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martedì 25 Gennaio 2022
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Ddl Zan a rischio, prove di accordo tra Renzi e Salvini?

Ancora una volta Italia Viva diviene l’ago della bilancia che può dare una maggioranza al centrosinistra o togliere il sostegno agli ex compagni del Pd: accordo tra Renzi e Salvini per cambiare il ddl Zan.

Ddl Zan, accordo tra Renzi e Salvini?

Al centro delle manovre c’è sempre il discusso ddl Zan, un disegno di legge diventato identitario per la segreteria di Enrico Letta: al tavolo politico di confronto sulla norma contro l’omolesbobitransfobia, i renziani hanno riproposto il testo simile del sottosegretario Ivan Scalfarotto, già presentato nella passata legislatura, ma con le modifiche “suggerite” dal Vaticano. La Lega esprime ovviamente soddisfazione, anche perché la già vacillante maggioranza che il centrosinistra avrebbe avuto al Senato ora appare evaporata.

Il risultato è che il testo, probabilmente, dovrà essere riscritto e ritornare alla Camera dei deputati, con il rischio che la legislatura finisca prima che l’Italia si doti di una legge contro l’omotransfobia.

Ecco dunque la possibilità di un accordo tra Renzi e Salvini.

Matteo & Matteo: Salvini e Renzi, nemici amici

Di tutt’altro avviso la lettura di Matteo Renzi: “Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni”. Il senatore assicura: “La voteremo in Aula ma c’è il rischio affossamento”.

Con il nuovo testo proposto, Iv vuole cambiare gli articoli sull’identità di genere, sulla libera espressione e la giornata contro l’omofobia nelle scuole, già criticata dal Vaticano. In particolare, i renziani vorrebbero stralciare dall’articolo 1 le definizioni sull’identità di genere: “L’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso” o non si è “concluso un percorso di transizione”. E anche modificare l’articolo 4 nel punto in cui recita che tutte le idee sono salve e accettabili “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

Sempre Renzi sostiene che non si è accordato con Salvini per affossarla. E aggiunge che la terza lettura alla Camera si possa realizzare in venti giorni, “ma se non passerà deve essere chiaro chi porta la responsabilità del fallimento”.

Dunque i 17 senatori di Italia Viva sono l’ago della bilancia e se non si trova un accordo su un testo condiviso il rischio concreto è che gli emendamenti vengano presentati in Aula e approvati al momento del voto, causando il cambio del testo e la necessità di una nuova lettura alla Camera. Ma senza accordi preventivi tra i partiti a quel punto il ddl verrebbe definitivamente affossato. Almeno per questa legislatura.

La data chiave è il 13 luglio: quel giorno dovrebbe arrivare la calendarizzazione in Aula. Ma senza relatore e con l’incognita del voto segreto.

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