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giovedì 29 Luglio 2021
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Fake news: 5 suggerimenti per combatterle

Scatenare l’odio che è in te, a chi conviene? Fake news come combatterle? 5 piccoli suggerimenti per difendersi dalle fake news e tornare in armonia con i social.

Fake news virali vs società della conoscenza

Il diritto all’informazione – alcuni studiosi preferiscono utilizzare la locuzione libertà di informazione – si rileva sotto due aspetti: come libertà di informare e come diritto ad essere informati. Oppure come diritto di informare, cioè di trasmettere notizie agli altri, e come diritto di informarsi, cioè di attingere informazioni da più fonti, il diritto di essere informati.

Mentre è pacifico che il primo aspetto rientri nella più generale libertà di manifestazione del pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione, meno chiaro è il secondo aspetto.

Il diritto di essere informati è quindi un diritto necessario ma va guadagnato.

Come nasce una Fake News

Christopher Blair beve un sorso di caffè. Quindi si concentra attentamente sui tre schermi di fronte a lui. È nel suo ufficio a casa, a Portland, nel Maine.

Accarezzandosi la folta barba, guarda la sua barra dei preferiti. Beve un altro sorso di caffè, accede a uno dei suoi siti web. Comincia scegliendo un argomento. Quale politico fortunato sarà oggi al centro dell’attenzione?

Bill Clinton? Hillary Clinton? Uno degli Obama? O forse l’argomento della sua storia non sarà una persona, ma una legge, un argomento:  controllo delle armi? Brutalità della polizia? Femminismo? Inventerà un crimine, una nuova legge, un emendamento costituzionale ?

Cambiare la costituzione degli Stati Uniti gli riesce bene: ha già scritto più di 30 falsi emendamenti. Si sporge in avanti, mette le mani sulla tastiera e inizia come ogni volta.

Breaking news: Nave della Clinton Foundation sequestrata nel porto di Baltimora trasportava droghe, pistole e schiave sessuali

Le parole scorrono nella sua testa. Non è collegato alla realtà, non ha bisogno di ricerche, di conferme, di note. Le sue dita toccano ritmicamente i tasti. Le lettere formano parole, le parole frasi, 200 parole. Non ci vuole molto a scrivere. Pubblicare.

Blair si siede sulla sua sedia e osserva. Ecco che subito dopo arrivano i primi like e le condivisioni.

Fake news

A più di 5.000 km di distanza in una piccola città ad un’ora a est della capitale belga, Bruxelles, c’è un altro ufficio. Maarten Schenk osserva gli schermi, improvvisamente nota molta attività. Una pagina di estremisti della razza ariana cattura la sua attenzione.

Guarda in particolare come una storia sta acquisendo slancio e viene rapidamente condivisa su Facebook e altri social network. Schenk accede al proprio sito web e inizia a digitare: attenzione.

Il suo compito è quello di dire al mondo online – che la storia che sta diventando virale su una nave della Clinton Foundation – è una panzana. Una fake news.

Questo incipit è tratto da un articolo di Anisa Subedar dalle pagine culture della BBC pubblicato nel novembre 2019. L’articolo indaga sugli effetti devastanti delle false notizie e sulla capacità che hanno di stravolgere l’andamento sociale e le scelte politiche e visto che a novembre, virus permettendo, ci saranno le prossime elezioni americane è probabile aspettarsi una montagna di fake news in arrivo.

E visto che da noi ci saranno le elezioni per il sindaco di Roma e in altre città e regioni, c’è da prepararsi al peggio. Come potremmo garantirci il diritto ad essere informati?

Internet e la libera informazione nascono in un mondo utopico digitale con intenti opposti. La possibilità di Informarsi e di generare menti libere e con accesso alla conoscenza.

Non è andata così.

QAnon, la congiura dei cretini

Il collo di bottiglia da cui passano le news o gli articoli ha due aspetti, uno soggettivo che passa per l’alfabetizzazione del pubblico e la necessita di digitalizzazione, cioè la possibilità di avere libero accesso alla rete e i mezzi per farlo.

Il secondo è quello oggettivo in cui passano le notizie accreditate (cioè agenzie e media groups) con sovvenzioni e sponsor. Questi producono dei filtri socio economici, anche necessari alle volte, ma difficilmente scavalcabili.

Se non volete finire nella vastità del dark web e nel mare tempestoso delle breaking news fake e delle conspiracy, seguitemi nel discorso.

Il mondo che osserviamo è un contesto ridotto, le notizie sono locali ed hanno valenza solo se generali, universali e riproducibili.

Il numero dei morti pubblicato è indirettamente proporzionale alla distanza dell’incidente. Gli effetti che le notizie portano alla notorietà ed anche sulla reputazione hanno valenza in una comunità solo se ha gli stessi interessi e si basano sulle attività che seguite di solito.

Difficilmente vi interesserà sapere di una nuova semenza di grano duro biologica se non siete produttori di pastasciutta o agricoltori.

Questo interesse che può generalmente essere considerato personale è invece fondamentale per i motori di ricerca, per i social, per i pubblicitari, per le multinazionali e per i cosiddetti poteri forti.

Il vostro ambito sociale, il vostro interesse specifico per un argomento è quello su cui funzionano gli algoritmi di ricerca Google, Yahoo, Yandex e i principali logaritmi di Facebook.

Ma allora che c’entra il vostro interesse con le fake news?

fake news 5 suggerimenti per difendersi
A sinistra la locandina vera uscita in edicola, a destra il fake che ha circolato a lungo su internet

Sembrerà astratto ma è decisivo per sapere come difendervi. La fake news non sono una novità ma questo ci solleva dal senso di colpa?

Claudio Fracassi nel 1994 pubblicava un libro sulle fake news mondiali della carta stampata passate alla storia per vere. Sotto la notizia niente. Orson Welles nel 1938, interpretando La Guerra dei Mondi alla radio, generò il panico in centinaia di migliaia di americani, che ascoltando il notiziario nel radiodramma pensarono che l’invasione aliena fosse realmente in atto.

L’ex presidente Donald Trump prende per buona una fake news e dichiara che la Cina sia colpevole di aver diffuso un virus Covid-19 nel mondo. Invita anche ad iniettarsi disinfettanti e forse qualcuno lo fa davvero.

Ora, se siete certi che Bill Gates finanzi terroristi biologici non leggete oltre, quello che scrivo non vi interessa.

Fake news

Ditemi piuttosto cosa ne pensate dell’invenzione per la campagna politica del 1948 con lo slogan i comunisti mangiano i bambini o cosa sapete della leggenda del Conte Vlad, Dracul.

Nel film Bob Roberts, del 1992, Tim Roberts interpretava un cantante che voleva candidarsi in politica. Era un mocumentary (un documentario falso), e il protagonista veniva coinvolto in uno scandalo su traffico d’armi droga e sesso (esattamente come scrive Blair nell’incipit).

 

Le fake news si basano proprio su questo: una pseudo realtà cioè su di una realtà apparentemente sostenibile in un discorso. Si parte da false premesse, si sviluppa indipendentemente dalla citazione delle fonti, quasi sempre false o inesistenti ma insinua il dubbio, vi fa pensare che potrebbe esserlo. Confonde.

Ma soprattutto ha un obiettivo: indirizzare l’odio verso un obiettivo. Chi? Chi vi pare e tanto basta, vi deve incattivire.

Vi deve gettare nello sgomento, innalzarvi a novelli Savonarola, gonfiare la carotide e farvi condividere con la massa questa vostra indignazione.

A chi importa se sono false?

Durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 i giornalisti hanno iniziato a notare un’impennata di fake news e di trucchi virali su Facebook.

Stranamente molte delle pagine sembravano essere state pubblicate da persone nei Balcani, in una piccola città chiamata Veles, in Macedonia. Gli americani adorano le nostre storie e ne ricaviamo dei soldi, ha detto uno dei falsari alla BBC.  A chi importa se sono vere o false?

Donald Trump & Fake news: 5 suggerimenti per combatterle

Le storie erano tutte delle panzane presentate ai sostenitori di Donald Trump. Includevano voci su problemi di salute e sui rapporti illeciti di Hillary Clinton. Papa Francesco veniva presentato come sostenitore del candidato repubblicano.

Si paventavano interventi di gruppi comunisti contro la libera società americana. Si profilavano aumenti delle tasse a favore di sanità pubblica per gli immigrati e altre notizie che piacevano ai possibili sostenitori di Trump.

Vi dico di più. Il padre di tutto questo è stato Arthur Jay Finkeistein morto nel 2017 , il tycoon e consulente elettorale dei conservatori della destra americana e poi di Canada, Israele, Ungheria. Quello che ha inventato l’odio e le conspiracy contro Soros.  Il genio della profilazione tramite la disinformazione e la generazione dell’odio.

E in quanto genio è riuscito a far eleggere Bush figlio truccando (?) anche leggermente le elezioni.

Qualche esempio

Vi faccio qualche esempio per capirci: qualche giorno fa è comparsa una notizia politica di basso profilo: Mandate i percettori di reddito ci cittadinanza a lavorare nei campi.

L’attacco dov’è? Il problema non c’è. Beh, non proprio. I percettori di reddito di cittadinanza possono lavorare, se chiamati e se regolarizzati da contratti di lavoro, anche nei campi come in ogni altro posto in Italia purché l’azienda dichiari all’inps il reddito che percepiscono.

Questi possono essere convocati dalla locale agenzia per l’impiego su richiesta dei datori di lavoro. Il reddito di cittadinanza non varia per attività che vanno sino a tre mesi.

Fake news

Il problema vero è che due degli attori della vicenda, l’agenzia dell’impiego e il datore di lavoro, i due collettori di manovalanza, queste richieste non le fanno, i centri dell’impiego praticamente non esistono.

Cioè un percettore di reddito di cittadinanza non può andare a lavorare nei campi. Anzi per legge gli è vietato, ma questo non colpisce l’agenzia dell’impiego o l’Inps. Colpisce i percettori del reddito e i 5 stelle che sono la controparte politica del provvedimento.

La seconda notizia sono le lacrime del ministro dell’Agricoltura, la signora Teresa Bellanova, rea di aver condonato 600.000 extracomunitari (che mangiano i Bambini?).

Lei invece piange nell’aver visto nascere una pseudo normativa per la bonifica e regolamentazione, anche piuttosto blanda, sulla schiavitù nei campi. Ma al grido di #primaglitaliani, si nega una lotta di dignità a favore della schiavitù, si insulta chi ha perso il lavoro e non arriva a fine mese, non si toglie guadagno ai caporali o alle mafie agricole.

Si incita a non pagare le tasse, ad andare a messa con la croce celtica, anzi si instaura un clima di odio, di poveri verso altri poveri, verso chi cerca fortuna venendo dal mare o a chi ha perso un lavoro per le delocalizzazioni delle produzioni.

A favore di chi? Magari qualcuno ci crede. Magari anche tu che stai leggendo.

Chiedetevi sempre: Si, tutto questo è molto bello, ma chi paga?

5 passi per non cadere nelle fake news

Ed ecco i Cinque piccoli trucchi per evitare di caderci con tutte e due le gambe.

Tornare in armonia con i social: 1° passo

Passo 1: uscire dalla rabbia (scriverlo è facile, ma sto pensando di fare dei gruppi tipo Alcolisti Anonimi, li chiamerò Arrabbiati Cronici. Ciao ! Sono Daniele non mi incazzo col mondo da 3 mesi (applausi).

Il maggiore vettore di fake-news è oggi Facebook. Andate sul vostro profilo e per cinque giorni cancellate le notifiche che vi innervosiscono. Solo le notifiche, non serve le persone, cancellate le cose che vi innervosiscono.

Laziali, romanisti, romafaschifo, fanpage, libero, o l’unità se esiste ancora, la Roma, la diretta di Conte, il gruppo di quartiere, tutto ciò che vi agita e che vi fa venire voglia di inveire.

Togliete le spunte segui anche su quelli che ripostano le fake news: il gruppo sardine, Skinheads a Forte dei Marmi, Maniglie d Italia, Lega per le biciclette a tre ruote, compro e vendo cavalli.

Potete  bannare anche le sponsorizzazioni. A Facebook non importa ma almeno non vi rimette le stesse. Anche zia Carmela e le sue menate.

Il primo passo è sempre il più difficile

Sempre per cinque giorni, sul concorrente Google o altro motore di ricerca, togliete la geolocalizzazione e iniziate a cercare in ordine casuale: film sovietici degli anni ’60, testi di cucito e maglia, remi per gozzi da acquistare a rate, fisica quantistica, matematica di Bool, fauna e flora del Rio delle Amazzoni, macchine da scrivere vintage anni ’60.

Poi così a caso mettete like a panda che rotolano, incidenti aerei nella seconda guerra mondiale, su Youtube Shampoo di Gorgio Gaber, e a un musicista folkloristico azero o coreano, a vostro piacere. Su Facebook partecipate a eventi che vorreste veramente vedere. Mai più like ai gattini per carità. I gattini basta.

In soli cinque fantastici giorni il vostro profilo cambierà, compariranno annunci di cui non vi frega nulla, compariranno nuovi amici e nuove notizie, il distacco dalla rabbia è il primo passo.

Tornare in armonia con i social: 2° passo

Il secondo è il controllo dell’informazione, la fonte. Se non c’è non vale, meglio iscriversi alle pagine delle agenzie di stampa che siano Ansa, Agi, BBC news, Aljazeera, Rai news24 etc etc

Tornare in armonia con i social: 3° passo

Il terzo è il ragionamento e la non condivisione. Il non like si chiama non seguire più. Ogni volta che mettete mi piace un algoritmo ti ripropone lo stesso argomento ma a pagamento. Più like, più in alto sulla home page.  Attenti che i like costano.

Tornare in armonia con i social: 4° passo

Il quarto è pagare, sostenere, partecipare per avere informazione libera, musica d’autore, lavoro onesto, chi ritenete valido, utile. Chi lo fa con qualità.

Tornare in armonia con i social: 5° passo

Il quinto è non cedere le informazioni personali a nessuno, nemmeno alle petizioni online. Non serve a niente. Tipo quelle contro la Barbara D’Urso rimessa in auge dopo la caduta dell’auditel. Sono controproducenti.

Una volta che vi siete ripuliti dall’odio ragionate e agite producendo quello che sapete fare meglio. Documentatevi e magari inserite informazioni corrette su wikipedia o sul vostro blog.

Condividete solo cose ben fatte!

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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