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Un nuovo rapporto dell’ONU sulle vittime a Gaza disaggrega i dati, dividendo i morti identificati da quelli impossibili da riconoscere. Ma per il quotidiano diretto da Molinari, evidentemente, valgono solo quelle identificate, e quindi titola in maniera imbarazzante: “Onu rivede al ribasso il numero delle vittime tra donne e bambini“.
Repubblica ‘reinterpreta’ il rapporto ONU
L’8 maggio esce un rapporto dell’ONU che disaggrega i dati delle vittime a Gaza. Riporta in grande e in grassetto il numero totale delle persone riportate morte (34844) e specifica poi che si sono potute identificare 24.696 di queste vittime, di cui 4.959 sono donne e 7.757 sono bambini.
Se ne identificano meno del totale perché i martiri sono maciullati, irriconoscibili, sepolti sotto le macerie e perchè ormai la capacità dell’amministrazione di Gaza di procedere all’identificazione di vittime è ridotta.
Gli “espertoni di Repubblica” che fanno? Sfruttando il fatto che i bambini identificati sono meno dei bambini ammazzati, ne approfittano per sparare l’ennesima falsità a favor di genocidio e titolano che l’ONU ha “rivisto al ribasso” le stime delle vittime, come se i bambini uccisi fossero solo quelli identificati, in modo da far passare la (falsa) notizia che “le vittime sono meno, non si può credere ai numeri di Hamas“.
Le vittime semmai sono di più. Tante di più, probabilmente. Siccome la gran parte degli edifici sono stati danneggiati o distrutti o dichiarati non sicure, siccome che le famiglie sono costrette a spostarsi e accamparsi dove capita, semplicemente non è possibile sapere quante persone vivessero dove sono cadute le bombe.
E tanti massacri sono stati compiuti nascondendone le tracce. Insomma, tanti morti non saranno mai trovati e tantomeno identificati. Un esempio tra i tanti: la costruzione del molo di Gaza è stata fatta usando macerie di case distrutte che non erano mai state raggiunte dai soccorsi. Facile che i bulldozer abbiano caricato corpi massacrati insieme alle macerie: il molo sarà la loro orribile tomba.

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