capire chi è il palo e chi il somaro ad esso legato. A prescindere da come raglia. L’unico neo che imputo alla compagnia è d’aver così a lungo tergiversato facendo i ‘procioni’, mentre alacremente, e sotto traccia, erano intenti all’opera. Facendo intendere che la posta in palio era fare del Pd una forza rinnovata del socialismo europeo sulle orme della sacra politica costituzionale.
All’insegna di una robusta cultura politico-sociale aliena agli svolazzi del veltronismo. Mentre invece si trattava di compiere l’ultimo tratto della traversata atlantica. Lo avessero detto apertis verbis, invece di queste fandonie propinate ai credenti. ‘Guardate che nella nuova geo-politica di guerra non c’è spazio per posizioni anomale‘ e che questo era il senso autentico di quella frase ‘non c’è alternativa’ servita come toccasana agli attoniti seguaci di Art. 1. Non li avremmo seguiti lo stesso, ma almeno non ci saremmo sentiti presi per il culo.
In attesa di nuove virate al seguito, ben arrivati in porto astuti navigatori. Comunque sia siete inessenziali, salvo il posto ad personam attaccato al culo. Inessenziali anche noi che stiamo a guardare da casa col nasino appiccicato al video solo consolati da un impercettibile e compassionevole rispetto di noi stessi.

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