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Poche considerazioni all’interno della settimana di mobilitazione contro la NATO in occasione del suo 75mo genetliaco, da quando venne creata come alleanza dei paesi a capitalismo avanzato contro i paesi riuniti attorno all’Urss che solo pochi anni dopo dettero vita al Patto di Varsavia.
Quanto è difficile parlare della NATO anche nei movimenti contro la guerra
– Federico Giusti*
Le mobilitazioni sono state innumerevoli con variegate partecipazioni, forse sarebbe lecito scorrere la lista degli assenti e domandarcene il motivo.
Non sono mancate forze politiche e sindacali che scientemente si sono sottratte alla settimana salvo poi darci lezione sulla NATO storica, sul genocidio del popolo palestinese, sulle questioni internazionali o sul “nemico in casa nostra”.
Siamo convinti che pur con tutte le diversità esistenti, questa settimana rappresenti un successo ma anche una occasione perduta per unificare l’opposizione alla guerra, alla militarizzazione dei territori per rafforzare la resistenza alle innumerevoli forme di sfruttamento che colpiscono la forza lavoro.
Come si diceva un tempo, ogni soldo indirizzato a fini di guerra è un doppio danno per la classe lavoratrice, sottrae fondi al sociale, al welfare e ai salari (la austerità serve anche a distruggere sul nascere scioperi e richieste di miglioramenti economici) e rafforza la spinta verso la guerra che vedrà gli stessi salariati come carne da macello.
Sarebbe sufficiente questo elemento per dissipare ogni dubbio dalla necessità di convergere su alcune parole d’ordine e pratiche conseguenti ma sappiamo ormai che primogeniture e spinte ideologiche sono più forti di ogni altro ragionevole dubbio:
- da quando la NATO si è ampliata le guerre sono aumentate e con esse la devastazione dei territori e la serrata repressione delle Resistenze popolari;
- la presenza delle basi NATO e Usa sul territorio italiano è nevralgica per ogni azione di guerra in Medio Oriente e nel nord Africa;
- dietro alla militarizzazione della società, degli atenei e delle scuole si cela un modello sociale che ci riporta indietro nel tempo, la scuola diventa palestra ideologica per costruire quella unità attorno a un’idea di Patria che diventa tutt’uno con le aggressioni ai popoli legittimando l’operato coloniale del nuovo millennio;
- una opinione pubblica asservita al credo militarista è sovente portatrice di istanze reazionarie e sposa quasi in toto le ideologie della destra in campo civile e sociale.
Ci sembrerebbero queste poche ragioni sufficienti a costruire iniziative sui territori contro la Nato e per l’uscita del nostro paese dalla Alleanza Atlantica ma probabilmente siamo tra i pochi a intravedere questa necessità.
Meglio allora prendersela con obiettivi aleatori piuttosto che fare i conti con la realtà? Parrebbe proprio di sì, del resto nella testa di tanti ci sono ancora le moltitudini in un mondo nel quale le differenze di classe si sono solo acuite, meglio allora non vederle, un po’ come si fa con la Nato. Peccato che queste amnesie non siano di alcun aiuto ai movimenti contro la guerra anzi sono proprio la causa del suo stesso indebolimento.

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