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venerdì 30 Luglio 2021
NewsGiornata contro la violenza sulle donne: ribellarsi alla narrazione

Giornata contro la violenza sulle donne: ribellarsi alla narrazione

Dopo i casi della maestra di Torino licenziata per un video intimo e quello dei cruenti festini dell’imprenditore\predatore Alberto Genovese, finiti sulle cronache infarciti da un linguaggio punitivo in primis per le vittime, tra sottintesi, moralismi patriarcali e inesattezze lessicali, nella giornata contro la violenza sulle donne, tutto ciò si scontra contro i movimenti social di tante influencer. Le donne si fanno e si facciano sentire.

Giornata contro la violenza sulle donne: anche la retorica è maschilista

I social si ribellano, le influencer si fanno sentire, le giornaliste scrivono lettere di solidarietà. Sembra sia iniziata, finalmente, una vera e propria crociata contro il victim blaming e lo slut shaming, infuocata dalla notizia della settimana scorsa della maestra torinese. Ennesima vittima di una società di fondo maschilista e patriarcale.

La storia della maestra di Torino è uscita sui giornali settimana scorsa, con titoli tipo licenziata per un video hard. Questa scelta inopportuna di vocaboli, usata solo per rendere il titolo più efficace, fa cadere molti giornali nella trappola del victim shaming, atteggiamento che gira la colpa sulla vittima.

Dobbiamo prima di tutto ricordare, leggendo questi articoli, che quel video, diffuso sulla chat del calcetto dall’ex della donna, non è un video hard, è un video intimo. La parola hard infatti richiama un settore ben preciso, quello del porno, a cui la donna evidentemente non appartiene, e filmarsi mentre si è in atteggiamenti sessuali non fa, di nessuna donna, automaticamente un’attrice porno.

E questa distinzione, che non vuole prendersela con le attrici di quella categoria, è un diritto nei confronti di coloro che non ne fanno parte. Pertanto, la maestra torinese, è stata licenziata a causa della diffusione di un video intimo. Va sottolineato e un titolo simile non lascia dubbi su chi sia la vittima, poiché l’intimità, per definizione, tale deve rimanere.

È di pochi giorni fa anche la notizia di una giovanissima ragazza violentata ad una festa a casa di Alberto Genovese, la quale si è trovata a doversi difendere da insulti e da quanti la additavano di essersela cercata. Anche lei doppia vittima, in primis di un atto terrificante, e poi di biasimo, di condanna, di giudizio sociale, di cattiveria e odio. Una gogna pubblica nella cui tela finiscono tutte le donne come loro, vittime di violenza, tanto che molte decidono di non denunciare proprio perché terrorizzate dalle possibili reazioni.

 

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Ricordiamo Tiziana Cantone, Carolina Picchio, entrambe vittime di revenge porn ed entrambe suicide, erano donne e oggi sono storie passate, echi lontani, che sembrano non aver insegnato nulla. Come è possibile?

Tutti indignati anche dalla notizia di qualche tempo fa riguardante le chat di telegram che pullulavano di video intimi ad insaputa delle protagoniste e di video hard con incollate sopra teste altrui, l’opinione pubblica scioccata, la richiesta di interventi legislativi, eppure, la storia si ripete, quotidianamente.

Spesso inoltre, e questo è forse il dato più impressionante, sono le donne stesse a puntare il dito contro la vittima – come nel caso della maestra, minacciata di diffamazione sia da una madre sia dalla preside della struttura. Donne, che invece di manifestare solidarietà, incapaci di riconoscere cosa questi atti significhino, si schierano dalla parte degli uomini, arrivando a giustificare i loro atti come goliardici e disprezzando invece le donne. Un annullamento omertoso della responsabilità maschile.

Giornata contro la violenza sulle donne: ribellarsi alla narrazione

Ma se da un lato ci sono i carnefici, sostenuti da bigotti paladini morali, dall’altra, insieme alle vittime, troviamo tante persone stanche di tacere. Donne, ma non solo, che hanno scelto di affrontare questi temi scottanti tentando di sensibilizzare il seguito digitale. Sono molte le influencer, che in questi giorni hanno deciso di dire la loro, di far sentire non solo solidarietà per le vittime ma soprattutto la loro voce femminile. Il lato bello dei social.

Queste donne hanno deciso di sfruttare la loro influenza in maniera costruttiva, chiamando gli uomini alla responsabilità, chiedendo narrazioni differenti da parte dei media ed incitando le donne alla sorellanza per combattere la violenza di genere.

La stigmatizzazione delle donne vittime di violenza – carnale o digitale – deve finire, il revenge porn è un reato – articolo 612 del Codice Penale – e come tale va trattato anche dall’opinione pubblica, il victim blaming e lo slut shaming devono essere condannati aspramente. Questa battaglia non è e non deve essere solo femminile.

Giornata contro la violenza sulle donne: ribellarsi alla narrazione

Il 25 novembre è la giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dalle Nazione Unite. Oggi sensibilizzare, far riflettere, è importante più che mai.

L’evoluzione sociale è nelle mani delle generazioni più giovani, le stesse che si esprimono attivamente sulle piattaforme social e che a loro volta si fanno influenzare dai propri modelli preferiti, allora trasmettere i messaggi giusti è un dovere di chi ha potere mediatico, sebbene non tutti gli influencer la pensino così.

Il movimento femminile che sta scuotendo i social è la prova che la rete può fare molto e può fare del bene. Tutti possiamo partecipare, dobbiamo continuare a diffondere contenuti educativi e chiedere azioni congiunte da parte dell’istruzione: perché queste pratiche potranno esaurirsi solo attraverso l’educazione all’uguaglianza di genere.

 

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Giornata contro la violenza sulle donne. Femminismo e attivismo transgender

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Giornata contro la violenza sulle donne. Strage di Carignano


Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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