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giovedì 9 Settembre 2021
AgoràIl gelido mostro: "Ora lo Stato siamo noi"

Il gelido mostro: “Ora lo Stato siamo noi”

Una delle frasi estrapolate dagli audio che più colpisce di quelle degli agenti del carcere di Santa Maria Capua Vetere durante le brutali aggressioni è “ora lo Stato siamo noi“.

Ora lo Stato siamo noi

Lo Stato siamo noi”, una frase che colpisce ma non dovrebbe. Non solo perché durante un’emergenza accade spesso il contrario dell’accentramento di un potere, accade cioè che tutti si approfittino, tutti si facciano Stato, si arroghino un potere nascosti dietro l’eccezionalità. Ma anche perché è così. Lo Stato erano e sono loro.

Lo Stato è stato, ora non è, dunque è essenzialmente qualcosa di morto. Nietzsche non a caso parlava di un “gelido mostro“. Un essere connotato da fissità che si oppone alla vita. Lo trovi nell’impiegato dietro lo sportello che approfitta del suo piccolo potere, nell’esattore al tempo di Cristo, nel giudice che decide, sbaglia e non paga.

Lo Stato è stato. E non può essere il detenuto. Che invece è, non è nulla di fisso, si trasforma, sia pure sotto il peso della reclusione. Sia pure nell’assenza apparente di libertà.

Ieri, mentre tutti ci recludevamo per una comprensibile paura ma cedendo sul piano delle libertà, e accusavamo il nostro vicino intemperante, cedendo sul piano della fratellanza, comportandoci in maniera non differente da chi in America durante la guerra fredda si seppelliva in un bunker sotto terra, i carcerati cercavano di strappare un po’ di libertà dando una lezione a tutti.

Dall’altro lato trovavano, immobile e indifferente come la Morte, e come lo Stato, un ministro, un governo, una opposizione, noi tutti.

Il gelido mostro: "Ora lo Stato siamo noi"

“Tutto quanto aiuta a fuorviare la massa abbrutita è benvenuto. Quando i trucchi non bastano più, quando il sistema salta in aria, allora mano al manganello! alla mitragliatrice! a tutta la confetteria!… Si tira fuori tutto l’arsenale, al momento giusto! con il bell’ottimismo delle Risoluzioni estreme! Massacri a miriadi, non c’è guerra dal Diluvio in poi che non abbia avuto per musica l’Ottimismo… Tutti gli assassini vedono rosa nel futuro, fa parte del mestiere. Così sia.”
(L. F. Celine, Mea Culpa, 1936)

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Mario Colella
Garibaldino

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