www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Nel 2025 il Brasile ha portato l’analfabetismo sotto il 5% per la prima volta. Merito del ricambio generazionale, certo, ma anche delle politiche Lula sull’EJA e sull’alfabetizzazione infantile. Il confronto con l’era Bolsonaro è impietoso.
Il Brasile ha imparato a leggere (ma non del tutto)
Avrebbe potuto sembrare un’anomalia statistica, invece è un dato politico. Nel 2025, per la prima volta in assoluto, il tasso di analfabetismo brasiliano è sceso sotto il cinque per cento: 4,9%, rilevato dall’IBGE attraverso la PNAD Contínua.
Restano otto milioni e quattrocentomila persone incapaci di leggere un biglietto scritto a mano, ma sono cinquecentonovantaduemila in meno rispetto all’anno precedente. In un Paese di duecentodieci milioni di abitanti, con secoli di schiavitù, latifondo e sistematica esclusione regionale alle spalle, questo non è un risultato amministrativo: è il segno che le politiche pubbliche, quando esistono e vengono finanziate, producono effetti reali. Concetto non così ovvio come potrebbe sembrare.
La prima precisazione è doverosa, perché l’onestà intellettuale ha i suoi doveri persino nell’analisi politica: buona parte di questo miglioramento si spiega con il ricambio generazionale. Chi aveva vent’anni nel 1980 ne ha sessantacinque oggi, e la generazione che frequentava le scuole pubbliche negli anni ’90 era già infinitamente più scolarizzata di quella precedente. L’IBGE lo dice esplicitamente: il 58% degli analfabeti brasiliani ha sessant’anni o più, per un totale di quattro milioni e novecento persone. Se si considera la fascia tra i quindici e i cinquantanove anni, il tasso crolla al 2,6%. Dunque il problema demografico fa parte dell’equazione, e sarebbe disonesto ignorarlo. Ma attenzione: ridurre l’intero risultato a un effetto naturale del tempo è un esercizio di pigrizia intellettuale, non di rigore.
Quando lo Stato esiste
Il governo Lula ha operato in modo sistematico su due assi. Il primo è il Compromisso Nacional Criança Alfabetizada, varato nel giugno 2023 con l’obiettivo di garantire l’alfabetizzazione entro il secondo anno delle elementari, recuperando gli apprendimenti perduti durante la pandemia e coordinando Unione, stati e comuni in un dispositivo federativo raramente visto negli ultimi anni. Il secondo è il Pacto Nacional pela Superação do Analfabetismo e Qualificação da Educação de Jovens e Adultos, istituito un anno dopo, nel giugno 2024: una misura che riporta l’Educação de Jovens e Adultos al centro dell’agenda pubblica, trattandola come politica strutturale e non come appendice caritatevole del sistema scolastico.
L’impostazione complessiva è freiriana non nel senso della citazione celebrativa, ma nel senso operativo: alfabetizzare significa dare strumenti di partecipazione, non somministrare un addestramento tecnico alla lettura. Un adulto che impara a leggere non acquisisce soltanto la capacità di decifrare simboli grafici: acquista accesso ai contratti, ai servizi sanitari, ai documenti, agli spazi politici. Questo è ciò che distingue un’educazione concepita come diritto da una concepita come costo da minimizzare.
Il confronto che non è possibile evitare
La differenza con l’era Bolsonaro è a questo punto obbligatoria, e si misura meno nelle dichiarazioni che nei numeri. Tra il 2018 e il 2022, le iscrizioni all’EJA si contrassero progressivamente, fino a circa due milioni e ottocentomila studenti nel 2022. L’alfabetizzazione era diventata terreno di battaglia metodologica sull’approccio fonico — dibattito legittimo in sé, ma coltivato con un’intensità inversamente proporzionale agli investimenti reali. Nel frattempo, le strutture dedicate all’educazione degli adulti perdevano risorse, visibilità e capacità di raggiungere proprio le fasce che avevano più bisogno di essere raggiunte.
Questo è il paradosso della destra brasiliana che si occupava di scuola: tanto rumore sui metodi, tanto silenzio sui fondi. Bolsonaro non ha distrutto l’educazione pubblica con un colpo solo — l’ha semplicemente lasciata erodere, che è una tecnica molto più efficiente.
Il risultato del 4,9% non autorizza alcun trionfalismo. Il Nordeste conta ancora quattro milioni e ottocentomila analfabeti, con un tasso del 10,6%, più del doppio della media nazionale. Tra gli anziani neri e pardos, l’analfabetismo è quasi tre volte quello dei bianchi. L’eredità di quattrocento anni di esclusione sistematica non si cancella con due leggi e qualche anno di buona volontà politica. Ma dimostra, almeno, che la direzione esiste e che percorrerla produce risultati. Il che, nel Brasile contemporaneo, non è poco.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













