Sud Sudan, il credito che vuole riscrivere l’agricoltura

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UNDP e Cooperative Bank puntano a rilanciare l’agricoltura sud-sudanese con prestiti, formazione e supporto alle cooperative grazie ai fondi IFAD. Obiettivo: ridurre la dipendenza dal petrolio e includere donne e giovani. Resta il nodo infrastrutture e stabilità.

Finanza rurale in Sud Sudan: un accordo che vuole cambiare le regole del gioco

In un Paese dove l’economia è ancora ostaggio del petrolio e le campagne sopravvivono tra scarsità di strumenti e mercati fragili, il nuovo accordo siglato a Juba tra UNDP e Cooperative Bank del Sud Sudan rappresenta una scommessa ambiziosa.

L’obiettivo è chiaro: trasformare il settore agricolo da settore marginale a motore reale dello sviluppo. Ma per riuscirci servirà molto più di un comunicato ottimistico. Servirà costruire fiducia, competenze e accesso al credito in territori che da anni vivono ai margini delle politiche economiche nazionali.

L’iniziativa si inserisce nel programma READ (Rural Entrepreneurship and Agriculture Development), finanziato da una sovvenzione da 20 milioni di dollari dell’IFAD. Una cifra importante, ma che da sola non basta a colmare decenni di abbandono e infrastrutture inesistenti.

Il progetto prevede tre leve d’intervento: prestiti, formazione finanziaria e sostegno alle cooperative locali. Tradotto: offrire non solo capitali, ma anche gli strumenti per gestirli.

Un sistema bancario che tenta di uscire dalla sua bolla urbana

La Cooperative Bank, spesso percepita come istituzione lontana dalla vita rurale, promette di ampliare l’accesso al credito nelle aree agricole e di attivare una piattaforma mobile per raggiungere comunità prive di sportelli bancari. Sulla carta, è una rivoluzione silenziosa. Nella pratica, sarà una prova di maturità per un sistema finanziario che finora si è mosso con cautela, quasi timoroso di avventurarsi fuori dai confini della capitale.

Il progetto punta a raggiungere circa 162.000 persone, con un’attenzione particolare a donne e giovani, le categorie più escluse dal mercato del lavoro e meno tutelate nelle transazioni economiche. Formazione alla gestione del denaro, piccoli prestiti, sostegno alle cooperative agricole: strumenti che potrebbero aiutare a sciogliere il nodo storico dell’economia sud-sudanese, ovvero l’assenza di un tessuto produttivo diffuso capace di sopravvivere alle crisi politiche e climatiche.

Agricoltura, cooperazione e la difficile strada verso l’autonomia

Il Sud Sudan dispone di terre fertili, ma la produzione resta bassa e i mercati locali poco dinamici. L’accordo UNDP–Cooperative Bank cerca di inserirsi proprio in questo vuoto, provando a creare una filiera che oggi esiste solo in forma frammentaria. Se funzionerà, potrà ridurre la dipendenza dal petrolio e restituire centralità alle zone rurali.

Resta però la domanda essenziale: un intervento finanziario può davvero stimolare un cambiamento strutturale senza un parallelo investimento in infrastrutture, governance e stabilità politica? Il progetto READ è un passo necessario, ma non sufficiente.

È un inizio, non una soluzione. E sarà il modo in cui verrà implementato a determinare se questo accordo rimarrà una promessa o diventerà finalmente un modello replicabile.

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