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Dopo l’accusa di aggressione antisemita a Lainate, otto giovani italiani di origine araba ribaltano la versione: “Siamo stati provocati con insulti razzisti e colpiti per primi”. Presentata querela con referti medici. Il video diffuso? “Parziale e strumentale”.
L’aggressione all’Autogrill? La verità è un’altra
Si infittisce il caso dell’alterco avvenuto domenica scorsa all’Autogrill di Lainate, nei pressi di Milano, dove un turista francese ha denunciato di essere stato vittima di un’aggressione antisemita davanti al figlio di sei anni.
Dopo la diffusione del video – girato dallo stesso turista – e il clamore mediatico che ne è seguito, oggi – con un approfondimento pubblicato dal Fatto Quotidiano, arriva una nuova e opposta versione dei fatti. Otto cittadini italiani di origini arabe, coinvolti nell’episodio, hanno presentato una querela e fornito la loro ricostruzione, supportata da referti medici e una memoria difensiva tramite il proprio legale.
Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Federico Battistini, le accuse di antisemitismo sono “infamanti” e del tutto “strumentalizzate”. I suoi assistiti respingono con fermezza l’idea che quanto accaduto abbia avuto motivazioni razziali o religiose. Al contrario, sostengono di essere stati provocati e aggrediti per primi dal cittadino francese, che avrebbe reagito con ostilità probabilmente dopo aver udito il gruppo parlare in arabo o aver notato alcuni ciondoli raffiguranti la cartina geografica della Palestina, indossati da alcune donne.
Il legale afferma che l’uomo avrebbe rivolto ai presenti insulti in lingua francese come “figli di puttana palestinesi” e “terroristi”, frasi che uno dei ragazzi, francofono, avrebbe compreso perfettamente. In risposta, uno dei giovani avrebbe pronunciato soltanto un ironico “Free Palestine”. A quel punto, sempre secondo la denuncia, il turista avrebbe colpito con una testata un ragazzo e sferrato un pugno al fratello, provocando traumi e contusioni documentati al Pronto Soccorso.
Il famoso video circolato online, sottolinea Battistini, mostra solo una minima parte dei fatti, tralasciando provocazioni e aggressioni precedenti. “Quella registrazione – sostiene – è stata diffusa con intento strumentale per sostenere una versione tendenziosa e fomentare odio verso i miei assistiti”. Il video mostrerebbe in realtà anche l’uomo incitare alla rissa con frasi come “Stai zitto stronzo”, “Vai a crepare” e inneggiamenti a Israele (“Am Yisrael Chai”).
I protagonisti della vicenda hanno deciso di presentarsi spontaneamente alla Digos per essere ascoltati, consegnando copia della querela depositata alla Procura di Milano. In essa si dettagliano le violenze fisiche subite e la dinamica dell’episodio, incluso il tentativo di far cancellare la ripresa video giudicata lesiva della privacy.
L’avvocato chiarisce anche il profilo dei suoi clienti: cittadini italiani dalla nascita, pienamente integrati, impegnati nella lotta contro ogni forma di discriminazione, in collaborazione con persone di varie etnie e religioni, inclusi cittadini ebrei. “Non si tratta di antisemiti, ma di persone che comprendono cosa significhi essere discriminati per motivi etnici o religiosi e che auspicano un dialogo costruttivo tra la comunità palestinese e quella ebraica”.
Ora toccherà alla magistratura stabilire i fatti. La Procura di Milano, guidata da Marcello Viola, ha aperto un fascicolo per percosse aggravate dall’odio razziale, ma al momento l’unico riscontro medico disponibile riguarda i giovani querelanti.

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