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Salvini, Picierno e l’ombra dell’IDSF: lobbismo militare e silenzi imbarazzanti nel cuore dell’Europa

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All’evento per Salvini alla Camera era presente l’IDSF, gruppo vicino all’estrema destra israeliana e attivo nel lobbying europeo. Tra gli incontri, anche quello con Picierno. Nessuna reazione dal PD: un silenzio che legittima l’espansione militare di Tel Aviv.

L’ombra dell’IDSF sulla politica europea: tra lobbying militare e silenzi strategici

Nel corso della cerimonia del Premio Italia-Israele alla Camera dei Deputati in cui è stato premiato il vicepremier Matteo Salvini, si è registrata anche la partecipazione dell’Israel Defense and Security Forum (IDSF), un gruppo di pressione israeliano ancora poco noto al grande pubblico ma particolarmente attivo nelle relazioni istituzionali europee. Fondato e diretto dal generale di brigata in congedo Amir Avivi, l’IDSF raccoglie oltre 35.000 ex membri delle forze armate israeliane e si contraddistingue per una linea politica ultra-nazionalista e marcatamente identitaria, in sintonia con i settori più oltranzisti del governo di Benjamin Netanyahu.

Negli ultimi due anni, l’organizzazione ha intensificato la propria attività di lobbying presso le istituzioni europee, organizzando incontri formali con decine di europarlamentari e funzionari, soprattutto nell’ambito dei gruppi conservatori e del Partito Popolare Europeo. A documentare tali dinamiche è stata un’inchiesta del sito investigativo Follow The Money, rilanciata anche da Domani, che ha evidenziato come alcuni di questi appuntamenti siano avvenuti in assenza di un chiaro mandato diplomatico e con toni esplicitamente propagandistici.

Uno degli episodi più rilevanti risale al 2023, quando l’IDSF incontrò la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, esponente del Partito Democratico vicina ai settori centristi e atlantisti. L’incontro suscitò scalpore, anche in ragione della crescente visibilità di Picierno all’interno del dibattito sulla leadership del centrosinistra italiano. In quell’occasione, l’organizzazione israeliana presentò la propria azione come “diplomazia silenziosa”, pur promuovendo posizioni apertamente favorevoli all’estensione degli insediamenti nei Territori Occupati e a una prosecuzione ad oltranza delle operazioni militari a Gaza.

Sul proprio sito ufficiale, l’IDSF sostiene apertamente la colonizzazione stabile della Cisgiordania e rivendica un ruolo attivo nella costruzione di un’“architettura di sicurezza” che passa attraverso l’espansione territoriale. Dallo scoppio del conflitto in Gaza, il Forum ha rafforzato i rapporti con figure chiave del governo israeliano, tra cui il ministro della Difesa Yoav Gallant e il premier Netanyahu, assumendo nei fatti un ruolo di interfaccia politico-militare nei contesti internazionali.

Il videomessaggio inviato da Amir Avivi all’evento alla Camera ha ribadito il sostegno alla linea dura del governo israeliano: «La guerra non è ancora finita», ha dichiarato, «ma siamo sulla via della vittoria. È essenziale rimanere uniti nella volontà di vincere». Parole che, pronunciate nel cuore delle istituzioni italiane, sollevano interrogativi politici e morali.

È legittimo che figure apertamente coinvolte nella promozione di strategie di guerra e occupazione vengano accolte con tutti gli onori nel Parlamento italiano? È coerente che si spalanchino le porte a organizzazioni di matrice militare straniera mentre in altri contesti si discute – anche a livello accademico e culturale – della necessità di contenere l’influenza esterna nei processi democratici?

Ancora più sorprendente, forse, è l’assenza di reazioni da parte di quegli ambienti politici che si propongono come argine riformista alle derive della destra sovranista. La corrente liberal-democratica del Partito Democratico, da tempo attenta a ogni possibile interferenza russa o cinese, non ha espresso alcuna presa di posizione sull’evento, né ha commentato la presenza dell’IDSF.

Nel silenzio della politica, si legittima un attivismo che rischia di minare la credibilità dell’Unione Europea e delle sue istituzioni. Un attivismo che, pur formalmente legale, apre questioni profonde sulla coerenza dei principi democratici, sulla selettività dell’indignazione pubblica e sull’effettiva autonomia delle scelte strategiche dei governi europei.

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