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venerdì 20 Maggio 2022
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Repubblica ora attacca anche la marcia per la pace di Assisi

Nel suo articolo Stefano Cappellini critica le prese di posizione dei pacifisti e il manifesto della marcia per la pace di Assisi.

Di  Fabrizio Maffioletti*

La Repubblica, Stefano Cappellini: un vilipendio alla marcia per la pace?

Il collega di Repubblica sembra non aver capito nulla del pacifismo, sembra invece, con la tesi che l’Ucraina sia un paese aggredito, sostenere che questa guerra sia sacrosanta, un sacrosanto diritto dell’Ucraina alla propria difesa.

Cominciamo da questa affermazione: “Poi c’è l’immagine, agghiacciante (nel manifesto della manifestazione, n.d.r.), pura mistificazione: due civili, una mamma e il suo bimbo, terrorizzati da proiettili che provengono da direzione opposta, uno bianco e uno nero, uno vale l’altro, spari paralleli ed equivalenti, nessuna differenza”. La differenza c’è eccome, ed è nel colore diverso dei proiettili, bianco e nero, distinguibili anche da un daltonico.

Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.

Repubblica ora attacca anche la marcia per la pace di Assisi

Certamente l’atto di Putin, che ha invaso l’Ucraina, è un atto criminale e ingiustificabile.

Ma sarebbe importante che Cappellini capisse che il pacifismo non è intransigente: semplicemente ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, sarebbe consigliabile che leggesse l’art. 11 della Costituzione Italiana, scritta proprio da coloro che la guerra l’avevano vissuta sulla propria pelle.

Che capisse che il pacifismo è una posizione etica, morale, non politica. Il fatto che l’etica pacifista sia contigua ad un’etica di sinistra non vuol dire che una persona di sinistra sia necessariamente pacifista, non implica una corrispondenza biunivoca tra sinistra e pacifismo.

Certa base di certa sinistra, in modo insufficientemente articolato, ha ascritto la responsabilità dell’ignobile invasione di Putin alla politica messa in atto dalla nato NATO e dagli USA, mostrando una polarizzazione che dava la fondata impressione di giustificare Putin.

Il pacifismo è tutt’altra cosa, sostiene che la pace non si difende con le armi, e questa non è intransigenza, è semplicemente logica, negazione di un ossimoro. La corsa agli armamenti per difendere la pace, lo abbiamo scritto, non è pacifismo, è incutere terrore nell’altro, significa: “se mi attacchi io ti anniento”. Questo è, letteralmente, terrorismo.

La NATO è un’alleanza militare, come tale è quindi concettualmente inaccettabile per un pacifista, al di là di qualunque considerazione politica.

Cappellini sembra dimenticare la seppur breve storia di questa guerra. Inizialmente gli ucraini si sono seduti al tavolo del negoziato, poi l’ipotesi del negoziato è via via venuta meno, perché? La risposta è semplice: perché l’Ucraina ha ricevuto consistenti aiuti in termini di forniture di armamenti, i negoziati sono usciti dalle opzioni in campo, ora Zelensky e il suo Governo parlano addirittura di vincere questa guerra, ciò implica un conflitto ad oltranza, sulla pelle dei civili.

Fermo restando l’ignobile follia nazionalista di Putin, vera o interessata che sia: cosa c’è in ballo? Il 3% del territorio ucraino, di lingua russofona e con velleità separatiste. Per quel 3% del territorio l’Ucraina sta portando avanti una guerra ad oltranza, mettendo in pericolo i propri stessi connazionali. Un’altra follia nazionalista.

Cappellini sembra dimenticare la “road map” delle dichiarazioni di Biden e come a seguito di quelle dichiarazioni siano cambiate le opzioni negoziali di Zelensky, ma non è solo Biden ad aver fatto certe dichiarazioni: Von Der Leyen si è dichiarata sicura che l’Ucraina vincerà questa guerra.

Vincere una guerra, da qualunque parte sia il vincitore, non è un’opzione per un pacifista (Cappellini lo comprende?), è semplice: per vincere una guerra occorre farla. Le opzioni pacifiste sono ben altre: l’invio di corpi di pace, di aiuti umanitari, il monitoraggio da parte di organizzazioni internazionali per la difesa dei Diritti Umani, cosa che ai politici spesso non piace e sembrerebbe che non piaccia neanche al collega de La Repubblica.

Non solo: per un pacifista è importante sostenere i pacifisti russi e ucraini, quelli che considerano questa guerra, oltre che ignobile come qualunque altra, una guerra fratricida. Tutto ciò implica non una guerra ad oltranza, ma un negoziato ad oltranza. Ma non solo: più in generale un disarmo mondiale.

Utopia? Sì se si continua a diffondere, anche con l’aiuto dei media, anche nelle scuole e università – il nazifascismo lo insegna – una cultura di guerra. Ma non è stata per molto tempo utopia – per fare un esempio – anche il voto alle donne?

Cappellini cita il Presidente Mattarella: “Un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista. A pagare furono, come non mai, le popolazioni civili, contro le quali, in un tragico e impressionante numero di episodi sanguinosi, si scagliò la brutalità delle rappresaglie. Fu, quella, una crudele violenza contro l’umanità, con crimini incancellabili dal registro della storia, culminati nella Shoah. Un’esperienza terribile, che sembra dimenticata, in queste settimane, da chi manifesta disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli”.

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Il CLN nacque per estirpare l’ignobile cancro del nazifascismo, che avevamo in casa, non certo per difendere dei confini, quella è sempre stata (toh…) prerogativa dei fascisti. I tedeschi per l’Italia “ufficiale” non erano invasori, erano alleati.

Eticamente c’è una notevole differenza. Inoltre il pacifismo italiano, come ben spiegato poc’anzi, non manifesta disinteresse per la libertà del popolo ucraino, anzi, manifesta grande preoccupazione per l’incolumità dei civili stretti nella morsa di una guerra che tutti, direttamente o indirettamente, taluni con le terga al caldo, vogliono combattere per vincere.

Il nazionalismo, in particolare con l’ingresso dei paesi di Visegrad nell’UE, è l’attuale piaga dell’Europa ed è il primo passo per una strada che può portare ad ulteriori conflitti armati.

Pressenza.com

* Fabrizio Maffioletti
Editorialista, fotoreporter, videomaker.
Impegnato in tematiche di: nonviolenza, nondiscriminazione, intersezionalità, migrazioni, diritti civili, giustizia sociale, giustizia ambientale.
Fotografa praticamente da sempre, specializzato in fotografia street e social.

 

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