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Dai media occidentali parte un coro unanime che nega l’evidenza del genocidio a Gaza, trasformando la propaganda in verità ufficiale. I nuovi “guardiani della reazione” servono un impero che detta la pace e cancella i crimini, mentre la realtà muore sotto le macerie.
I guardiani della reazione
Esiste una regia, un centro direzionale del dispaccio propagandistico che diffonde parole d’ordine, immediatamente ripetute pappagallescamente da una pletora di soldatini di piombo, da questi madonnari del giornalismo, perfettamente capaci di irradiare patacche pubblicitarie con un tono studioso e professionale senza mai provare alcun minino imbarazzo.
Questi mentitori seriali, assoldati come improvvisati militi di ventura, starnazzano in queste ore a reti unificate per sbrodolarsi di fronte alla rivincita morale israeliana, perché a dire loro, si è capovolta la Storia. Usano esattamente la stessa frase, tutti insieme all’unisono: “capovolgimento della Storia”.
Le immagini dimostrano che non c’è stato alcun genocidio. I palestinesi appaiono, anzi, ben nutriti. I nazisti, quelli con le camicie brune assiepati nelle birrerie di Monaco negli anni trenta, impallidirebbero di fronte a cotanta tracotanza: questi farabutti pronunciano le loro insulse considerazioni, mentre la macabra spianata genocida di Gaza fa da sfondo alla nostra monotonia con le sue macerie, con i suoi dispersi, con i suoi martiri.
Questo velinario assolve a una specifica funzione. Dettata questa pace schiavista dall’Impero del Male, chiamato Stati Uniti d’America, serve distogliere l’attenzione dalle responsabilità penali. Chi paga per il genocidio? Chi processa i rappresentanti di un’organizzazione terrorista fattasi Stato? Chi commina sanzioni a Israele? In che modo chi ha riconosciuto la Palestina gli offrirà finanziamenti, aiuti economici e militari, per supportare i loro eserciti di liberazione? Così dovrebbe manifestarsi un dibattito che sa parlare della realtà.

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