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Pokrovsk sotto assedio: il fronte ucraino crolla nel silenzio occidentale

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Le truppe russe avanzano a Pokrovsk, nodo cruciale nel Donbass, mentre l’esercito ucraino soffre carenze drammatiche di uomini e mezzi. Evacuazioni in corso, diserzioni alle stelle. Ma l’Europa tace e minimizza una crisi militare che può cambiare il conflitto.

Ucraina in difficoltà a Pokrovsk: la crisi del fronte orientale e il silenzio dell’informazione occidentale

Mentre il dibattito pubblico occidentale continua a concentrarsi su tematiche marginali o su rassicurazioni strategiche, il fronte orientale ucraino vive una fase critica che pochi media mainstream sembrano voler affrontare apertamente. In particolare, la situazione a Pokrovsk, importante nodo logistico nella regione di Donetsk, si sta rapidamente deteriorando sotto la pressione dell’avanzata russa.

Secondo fonti ucraine come Ukrainska Pravda e Deep State UA, la penetrazione delle truppe di Mosca è iniziata già a metà luglio, con un’incursione avvenuta il 17 del mese, probabilmente a scopo esplorativo.

Dal 22 luglio, le fonti locali hanno cominciato a documentare una presenza più strutturata dell’esercito russo nell’area urbana, segnalando la difficoltà da parte ucraina nel difendere efficacemente il perimetro cittadino a causa della cronica carenza di fanteria.

Secondo l’Institute for the Study of War (ISW), think tank statunitense dichiaratamente vicino alla causa ucraina, la Russia avrebbe rafforzato il proprio contingente a Pokrovsk portando a nove il numero delle brigate dislocate sul fronte.

In parallelo, la consistenza effettiva delle forze ucraine in zona resta estremamente limitata: diverse brigate operano con ranghi ridotti al 30-50% degli organici previsti, il che rende ogni tentativo di controffensiva una scommessa ad alto rischio.

A peggiorare il quadro contribuiscono l’impossibilità di inviare rinforzi in sicurezza e la pressione crescente da tre lati da parte delle forze russe, che stanno costruendo una vera e propria morsa attorno alla città. Secondo Analisi Difesa, le due tenaglie russe a nord e a sud del centro abitato distano meno di 15 chilometri l’una dall’altra: una distanza che permette a Mosca di colpire con artiglieria e droni ogni movimento ucraino verso Pokrovsk.

La crisi umanitaria e il reclutamento forzato

In questo contesto, la popolazione civile rappresenta un ulteriore elemento di vulnerabilità. Secondo quanto dichiarato da Dmytro Petlin, responsabile del Dipartimento di protezione civile, circa 23.000 civili si trovano ancora nella zona di Pokrovsk e sono a rischio a causa dell’intensificarsi dei combattimenti. Kiev ha avviato una difficile evacuazione, ostacolata però sia dall’instabilità del fronte sia dalla riluttanza di parte della popolazione, che preferisce restare in attesa dell’arrivo russo piuttosto che abbandonare le proprie abitazioni.

Il generale Oleksandr Syrsky, comandante in capo delle forze ucraine, ha descritto Pokrovsk come “il punto più caldo lungo l’intera linea del fronte di 1.200 chilometri” e avrebbe addirittura invocato un cessate il fuoco per evitare la caduta della città. Un segnale, questo, della gravità della situazione militare per Kiev.

Al contrario, la narrazione trasmessa al generale statunitense Alexus Hrinkevich – comandante supremo alleato in Europa – resta ottimistica, sostenendo che l’Ucraina avrebbe ancora capacità convenzionali per contrastare l’offensiva.

L’esercito ucraino in trincea

Il problema più strutturale resta però la composizione stessa dell’esercito ucraino. Secondo fonti raccolte dal canale Telegram Rezident, il tasso di copertura delle nuove leve arruolate è fermo al 27% del fabbisogno. Le diserzioni avrebbero superato quota 250.000 e almeno 800.000 uomini in età da leva evitano la chiamata obbligatoria. L’impossibilità di smobilitare i veterani esausti, unita al crollo del morale, mette a dura prova la tenuta complessiva delle forze armate ucraine.

Mentre sul terreno si combatte duramente, la narrazione ufficiale europea ed atlantica continua a minimizzare o ignorare questi segnali allarmanti. Ma la possibile caduta di Pokrovsk, pur definita “non strategica” in certe dichiarazioni ufficiali, rischia di compromettere l’intera tenuta del fronte orientale ucraino. E le sue conseguenze si faranno sentire ben oltre i confini del Donbass.

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