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lunedì 24 Gennaio 2022
Polis2 giugno 2021, una Festa della Repubblica in tono minore

2 giugno 2021, una Festa della Repubblica in tono minore

Oggi, 2 giugno 2021, ricordiamo gli italiani che 75 anni fa scelsero la nuova forma istituzionale dello stato. 24 milioni di cittadini furono chiamati a votare per scegliere la forma di governo dell’Italia dopo la fine del fascismo: Repubblica o Monarchia.

2 giugno 2021

Negli ultimi anni, tra parate, sfilate di politici in piazza come fosse un red carpet, discussioni sulla sfilata militare,  dichiarazioni di questo o quel segretario di partito, fuori dal contesto celebrativo, le polemiche non sono mai mancate.

Normalmente è l’occasione in cui con  varie manifestazioni sparse della galassia nostrana dell’estrema destra, piuttosto variopinta, dai fascisti duri e puri ai complottisti arancioni dell’ex generale dei carabinieri, Pappalardo, son tutti decisi a rivendicare questa data.

È veramente singolare questo amore veemente dei sovranisti per il 2 giugno, questa voglia di appropriarsene, considerando invece quanta avversione manifestano per il 25 aprile.
Perché senza la liberazione non esisterebbe nemmeno una Festa della Repubblica.

Quest’anno invece, un po’ per la coincidenza con il piano di aperture post pandemico, un po’ per il governo del tutti dentro che obbliga a toni istituzionali molti dei soliti noti, i toni generali sono piuttosto dimessi.

Sul piano strettamente organizzativo poi, per il secondo anno di fila, non si terrà la tradizionale Parata delle Forze Armate. Un appuntamento che era stato a lungo dimenticato, per poi venire reintrodotto da Carlo Aze(g)lio Ciampi durante il suo settennato al Quirinale. Niente tribuna d’onore con le massime autorità dallo Stato presenti su via dei Fori Imperiali e, mentre sfrecceranno le Frecce Tricolori sopra l’Altare della Patria.

Nessuna comunicazione ufficiale ma nella nota degli impegni presidenziali si può chiaramente leggere: “In occasione del 75° anniversario della proclamazione della Repubblica, le Frecce Tricolori effettueranno sorvoli sulla Capitale dal suolo a 2000 piedi. Martedì 1 giugno dalle ore 11.30 alle 12.00 e mercoledì 2 giugno 2021 dalle 08.40 alle 09.30 locali“.

2 giugno 2021, una Festa della Repubblica in tono minore

Quel giorno di 75 anni fa

L’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale e il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti, con centinaia di migliaia di italiani ancora detenuti nei campi di prigionia in tutto il mondo e intere province sotto governo militare straniero.

Il clima non era affatto di festa quel 2 giugno del 1946. Tra l’altro non si votò in tutta Italia. Furono escluse dalla consultazione referendaria la provincia di Bolzano, che era sotto governo diretto degli Alleati.

Stessa cosa per Pola, Fiume e Zara, che sarebbero passate alla Jugoslavia. E non si votò nemmeno a Trieste, sottoposta ad amministrazione internazionale fino al 1954.

I primi risultati arrivarono il 4 giugno e la monarchia sembrava in vantaggio. Durante la notte e la mattina del 5 la Repubblica passò in vantaggio e il 10 la Corte di Cassazione proclamò il risultato in forma dubitativa.

L’annuncio definitivo era rimandato al 18 giugno dopo l’esame delle contestazioni presentate dai monarchici.

2 giugno 2021, una Festa della Repubblica in tono minore

Il 18 giugno 1946

I risultati ufficiali del referendum furono annunciati il 18 giugno 1946, e la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana: 12.718.641 italiani avevano votato a favore della repubblica, 10.718.502 a favore della monarchia e 1.498.136 avevano votato scheda bianca o nulla.

Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia. A Roma i voti per la monarchia superarono di circa 30 mila schede quelli per la repubblica.

Negli anni si è spesso discusso sulla regolarità del voto ma gli storici che hanno analizzato i risultati e visionato il materiale d’archivio, hanno sempre smentito quella che è a tutti gli effetti una delle prime bufale della storia democratica italiana.

Ovviamente anomalie in un contesto come quello in cui si svolse la votazione erano preventivabili e fisiologiche ma un risultato finale con un distacco di quasi due milioni di voti è difficilissimo da falsificare senza lasciare prove grossolane.

 

 

 


Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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