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giovedì 13 Maggio 2021
PolisTrump e Johnson alla guida dei paesi con più vittime da Covid

Trump e Johnson alla guida dei paesi con più vittime da Covid

Donald Trump e Boris Johnson, due tra le figure mediatiche più ingombranti del panorama mondiale, guidano i paesi con il maggior numero di vittime della pandemia di coronavirus, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Non è un caso.

Donald Trump, Boris Johnson e la fine della sicurezza

Se non fossimo nel bel mezzo di una tragedia che sta mietendo migliaia di vite umane ci sarebbe dell’ironia. Il bilancio delle vittime di coronavirus più alto del mondo appartiene a gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, due paesi i cui leader sono saliti al potere promettendo sicurezza e benessere, proprio le due cose che son venute totalmente a mancare.

Nessuno dei due può affermare di essere stato colto di sorpresa: entrambe le nazioni hanno avuto il vantaggio del tempo, gli avvertimenti scientifici e gli esempi provenienti da Cina e Italia.

Le somiglianze sono sorprendenti, le conclusioni inevitabili.

Due nazioni orgogliose del loro straordinario status economico, storico e politico sono state messe in ginocchio. La loro caduta in disgrazia è il risultato di una forma di capitalismo anglo-americano che si scontra sempre più con la nuova governance del mondo sempre più asimmetrica.

Le guerre di Trump

Negli ultimi anni le decisioni politiche più spericolate sono state giustificate subordinando la realtà alla retorica.

Trump ha continuamente aizzato l’opinione pubblica contro nemici immaginari, simulato falsi combattimenti ideologici, e soffiato su vere guerre: i continui cambi di fronte in Siria, una settimana coi curdi, una settimana con i turchi, loro principali carnefici.

E poi l’omicidio del generale iraniano Qasem Solemaini, gli sberleffi verso l’area green e lo spauracchio ecologico di Greta Thunberg, i dazi verso la Cina, tolti e rimessi continuamente, come nemmeno il maestro Miyagi di Karate Kid

 

 

I polveroni mediatici di Trump

Sollevare continuamente polveroni mediatici, completamente centrati su nozioni astratte di rinascita e restauro, è un modo che richiede in realtà pochi risultati concreti.

Negli Stati Uniti, prima della pandemia, tutto ciò che Trump doveva fare per mantenere alta l’attenzione su di sé era sbraitare contro i migranti, proporre un muro con il Messico o polemizzare con qualche divo di Hollywood.

La Brexit di Johnson

Per Boris Johnson non è stato molto diverso: il costo per lasciare l’UE sarebbe stato (parole sue) “praticamente nullo“, con un accordo di libero scambio che sarebbe stato uno dei “più facili nella storia umana“. Tutto quello che il governo doveva fare era la Brexit ad ogni modo, non importava a quale costo.

Coronavirus, disinfettante e sanità pubblica

Quando l’attività di un governo è limitata all’autorappresentazione continua di sé stesso, delle proprie astrazioni ideologiche, i suoi rappresentanti vengono sostituiti, come si diceva in Italia negli anni ’80, da nani e ballerine.

In primo piano salgono figure secondarie, che finiscono sotto i riflettori per le dichiarazioni continue che rilasciano ai media, degli atti non v’è traccia.

Della Casa Bianca sappiamo che c’è Trump e il suo staff. Di Boris Johnson idem. Poi?

Il disinfettante!

 

Quando il Covid-19 si è abbattuto come un flagello nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ha trovato praterie politiche e burocratiche deserte impossibilitate a rispondere in modo efficace.

Prima della crisi, l’amministrazione Trump ha ripetutamente tentato di modificare la riforma sanitaria di Obama. L’exploit pubblico in cui il presidente ha parlato, tra il serio (molto) e il faceto (poco) di combattere il virus con iniezioni di disinfettante, è stato l’epitaffio della ragione.

Trump e Johnson, pandemia gemella

C’è un elemento che ha reso incapaci entrambe le nazioni di rispondere adeguatamente alla pandemia. La relazione speciale dei due paesi non è solo linguistica e culturale, ma figlia di una partnership ideologica cementata nel post seconda guerra mondiale.

Il capitalismo anglo-americano, seguito ciecamente dai partiti sia di destra che di centro-sinistra,  ha smantellato lo stato sociale di questi paesi. L’intera filmografia di Ken Loach, se vogliamo evitare la manualistica e gli economisti, è più che sufficiente a spiegare il fenomeno nei suoi effetti reali.

L’ideologia dell’emergenza

Nessun avviso o avvertimento avrebbe potuto riformare la macchina del governo abbastanza rapidamente da salvare vite umane contro il virus.

Un modello economico e politico che si fonda sulla privatizzazione, la liberalizzazione e il ritiro dei diritti dei lavoratori ha creato un sistema soggetto a crisi regolari, nonostante tali shock siano inquadrati come una tantum.

L’incapacità di affrontare la pandemia è proprio il risultato di essere catalogata come un evento imprevisto ed esogeno, piuttosto che il risultato di un’ideologia che consente allo stato di erogare risorse senza precedenti per salvare le banche ma non le vite.

Nuovi nemici e future guerre

Più passano le settimane e più i paesi si allontanano dalla quarantena, più la grancassa dei media governativi batterà sul rinnovato controllo, la ripresa, la futura nuova grandezza dell’America e della Gran Bretagna, nonostante le fosse comuni, viste nelle drammatiche immagini dalla zona di New York, gridino ancora compassione e risposte.

Ma senza un capitalismo anglo-americano radicalmente ringhiante, urlato, Trump e Johnson non hanno nient’altro da offrire ai loro elettori.

La Cina, OMS, la UE

E quindi devono separare la sofferenza economica dalla politica e tentare di veicolarla verso i soliti nemici esterni: la Cina che ha nascosto il virus, l’OMS che sperperava i soldi dei contribuenti, i ritardi della Unione Europea.

Devono incolpare altri paesi per i sentimenti di impotenza provati dai propri cittadini. Stati Uniti e Regno Unito nascondono la paura del fallimento, che per questo sarà in qualche modo trasformato in vittoria.

Ma se il virus dovesse persistere ancora a lungo, a discapito di chi sarà cercata questa vittoria?


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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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