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martedì 18 Gennaio 2022
In EvidenzaPubblica Amministrazione on demand: il regalo di Brunetta al mercato

Pubblica Amministrazione on demand: il regalo di Brunetta al mercato

La riforma avvelenata di Renato Brunetta è servita: una Pubblica Amministrazione on demand che lavorerà su obiettivi e con libertà di precarizzare le risorse.

Di Giovanni Bruno per la Città Futura.

La Pubblica Amministrazione on demand secondo Brunetta

La “ricetta Draghi” si basa su un disegno complessivo del funzionamento del sistema-Paese con un progetto di “riforme” burocratiche e amministrative: diventa perciò necessario intervenire per ristrutturare la Pubblica Amministrazione, compito a cui è stato chiamato (tra lo sconcerto iniziale, ma oggi ben chiaro) Renato Brunetta.

Il Ministro fustigatore dei fannulloni si è presentato con dichiarazioni rassicuranti e permeate di buone intenzioni, evidenziando la necessità di assumere e formare nuove competenze nella Pa, a cui anche Landini ha dato credibilità, ma che ha finalmente svelato in cosa consisterebbe il progetto di riforme: reclutamento di 24mila tra apprendisti, dirigenti, professionisti, esperti, assunti per merito e indirizzati su progetti specifici, con la possibilità per l’Amministrazione di rescindere il contratto anticipatamente se non fossero raggiunti gli obiettivi.

Pubblica Amministrazione on demand: il regalo di Brunetta al mercato

Più che una riforma della Pa si tratta di una disarticolazione dell’impianto pubblico e la costituzione di una macchina perfettamente funzionale alle logiche del mercato e asservita agli interessi e alle esigenze delle aziende private utilizzate per progetti di ordine generale (di interesse pubblico e collettivo, ma di fatto piegati alle necessità del sistema economico-commerciale e finanziario della nuova borghesia globalizzata).

La PA diverrà dunque strategica per la nuova fase dell’accumulazione capitalistica, nei prossimi anni: il neo-keynesismo di Draghi, sostenuto dall’iperliberista pentito Brunetta, non ha infatti il segno del rilancio della centralità del ruolo pubblico, come riequilibrio del settore privato dedito prevalentemente alla caccia del profitto, ma quello “ancillare” (termine che mutuo da Raffaele Picarelli) per cui lo Stato è pienamente riconducibile alla definizione di Marx, strumento della classe dominante.

Il compromesso della cosiddetta Prima Repubblica, che si era caratterizzato per l’espansione universale (a suon di lotte) dei servizi rivolti all’intera comunità e a vantaggio dei settori popolari, pur riconoscendo la dominanza della borghesia e fondandosi sul diritto borghese della proprietà privata, nel periodo che va dagli anni Ottanta fino al 2019 è saltato e l’orizzonte comune (bipartisan) è stato il neoliberismo.

La distinzione tra centrosinistra democratico, centrodestra liberale e destra xenofoba razzista sovranista e proto-fascista ha attraversato le componenti organiche del capitalismo in lotta tra loro, che socialmente sono rappresentate dal grande capitale multinazionale, delle grandi e medie aziende nazionali, dalle piccole e micro aziende artigianali e di servizi, in buona parte legate al sistema di appalti e subappalti.

Il quadro unitario è dunque  rappresentato dalla restaurazione della concorrenza selvaggia del libero mercato che produce continue crisi economico-commerciali, politico-sociali, belliche.

Pubblica Amministrazione on demand: il regalo di Brunetta al mercato

La prospettiva è dunque quella di un nuovo piano per la Pa, in cui la precarietà sarà estesa dal settore del lavoro privato a quello pubblico e diventerà il tratto distintivo anche del pubblico impiego con assunzioni a progetto (ben oltre il tempo determinato), con contratti e relazioni iper-precarie mutuate dal modello privato.

La Pubblica Amministrazione, in questo modo, mobiliterà competenze ed energie formalmente pubbliche per la progettazione, pianificazione, esecuzione e realizzazione di progetti di modernizzazione delle infrastrutture materiali (strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie …) e digitali (banda larga, fibra, potenziamento delle reti, 5G…), tutto condito dalla retorica della transizione ecologica, realizzando di volta in volta progetti che rispondano pienamente alle compatibilità delle dinamiche di mercato.

La Città Futura

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