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Nella sua rubrica sul Corriere, il servitore di caffè avvelenati Massimo Gramellini, ne ha per tutti, stavolta dietro la lavagna finiscono Ceccherini e soprattutto Sabrina Ferilli, per le loro frasi poco “corrette” sull’assegnazione dei premi Oscar.
Ha scritto Gramellini: “Pazienza per Ceccherini, ma ci si è messa pure Sabrina Ferilli, una che sembrava allergica ai luoghi comuni. Alla vigilia della cerimonia degli Oscar ha scritto: «Se dovesse vincere La zona di interesse, so perché vincerebbe, non certo perché è un film migliore di Io capitano», Allora ce lo dica, signora Ferilli, visto che lo sa. Tiro a indovinare: perché parla della Shoah e a Hollywood la lobby ebraica la fa da padrona; basta che uno ambienti il suo film nei dintorni di Auschwitz e le statuette gliele tirano dietro, mentre un racconto sui migranti come quello di Garrone non gode di protezioni in alto loco. Le ho letto nel pensiero? Spero di no, ma i pregiudizi sono così prevedibili.”
Gramello il censore
Gramellini, dovrebbero chiamarlo Gramello il censore, anzi la sua stessa rubrica, se avesse un briciolo d’ironia, la dovrebbe chiamare lui stesso così. Sennonché, la qualifica di censore richiama la figura dei censori di epoca romana, che erano tutt’altro, magistrati la cui funzione era attinente ai censimenti. Il più noto, è vero, fu Catone, che era uomo probo e conservatore di costumi.
Gramellini non ha nulla da conservare, perché questa è un’epoca in cui nessuno ha da conservare niente (se non la sua dignità propria, se uno ce l’ha). Lui bacchetta ogni giorno qualcuno – oggi capita al povero Ceccherini, un incosciente che amiamo – e da questo punto di vista ci ricorda di più il protagonista di “Il moralista”, film del 1959 di Giorgio Bianchi, con dei magistrali Alberto Sordi e Vittorio De Sica.
Solo che in quella pellicola il moralista (e censore di Stato) è un ipocrita, un falso perbenista, uno che predica bene e razzola male. Mentre l’impressione è che Gramello sia davvero così. E per certi versi, questa probità assoluta, questa assenza di sbavature, con annesso quotidiano porsi sul pulpito, ci fa ancora più orrore.

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