Gli articoli sui giornali, i telegiornali e gli interventi sui social sono praticamente identici indipendentemente dalle varie emittenti televisive, redazioni, giornalisti, politici e influencer. Sul tema del giorno, si sa quasi sempre cosa aspettarsi, che ospiti ci saranno e cosa diranno.
Con la guerra in Ucraina la cosa ha fatto un ulteriore salto di qualità, riducendo il vocabolario a pochi termini utilizzabili, come se fossi davanti alla neolingua orwelliana: aggredito, aggressore, guerra, armi, valori, autocrazia, e poco altro.
A cementare tutto ciò, di fondo, c’è un sentimento strisciante: la russofobia. Come da definizione da vocabolario, parliamo del “il sentimento anti-russo, comunemente indicato come russofobia, è antipatia o paura o odio per la Russia, i russi, la cultura russa o la politica russa. Il Collins English Dictionary lo definisce come un odio intenso e spesso irrazionale nei confronti della Russia.”
Una rappresentazione di tutto ciò è andata in onda su La7, nella puntata di “In Onda” del 25 giugno dedicata ai “misteri del quasi golpe” di Prigozhin. Un imbarazzante spettacolo di russofobia in guanti bianchi e nemmeno troppo velato razzismo, da parte di interlocutori tutt’altro che “sprovveduti”. Nell’ordine abbiamo ascoltato queste perle:
Gianrico Carofiglio, scrittore: “I russi sono culturalmente arretrati”
Umberto Galimberti, filosofo: “I russi non hanno cultura sufficiente”.
Vittorio Emanuele Parsi, politologo: “La Russia sembra il Sudan, dove le milizie corporate si rivoltano contro il governo. Putin è un bandito.”
E la degna conclusione del conduttore, David Parenzo: “Solo un colpo di stato può cambiare le sorti”.
Su La7 il Festival della russofobia (Video)
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