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Lula emerge come unico leader globale a parlare il linguaggio del socialismo democratico, denunciando il genocidio in Palestina e invocando negoziati in Ucraina. Dal Brasile, e non dall’Occidente, arriva oggi la voce più autorevole e credibile.
Considerazioni sul discorso di Lula all’ONU
– Fausto Anderlini*
L’unico leader che oggi parla il linguaggio del socialismo democratico, rispettoso dello Stato di diritto, orientato all’eguaglianza sociale, politica e civile – in particolare di genere – favorevole al multilateralismo e alla regolazione pacifica delle relazioni internazionali, rispettoso del pluralismo politico e culturale delle nazioni, sensibile alle problematiche ecologiste, e che lo fa con voce autorevole, come si conviene a un capo di Stato èLuiz Inácio Lula da Silva; l’unico socialista democratico, che stigmatizza con parole adeguate – cioè di fuoco – il genocidio in atto in Palestina, e che per il conflitto Russia-Ucraina propone una soluzione negoziata, rispettosa di più ampie esigenze di sicurezza bilaterale… ebbene, costui non si trova in Europa, tantomeno negli Stati Uniti o in un altro luogo dell’anglosfera, ma in Brasile, membro autorevole dei BRICS e del cosiddetto Sud globale.
Un ecumene geopolitico plurale, dove molti leader vantano un carisma, una presenza e una capacità di argomentazione razionale letteralmente imparagonabili rispetto alle macchiette tronfie e pretenziose del cosiddetto “Occidente collettivo”.
La parte migliore della cultura politica sedimentata dall’Occidente, oggi, sta altrove. Mai nella storia recente sono stati più evidenti i segni del crollo di un’egemonia politica.
E infatti, quando Lula fu proditoriamente imprigionato, nessun partito socialista o sedicente progressista in Europa – PD compreso, fatta salva la voce isolata di D’Alema – prese le sue difese.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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