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Matteo Salvini, durante un’apparizione su Rete 4, ha chiesto pubblicamente il licenziamento di Luciano Vasapollo, professore dell’Università La Sapienza, per aver definito Israele uno “stato terrorista” durante un’assemblea studentesca. L’intervento di Vasapollo, pronunciato in veste di cittadino e non di docente, è stato distorto dalla trasmissione, sollevando preoccupazioni su libertà d’espressione e maccartismo filo-israeliano.
Salvini in TV chiede il licenziamento di un professore: il caso Vasapollo e il diritto alla critica verso Israele
Matteo Salvini, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, durante la sua ultima apparizione su Rete 4, ha chiesto pubblicamente il licenziamento di Luciano Vasapollo, professore di economia presso l’Università La Sapienza di Roma.
Ospite a Diritto e Rovescio, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio, Salvini ha accusato Vasapollo di incitare all’odio, riferendosi a un’assemblea studentesca in cui il professore avrebbe definito Israele come uno “stato terrorista”.
Le parole di Vasapollo, che in quel contesto parlava come libero cittadino e non come docente, sono state prese di mira dal ministro, che tra gli applausi del pubblico figurante in studio, come se fosse un’arena, ne ha chiesto il licenziamento.
Ciò che è più sconcertante è la preoccupante mistificazione delle parole di Vasapollo. Il servizio mandato in onda da Del Debbio viene presentato come se il professore stesse incitando all’odio durante le sue lezioni, senza specificare che il professore stava intervenendo come provato cittadino a un’assemblea studentesca, fuori dal contesto accademico ed esercitava il diritto di esprimere un’opinione personale.
Invece la cricca tv su Rete 4 ha lasciato passare l’immagine distorta di un ateneo che farebbe lezioni universitarie politicizzate e incitanti all’odio.
L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di tensioni internazionali e di schieramenti politici legati al conflitto israelo-palestinese. Tuttavia, la richiesta di licenziamento di un professore universitario per le sue opinioni personali, seppur espresse in un contesto esterno all’attività accademica, fatta attraverso gli schermi tv da un ministro, considerato tra i peggiori nel suo ruolo che si ricordino nella storia di questo paese, nelle stesse ore in cui i trasporti in Italia andavano in tilt per un malfunzionamento, appare come una pericolosa mascalzonata.
Il caso di Luciano Vasapollo non è isolato, ma rappresenta un esempio di come il dibattito sul conflitto israelo-palestinese, e in particolare le critiche allo Stato di Israele, possano diventare terreno di discussione sui più elementari diritti di libertà d’espressione..
Vasapollo, noto per le sue posizioni in difesa della causa palestinese, ha semplicemente espresso un’opinione che, benché possa apparire forte ad un pubblico generico e poco informato, è ampiamente discussa a livello internazionale. Non va dimenticato che Israele è attualmente sotto processo presso la Corte Internazionale di Giustizia de L’Aia per accuse di genocidio, un crimine ancora più grave del terrorismo, il che rende le dichiarazioni del professore pertinenti e legittime nel contesto attuale.
Salvini e Del Debbio hanno tutto il diritto di dissentire dalle opinioni di Vasapollo, ma chiedere il licenziamento di un professore per le sue posizioni politiche riporta alla memoria periodi bui della storia italiana, come le epurazioni accademiche durante il regime fascista negli anni ’30.
Il rischio, oggi, è di tornare a forme di maccartismo, questa volta in chiave filo-israeliana, dove chiunque critichi lo Stato di Israele rischia di essere ostracizzato pubblicamente e, peggio ancora, professionalmente.
L’attacco a Vasapollo ha suscitato indignazione non solo nel mondo accademico, ma anche tra chi difende i diritti civili e la libertà di espressione. In un clima politico sempre più polarizzato, episodi come questo mettono in pericolo i principi fondamentali della democrazia e della pluralità delle opinioni.
La possibilità che Salvini, da una posizione di potere, chieda pubblicamente il licenziamento di un docente è un segnale allarmante. È lecito domandarsi se stiamo assistendo a un tentativo di zittire voci critiche attraverso la demonizzazione mediatica.
In questo contesto, è fondamentale ribadire il diritto alla libertà accademica e alla libertà di parola. Luciano Vasapollo ha il diritto di esprimere le sue opinioni, così come Salvini ha il diritto di dissentire. Tuttavia, la richiesta di licenziamento per divergenze politiche non può essere accettata in un Paese democratico.
Solidarietà, dunque, a Luciano Vasapollo, affinché sia garantito non solo il suo diritto alla libertà di espressione, ma anche il diritto di tutti a vivere in un contesto in cui il dissenso non sia penalizzato, ma rispettato e valorizzato.

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