In un lungo post sul suo blog, il garante del Movimento ha cercato di smontare la narrazione secondo cui la misura di sostegno abbia generato soltanto il fenomeno dei “furbetti del reddito“.
Grillo difende il Reddito di cittadinanza
Il Governo ha rifinanziato – per 8,8 miliardi – il reddito di cittadinanza, come previsto nel Documento programmatico di bilancio 2022, ma le polemiche ontinuano ad accompagnare il provvedimnto, di fatto divenuto vssillo ideologico tra chi è contrario e chi favorevole.
Ed ecco che Beppe Grillo torna a scrivere sul suo blog per difendere la misura di sostegno, bandiera del Movimento 5 stelle. Questi i passaggi principali del lungo intervento del Garante del partito:
“Per chi avesse ancora voglia di svilire una delle idee più rivoluzionarie di questo Paese, ricordo che ogni critica al reddito di cittadinanza non è un attacco al M5S, ma un’offesa a 3,7 milioni di persone che fino a ieri non riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena, e che finalmente non si sentono più invisibili”.
Grillo definisce lo strumento di contrasto alla povertà come una delle riforme sociali più importanti della storia repubblicana, soffermandosi poi sui dati numerici – resi pubblici dall’Inps ad agosto – riguardanti i beneficiari del reddito:
“1,36 milioni i nuclei familiari coinvolti, per un totale di circa 3 milioni di persone. L’importo medio degli assegni staccati è pari a 546 euro mensili. Prevalgono i nuclei composti da tre e quattro persone, rispettivamente 646mila e 673mila. I nuclei con minori sono quasi 443mila, con un numero di persone coinvolte di oltre 1,64 milioni, mentre i nuclei con disabili sono quasi 231mila, con oltre 536mila persone coinvolte”.

Nella parte finale del suo intervento,Beppe Grillo ha voluto smontato la narrazione secondo cui lo strumento si presti a un ingente numero di truffe: “È una delle misure più controllate. Purtroppo le truffe esistono su tante prestazioni: false invalidità, percettori di naspi con lavoro nero, cassa integrazione ad aziende che non ne hanno bisogno o che fanno lavorare i beneficiari anche in cassa integrazione, eccetera, e spesso per un valore superiore all’1%. Ma questi dati non fanno notizia”.
A sostegno della sua tesi, Grillo ha raccontato dell’entità dei controlli messi in atto per scovare i cosiddetti «furbetti del reddito»: l’Inps avrebbe rifiutato un milione di domande di accesso al sostegno economico, circa il 40%, grazie a controlli incrociati su reddito e patrimonio. In seguito, l’Inps avrebbe revocato circa 130mila domande per motivi vari tra cui “false dichiarazioni di reddito, di patrimonio, di residenza, di nucleo, oppure omissione di dichiarazione di condannati per specifici reati, all’interno del nucleo”.

La conclusione del Garante è che “durante la pandemia, insieme al reddito di emergenza – il reddito di cittadinanza – è stato non solo uno strumento di contrasto alla povertà, ma anche una tutela verso la disperazione, che ha consentito quella necessaria coesione sociale, contro i rischi di tenuta civile. La maggior parte dei beneficiari, oltre i due terzi, non sono occupabili, ma sono minori, disabili, anziani”.
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