Tremate, le streghe son tornate: Francesca Albanese e la nuova inquisizione israeliana

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Il caso è ormani noto: l’ambasciatore israeliano all’ONU definisce “strega” Francesca Albanese, che denuncia il genocidio in Palestina. Un insulto che rivela fanatismo, razzismo e oscurantismo politico. Come nel maccartismo, chi difende i diritti umani viene oggi bruciato nel rogo mediatico.

Francesca Albanese e la nuova inquisizione israeliana

Giorgio Cremaschi*

A Israele si permette tutto, anche che il suo rappresentante all’ONU possa chiamare “strega” Francesca Albanese, che ha stilato un nuovo rapporto sul genocidio in Palestina e sulle complicità degli stati con esso.

“Caccia alle streghe”, così negli anni cinquanta venne chiamata la persecuzione delle persone di sinistra negli Stati Uniti, persecuzione guidata dal senatore repubblicano McCarty. Antiamericani furono definiti coloro che vennero licenziati, incarcerati, uccisi durante il “maccartismo”.

Oggi la “caccia alle streghe” colpisce chi sta con la Palestina e denuncia i crimini israeliani: l’accusa non è più quella di essere antiamericano, o anti italiano, ma di essere antisemita.
“Caccia alle streghe” però sinora era rimasta una metafora, una definizione che denunciava l’intolleranza e la violenza del potere.

L’ambasciatore israeliano all’ONU ci ha invece fatto sapere che il suo regime vuole davvero cacciare le streghe e magari bruciarle, come già ha fatto con migliaia di bambini.
Definire Francesca Albanese strega non solo manifesta brutale maschilismo, ma è la confessione che oggi Israele è guidato da chi la pensa e si comporta come gli inquisitori europei di secoli fa.

Quelli che mandavano al rogo le donne che non stavano al posto loro.
Israele non è solo una stato razzista che ha trasformato in genocidio l’apartheid contro il popolo palestinese, è anche un sistema che precipita nell’oscurità della ragione.

Quando si afferma che i confini ed i poteri di Israele sono quelli assegnati da Dio tremila anni fa, non si può che sprofondare nel peggiore Medio Evo e vedere ovunque stregonerie e malefici. Questa oscurità è il risultato finale del sionismo, una ideologia nazionalista e razzista che alla fine si sostiene con il fanatismo religioso.

Di fronte a questo impazzimento nel sangue del regime israeliano, i suoi complici sono ancora più colpevoli.

Risatine, cronaca neutra, condivisione più o meno aperta, questi sono i modi con cui il delirio dell’ambasciatore israeliano è stato accolto in Italia da tanti politici e giornalisti.

Il governo Meloni all’ONU si è schierato contro Francesca Albanese , mentre da tanti finti democratici non è venuta una parola in sua difesa. Avete sentito qualcosa da Fiano? Che si proclama di sinistra, che piange persecuzioni, ma che non trova per nulla mostruoso che nel 2025 uno stato accusi una funzionaria dell’ ONU di essere una strega.

Vi immaginate cosa sarebbe successo se l’ambasciatore dell’Iran avesse detto strega a Giorgia Meloni? Ecco, ora che l’avete immaginato vi è ancora più chiaro il degrado servile e razzista del sistema istituzionale e dell’informazione in Italia.

Francesca Albanese è oggi l’italiana più conosciuta e stimata dai popoli del mondo, ma il potere nel nostro paese la odia perché smaschera la sua complicità con il genocidio israeliano. Una strega di cui hanno paura.

Sì gli assassini ed i loro complici devono aver paura della forza della verità; come scandivano le donne in lotta negli anni settanta: tremate tremate le streghe son tornate.

* Pubblicato da Giorgio Cremaschi sulla sua pagina FB

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