Kurdistan iracheno, continua l’invasione turca tra bombardamenti ed evacuazioni di villaggi

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L’esercito turco prosegue la nuova operazione militare di invasione del nord-Iraq, regione del Kurdistan iracheno, nel silenzio dei media e delle istituzioni internazionali. Evacuati 162 villaggi.

Kurdistan: l’esercito turco invade il nord-iraq*

Il 15 giugno la Turchia, con i via libera di Baghdad ed Erbil incassati lo scorso aprile da Erdogan, ha lanciato una nuova offensiva su larga scala contro le Hpg e le Yja-Star, la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

Sullo sfondo c’è l’ennesimo accordo che il presidente turco ha raggiunto con il governo iracheno e con la regione autonoma del Kurdistan in Iraq: carta bianca per le operazioni militari turche in territorio iracheno in cambio dell’approvvigionamento idrico, con il quale Ankara di fatto ricatta Baghdad attraverso la minaccia di chiudere le dighe che ha costruito sull’Eufrate, e la costruzione di infrastrutture come il Development Road Project, un progetto da 17 miliardi che tra l’altro garantirà alla Turchia uno sbocco sul Golfo Persico.

In sostanza, la guerriglia del Pkk – motivazione ufficiale delle operazioni militari turche – è l’unico vero ostacolo alle ambizioni coloniali e neo-ottomane del regime turco dell’Akp e dei Lupi grigi dell’Mhp.

Dopo oltre due settimane di offensiva, per la quale Ankara ha spostato oltre confine centinaia di mezzi e migliaia di uomini (tra questi segnalati anche ex miliziani dell’Isis, oltre ai Peshmerga di Barzani) oltre a quelli che erano già presenti in Iraq dalle operazioni precedenti, i soldati turchi non sono però riusciti a ottenere successi militari contro la guerriglia del Pkk, che resiste e riesce a infliggere perdite di uomini e mezzi agli occupanti.

Per questo negli ultimi giorni l’esercito turco ha intensificato i bombardamenti sulle montagne, provocando l’evacuazione di 162 villaggi, ha installato diversi checkpoint sulle strade della regione, controllando gli spostamenti degli abitanti, e intensificato la costruzione di basi e insediamenti anche a più di 80 km dal confine tra Iraq e Turchia, in particolare nell’area di Amedi.

Quella che viene presentata come l’ennesima operazione militare transfrontaliera, dunque, assume sempre di più la forma di una vera e propria occupazione.

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