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Trump e Putin preparano un vertice sull’Ucraina, puntando a un cessate il fuoco e alla neutralità di Kiev. Il “Piano Trump” prevede concessioni territoriali e fine delle sanzioni, ma l’Europa è esclusa dal tavolo, alimentando tensioni tra alleati.
Trump e Putin verso un vertice sull’Ucraina: trattative riservate e un’Europa ai margini
Un annuncio quasi d’altri tempi, simile alle comunicazioni ufficiali dell’epoca della Guerra fredda, ha dato il via a un’ondata di speculazioni diplomatiche: Washington e Mosca avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per organizzare nei prossimi giorni un incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin. La notizia, diffusa da fonti russe, ha trovato immediata conferma dallo stesso ex presidente statunitense attraverso il suo social network, Truth Social.
Secondo Yuri Ushakov, figura chiave della politica estera del Cremlino, l’appuntamento potrebbe tenersi già la prossima settimana, con sede quasi certamente negli Emirati Arabi Uniti. L’annuncio ha avuto effetti immediati anche sui mercati: l’indice azionario russo ha registrato un rialzo del 4,5% dopo la comunicazione ufficiale.
L’ipotesi di un vertice trilaterale, con la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, era stata ventilata dall’inviato statunitense Steve Witkoff, ma Mosca ha preferito non commentare. Zelensky, dal canto suo, ha dichiarato di non temere il confronto e di auspicare lo stesso atteggiamento dalla controparte russa, ribadendo l’urgenza di mettere fine al conflitto.
Trattative parallele e obiettivi strategici
Le indiscrezioni rivelano che le discussioni non sono nate dal nulla. Dietro l’annuncio, settimane di contatti riservati tra emissari dei due Paesi hanno preparato il terreno. Secondo fonti diplomatiche, Washington mira a chiudere rapidamente il dossier ucraino per concentrare l’attenzione sull’Indo-Pacifico e sulla competizione con la Cina, considerata la priorità strategica di lungo periodo.
Il Cremlino, secondo quanto trapelato da Bloomberg e dal Guardian, avrebbe messo sul tavolo la possibilità di sospendere gli attacchi a lungo raggio da entrambe le parti, riducendo così la pressione sui centri abitati e sulla popolazione civile. Parallelamente, si ipotizza un ammorbidimento delle posizioni russe sulle questioni territoriali, in cambio di garanzie sulla futura neutralità dell’Ucraina.
Neutralità prima del territorio
Il New York Times riferisce che consiglieri vicini a Putin avrebbero suggerito di mostrare flessibilità su alcune aree non considerate vitali per gli interessi russi. L’obiettivo principale resterebbe impedire l’adesione dell’Ucraina alla NATO, limitare le sue capacità militari e favorire la nascita di un governo a Kiev meno ostile a Mosca.
Tatiana Stanovaya, analista del Carnegie Russia Eurasia Center, ha sottolineato che Mosca non ha mai definito in modo preciso i confini delle quattro regioni annesse, segnale di una potenziale disponibilità a negoziare scambi territoriali. Per Putin, il punto non è espandere il controllo geografico, ma ottenere garanzie solide che escludano una presenza militare dell’Alleanza Atlantica in Ucraina.
Questo approccio alimenta le ipotesi di una soluzione “alla coreana”: cessate il fuoco prolungato senza un vero trattato di pace, in modo da congelare il conflitto e salvaguardare l’immagine di entrambe le parti.
Il “Piano Trump” e le reazioni europee
Il Daily Telegraph, citando fonti polacche, descrive il cosiddetto “Piano Trump” in tre punti chiave:
- Cessate il fuoco immediato, senza accordo di pace definitivo.
- Riconoscimento temporaneo delle conquiste territoriali russe, per un periodo di 49 o 99 anni.
- Revoca di gran parte delle sanzioni e ripresa della cooperazione energetica a lungo termine.
- Il progetto, però, escluderebbe l’Europa dal tavolo principale delle decisioni. Berlino, Parigi e Londra avrebbero già espresso malumore, temendo un accordo imposto che lasci poco spazio all’influenza dei partner europei e che riduca l’Ucraina a semplice oggetto di trattativa bilaterale tra Washington e Mosca.
Oltre la diplomazia ufficiale
Dietro i comunicati e le dichiarazioni pubbliche si cela una realtà più complessa. Il sostegno occidentale a Kiev, pur ritenuto legittimo da molti governi, si accompagna a crescenti perplessità: la corruzione diffusa, la gestione opaca dei fondi miliardari destinati all’assistenza e la mancanza di controlli efficaci alimentano interrogativi sul reale utilizzo delle risorse.
Molti analisti sostengono che il conflitto si concluderà solo con una pace imperfetta o, nella peggiore delle ipotesi, con un’escalation su scala più ampia. Il vertice Trump-Putin, se confermato, rappresenterebbe dunque un passaggio cruciale: non solo per le sorti della guerra in Ucraina, ma anche per i delicati equilibri geopolitici globali.

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