Ucraina in ritirata nel Donetsk: ultime roccaforti sotto assedio, Mosca avanza

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L’esercito ucraino rischia il ritiro dalle ultime roccaforti nel Donetsk. Avanzata russa senza sosta, tensioni politiche a Kiev e calo del sostegno in Europa. L’ipotesi di “liberazione del Donbass” da parte di Putin si fa sempre più concreta.

Ucraina sull’orlo del ritiro nel Donetsk: Mosca avanza, l’Occidente tentenna

Il quadro militare nella regione del Donetsk appare ogni giorno più critico per Kiev. Le truppe ucraine resistono ormai in una porzione sempre più ristretta del territorio, accerchiate da un’avanzata russa che ha ripreso vigore e rapidità.

Le città strategiche di Kostiantynivka, Kramatorsk e Sloviansk sono diventate punti nevralgici di una difesa che rischia il collasso, mentre si moltiplicano le analisi che parlano di una ritirata imminente delle forze ucraine dalla regione.

L’estate del 2025 si è rivelata decisiva per l’esercito russo. Solo nel mese di luglio, le truppe del Cremlino hanno guadagnato oltre 600 chilometri quadrati, raggiungendo i 2.870 km² dall’inizio dell’anno. Una progressione che, secondo l’Institute for the Study of War, supera di gran lunga il ritmo dei mesi precedenti e indica una chiara superiorità sul terreno.

In particolare, la battaglia per Chasiv Yar – che Mosca rivendica come già vinta, mentre Kiev nega – potrebbe costituire un passaggio chiave verso il controllo completo dell’oblast di Donetsk. Riuscire a conquistare il restante 40% del territorio ancora in mani ucraine significherebbe per Vladimir Putin poter rivendicare la “liberazione del Donbass”, obiettivo dichiarato sin dall’inizio del conflitto.

Corruzione e scandali a Kiev. Dubbi sulla sostenibilità a Berlino

Mentre sul fronte si combatte metro per metro, la situazione politica interna ucraina si complica ulteriormente. Un nuovo scandalo coinvolge Serhiy Haidai, ex responsabile dell’amministrazione militare del Lugansk, accusato di corruzione nell’ambito dell’acquisto di droni e sistemi elettronici.

Il caso, che tocca anche figure vicine al presidente Zelensky, rappresenta un ulteriore scossone a un governo già sotto pressione, in una fase in cui ogni segnale di instabilità può risultare fatale per il morale interno e il sostegno esterno.

Anche in Europa il clima è cambiato. In Germania, il dibattito sull’assistenza ai rifugiati ucraini è tornato prepotentemente alla ribalta. Markus Söder, leader della CSU bavarese, ha chiesto di sospendere – con effetto retroattivo – i sussidi destinati agli ucraini, giudicati un freno all’inserimento lavorativo.

L’interrogazione dell’estrema destra AfD sul costo complessivo dei rifugiati ha contribuito ad alimentare un clima sempre più ostile all’accoglienza.

Degli oltre 46 miliardi per il sussidio di cittadinanza, quasi 6,5 sono destinati a chi è fuggito dall’Ucraina. Di fatto, la guerra sul fronte orientale resta un impegno sempre meno sostenibile, soprattutto politicamente

Mentre la pressione militare russa cresce, il fronte politico e sociale europeo si incrina. La ritirata dell’Ucraina nel Donetsk potrebbe non essere solo territoriale, ma anche simbolica: un segnale della fatica di una guerra che sembra diventare ogni giorno più difficile da sostenere – per chi la combatte e per chi la appoggia.

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