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venerdì 20 Maggio 2022
NewsL’industria degli armamenti gongola: il bengodi della guerra

L’industria degli armamenti gongola: il bengodi della guerra

L’invasione russa dell’Ucraina condannata per la sua ingiustificata aggressione. Legittimi timori di un revival dell’impero russo e perfino di una nuova guerra mondiale, scrive preoccupato Peter Bloom, su The Conversation, Regno Unito, rilanciato da Internazionale.
Ma non si parla di un settore, quello dell’industria degli armamenti, che vale quasi cinquecento miliardi di dollari e che rifornisce entrambe le parti”.
“Né dei notevoli profitti che questo farà grazie alla guerra”.

Di Remocontro*

Chi dalle guerre guadagna sempre. 500 miliardi dell’industria degli armamenti

Le spese militari volano

Questa guerra oltre il conto ancora indefinito di morti e distruzioni. Le Borse e risparmi piangono ma le spese militari volano. L’Ue ha annunciato di voler comprare e consegnare all’Ucraina armi per 450 milioni di euro. Gli Stati Uniti hanno invece promesso 350 milioni di dollari d’aiuti militari, che si aggiungono alle oltre novanta tonnellate di forniture militari, per un valore di 650 milioni di dollari, solo nel 2021.

Complessivamente, gli Stati Uniti e la Nato hanno inviato 17mila armi anticarro e duemila missili antiaerei Stinger, per esempio. Una gruppo di paesi – di cui fanno parte Regno Unito, Australia, Turchia e Canada – sta inoltre armando la resistenza ucraina.

Il macello e il bengodi

Per fare solo qualche esempio: la Raytheon produce i missili Stinger e, insieme alla Lockheed Martin, produce i missili anticarro Javelin che sono forniti da paesi come gli Stati Uniti e l’Estonia. Le azioni di entrambe le aziende statunitensi, la Lockheed e la Raytheon, sono cresciute dall’inizio dell’invasione, rispettivamente del 16 e del 3 per cento, mentre l’indice in generale è calato dell’1 per cento.

Armi ai belligeranti e tutto il resto attorno

La BAE systems, la principale produttrice nel Regno Unito e in Europa, è cresciuta del 26 per cento. Delle cinque principali aziende del settore, solo la Boeing ha avuto un calo, dovuto tra le altre cose alla sua esposizione nel settore della produzione di aerei. Ma lì pesa anche la guerra irrisolta e solo accantonata della pandemia Covid.

Le previsioni di guadagno

Alla vigilia del conflitto, le principali aziende d’armamenti occidentali si vantavano agli occhi degli investitori di una probabile crescita dei loro profitti. Gregory J. Hayes, amministratore delegato del gigante della difesa statunitense Raytheon, aveva dichiarato il 25 gennaio: “Basta guardare alla settimana scorsa, e all’attacco di droni negli Emirati Arabi Uniti… E naturalmente alle tensioni in Europa orientale e a quelle nel mare Cinese meridionale. Tutte queste cose stanno mettendo pressione sulle autorità locali, spingendole a spendere di più. Ho piena fiducia che ne trarremmo un qualche beneficio economico”.

Le paure del capitalismo Usa

Il principale rischio per gli investitori, secondo le parole di Richard Aboulafia, amministratore delegato dell’azienda statunitense di consulenza militare AeroDynamic Advisory, è che “tutto questo si riveli un castello di carte russo e che la minaccia scompaia”. Putin non li ha delusi.

Guerra a gonfie vele

I vari benefici dalla situazione, lasciando all’Ucraina (e un po’ anche alla Russia), i morti e le distruzioni. Oltre a vendere direttamente armi alle parti in guerra, e a rifornire altri paesi che donano armamenti all’Ucraina, vedranno una crescita della domanda da parte di paesi come la Germania e la Danimarca, che hanno dichiarato che aumenteranno le loro spese militari.

Armenti globali

Tutto il settore degli armamenti ha una vocazione globale. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il leader mondiale, con il 37 per cento delle vendite di armi tra il 2016 e il 2020. Poi viene la Russia, con il 20 per cento, seguita dalla Francia (8 per cento), dalla Germania (6 per cento) e dalla Cina (5 per cento).

I droni turchi

Oltre ai cinque principali esportatori, altri potrebbero trarre vantaggio da questa guerra. La Turchia ha ignorato gli avvertimenti russi e ha insistito nel rifornire di armi l’Ucraina, in particolare con droni ad alta tecnologia, con grandi benefici per il suo settore degli armamenti, che copre quasi l’1 per cento del mercato mondiale.

Israele armiere

Quanto a Israele, responsabile di circa il 3 per cento delle vendite globali, uno dei suoi giornali, Haaretz, ha recentemente pubblicato un articolo intitolato: “Il primo vincitore dell’invasione russa: l’industria degli armamenti israeliana”.

La Russia ‘fai da te’

La Russia dal canto suo, dal 2014 rafforza la sua produzione in risposta alle sanzioni occidentali. Il governo ha istituito un ampio programma di sostituzione delle importazioni, per ridurre la sua dipendenza dagli armamenti e dalle competenze provenienti dall’estero, oltre che per aumentare le vendite a paesi stranieri. In alcuni casi è stata prolungata la licenza di vendita di determinati armamenti, come quelli forniti dal Regno Unito alla Russia per un valore stimato di 3,7 milioni di sterline, ma la cosa è terminata nel 2021.

Il mercato va e vieni

In qualità di secondo esportatore d’armi al mondo, la Russia si è rivolta a un ventaglio di clienti internazionali. Le sue esportazioni d’armi sono calate del 22 per cento tra il 2016 e il 2020, ma soprattutto a causa di una riduzione del 53 per cento delle vendite all’India. Allo stesso tempo la Russia ha decisamente rafforzato le sue esportazioni a paesi come la Cina, l’Algeria e l’Egitto.
Le principali aziende di armamenti russe sono il produttore di missili Almaz-Antey (con un volume di vendite di 6,6 miliardi di dollari), la United Aircraft Corp (4,6 miliardi di dollari), e la United Shipbuilding Corp (4,5 miliardi di dollari).

Il poco possibile della Nato

La Nato ha pubblicamente e chiaramente declinato la richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj d’istituire una no-fly zone. Ma questi sforzi sono minati dagli enormi incentivi finanziari, da entrambe le parti, ad aumentare le forniture di armamenti.

Meno armi ma solo degli altri

L’annuncio del presidente statunitense Joe Biden, che ha dichiarato che gli Stati Uniti sanzioneranno direttamente l’industria degli armamenti russa.
Questa situazione potrebbe creare opportunità commerciali per le aziende occidentali. Potrebbe creare un vuoto temporaneo che permetterà alle aziende statunitensi ed europee di ottenere un ulteriore vantaggio competitivo, determinando un’intensificazione della corsa mondiale agli armamenti, creando così ulteriori incentivi finanziari per nuovi conflitti.

L’ingenuità pacifista necessaria

“Alla luce di questa guerra, dovremmo esplorare le possibilità di limitare il potere e l’influenza del settore degli armamenti”, insiste The Conversation.
“Una risposta chiara, ovviamente, non esiste, e non arriverà da un giorno all’altro. È tuttavia fondamentale riconoscere da parte nostra, come comunità internazionale, che una pace duratura è impossibile senza un’eliminazione, per quanto possibile, di un settore lucrativo come quello della produzione e la vendita di armi”.

L’articolo originale pubblicato su Remocontro

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