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martedì 27 Luglio 2021
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Strage di Carignano, il crimine di genere tra maschere e psicanalisi

Strage di Carignano, il massacro compiuto da Alberto Accastello ci riporta tragicamente al crimine di genere tra maschere pirandelliane, psicanalisi e legislator uxoris

Il crimine di genere: la realtà è la mia rappresentazione

È successo ancora. Un’altra tragedia si aggiunge a quella collana di gialli di cui sono stracolme le pagine della cronaca nera italiana.

Il movente è da manuale: un uomo che non accetta la volontà sacrosanta della propria compagna di separarsi e si arroga il diritto di privare lei e i figli della vita.

È la triste realtà di cui si macchiano gli omicidi di famiglia, in un macabro equilibrio tra follia, raptus e patologica possessività celati da quel Velo di maya shopenaueriano che separa dalla realtà la soggettiva rappresentazione della stessa.

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I fatti

Poco prima delle 5 del mattino di lunedì 9 novembre in provincia di Torino, Alberto Accastello, dopo una breve telefonata con il fratello durante la quale comunica concitato che a breve si sarebbe tolto la vita, impugna una pistola legalmente detenuta e si scaglia contro la moglie, il cane e i due figli gemelli di 2 anni.

Subito dopo, rivolge l’arma contro se stesso e spara. I soccorsi arriveranno prontamente, contattati dai vicini turbati dagli spari. Niente da fare per la moglie, Barbara Gargano, 38 anni. L’omicida muore poco dopo l’arrivo dei soccorsi mentre i gemellini vengono trasportati urgentemente in ospedale. Il maschietto spira dopo pochi minuti, la bambina pochi giorni dopo.

Strage di Carignano

Maschere, persone e personaggi

Ancora una volta la quotidianità degli italiani torna ad essere insidiata da rabbia, sgomento e incredulità. Gli interrogativi esistenziali non possono che seguire, ingorgando la mente di tutti coloro che desiderano esplorare la complessità spesso intraducibile della psicologia umana.

La cronicizzazione di tali processi sempre più frequenti, alimentati da una società che trova le sue fondamenta in valori sempre più evanescenti, ha indotto una ricerca psicologica sempre più accurata.

Nessun segnale che potesse far prevedere la strage, nessun indizio di violenza anticipatorio: nonostante la coppia stesse attraversando una crisi, Alberto Accastello viene apostrofato come uomo tranquillo, e gentile, particolarmente dedito al lavoro.

Questa apparente normalità che definisce la figura dell’assassino e ne contorna il modus vivendi, non ci meraviglia più.

Ce lo ha insegnato Pirandello come universalmente ogni individuo nutra la profonda necessità di associare la propria apparente immagine ad un modello socialmente convalidato, indossando quella metaforica maschera che rende ogni persona un personaggio e spersonalizzando il proprio “io” che viene frantumato in molteplici identità.

Psicanalisi criminale

Il mistero dell’uomo è ingovernabile, ma cos’è che offusca la coscienza e la razionalità di un individuo normale vestendolo improvvisamente con gli abiti un assassino?

Se potessimo fare un piccolo salto indietro nel tempo per interpellare Freud, fondatore della psicanalisi, egli ci direbbe che: l’uomo ha istinti aggressivi e passioni primitive che portano allo stupro, all’incesto, all’omicidio; sono tenuti a freno, in modo imperfetto, dalle Istituzioni sociali e dai sensi di colpa.

Non esiste quindi una legge universale che schieri le persone in 2 compartimenti assimilabili ai gironi infernali o ai 9 cieli del paradiso danteschi distinguendole in buone o cattive; la prevalenza della malvagità e del relativo contrario sono strettamente connesse a stati psicologici guidati da emozioni sovrastanti, eventi traumatici, contesti sociali.

I moventi degli assassini possono quindi essere molteplici, ma è noto come i delitti passionali si ritaglino una grande porzione nell’ambito dei crimini per omicidio.

La scissione tra la tipologia e i moventi degli omicidi

Come prevedibile, il numero di vittime del gentil sesso surclassa ampiamente quello relativo al sesso forte. Solo nel 2020 in Italia sono stati commessi ben 56 femminicidi.

Non possiamo dimenticare l’assunto sulla prima pagina del quotidiano Libero il 29/01/2020 diretto da Vittorio Feltri che recitava in un’avventata competizione per raggiungere un podio non agognato: Sorprendente verità nelle statistiche, più maschicidi che femminicidi.

È più che evidente che non fosse stata effettuata una scissione tra la tipologia e i moventi degli omicidi con vittime maschili, che possono essere tra i più svariati (regolamenti di conti, malavita, risse ecc.) e quelli che riconoscono nell’essere donna l’unica colpa, con tutte le implicazioni che ne conseguono.

L’eco del patriarcato si fa sentire ancora

La definizione del termine femminicidio è riconducibile a “Uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica o annientamento morale della donna e del suo ruolo sociale.

Il ruolo sociale.

Tendiamo a dare per scontato che l’emancipazione e la libertà femminile costituiscano due facce di quella medaglia che porta il nome di normalità.

Purtroppo, dobbiamo rapportarci con una porzione di individui la cui tendenza a non considerare le donne come esseri indipendenti e autodeterminati bensì come elementi sui quali esercitare il proprio possesso e controllo, è ormai consolidata.

Una minaccia alla propria egemonia primitiva di maschio alfa, alla virilità, al predominio becero e sessista diventa quindi l’elemento scatenante dell’azione criminosa.

Siamo ancora costretti ad assistere ad un patriarcato che stenta ad estinguersi per lasciare spazio ad una società più che moderna, scevra di quelle zavorre antiquate che suonano come macigni sul progresso culturale e sociale.

Purtroppo, la recente affermazione della figura femminile, che riveste ruoli sempre più importanti e di spessore e diviene così padrona del proprio destino, si trasforma in un terreno fertile alla coltivazione della violenza.

Se pensiamo che molte conquiste dei diritti femminili siano ancora neonate, ci rendiamo conto che la società presenta ancora i sintomi e gli strascichi di quel substrato psicologico retrogrado che continua ad aleggiare nella mente dei più, ancora troppo supportato da uno Stato che si avvale di discriminazioni di genere e talvolta implicita misoginia.

Figli vittime indirette

Tragedia nella tragedia, molto spesso ad essere travolti dal vortice di quella brutale follia omicida sono anche i figli, il più delle volte bambini.

Il mondo della psicologia si divide nelle possibili interpretazioni di questi genti raccapriccianti e innaturali: c’è chi attribuisce l’insano gesto a una sorta di punizione straziante da riservare alla compagna che ha deciso di abbandonare il tetto coniugale, strappandole prepotentemente ciò che di più caro nella vita ha e chi invece interpreta queste azioni come una lucida malattia mentale che si slatentizza e tocca le vette dell’aberrazione.

Ancora, c’è chi attribuisce al gesto una depressione maturata nel corso del tempo, la cui minaccia di separazione in questo caso, o i problemi economici ingestibili rappresentano solo la goccia che fa traboccare il vaso di Pandora.

Il fallimento di una persona nella vita o nel ruolo che socialmente svolge potrebbe innescare nei soggetti predisposti idee suicide e condurre alla decisione di trascinare con sé l’intero nucleo familiare.

Qualunque sia l’interpretazione, a trionfare vincitore è sempre il male.

Prevenzione mutilata da mancanza di fondi

Probabilmente un’attenzione all’Educazione alla gestione delle emozioni e un concreto rinforzo delle strutture atte a fornire servizi di supporto psicologico potrebbero ridurre il fenomeno.

Purtroppo molti servizi sanitari hanno subito un decremento di personale, analogamente i consultori familiari istituiti ai sensi della legge 405 (1975) finalizzati al supporto del nucleo familiare e a sostegno della genitorialità sono stati trasformati nelle varie regioni per mancanza di fondi.

Il problema della violenza di genere, del femminicidio e del figlicidio può sicuramente essere approcciata multifattorialmente, coinvolgendo diverse discipline che spaziano dalla psicologia alla cultura, dalla religione alla sociologia, campi indistintamente meritevoli di attenzione.

Strage di Carignano

VIP e media sul fronte

Si sono spese incommensurabili energie, indotte campagne di sensibilizzazione al fine di diffondere un unico messaggio diretto a destinatari universali: la prevenzione deve essere efficace e le leggi più severe e non poste nei cassetti del dimenticatoio in Senato.

Il 25 novembre ricorre la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e siamo pronti ad accogliere slogan di cui anche i cosiddetti VIP si fanno portavoce, con la speranza di raggiungere numerosi interlocutori grazie alla loro notorietà e impatto sul pubblico.

Giustiniano docet

La nostra società sarà mai abbastanza emancipata al punto da considerare violenze e molestie in ambito domestico un “caso chiuso”?

Sempre più, nonostante i grandi progressi fatti dalla società moderna a favore dei diritti delle donne, si consolida il mito dell’adulatore Adulator propriis commodis tantum suadet (l’adulatore tiene di mira solo i suoi interessi), il quale in senso lato può ricondurci alle molte figure di uomini, spesso narcisi, che utilizzano la violenza quale mezzo per tutelare, in modo del tutto patologico, quello che viene ritenuto un diritto a fronte di un asserito torto ricevuto (ad es. tradimento).

L’imperatore Giustiniano, definito legislator uxoris per i suoi grandi sforzi a favore delle donne (grazie anche all’influenza che la moglie Teodora esercitava sul suo operato) riconobbe diritti che al tempo dei romani apparivano rivoluzionari. La nostra società, a confronto, appare come un’area del terzo mondo dell’impero d’occidente.

A paragone i nostri politici sembrano dei venditori di fumo e il nostro sistema giudiziario, dotato ormai di strumenti legislativi assai validi, risultano totalmente fallimentari, sia sotto il profilo preventivo che dell’applicazione della sanzione.

Memoria antidoto del male

Ma guardando al futuro in positivo, se pensiamo che a Washington, USA, uno dei tatuaggi più richiesti è quello della defunta giudice della Suprema Corte Ruth Bather Ginsburg, paladina dei diritti delle donne in questo nostro “terzo mondo dell’impero d’occidente”, la cui immagine sta diventando un’icona di pop-art applicata agli oggetti di merchandising più disparati, allora crediamo che vi sia una luce in fondo al tunnel, e che esista un tessuto sociale che non accetterà mai che il sogno delle pari opportunità sia sopito e continuerà a lottare per quell’eguaglianza sostanziale tra uomo e donna che ancora è bel lontana dall’essere realizzata.

Sempre all’Imperatore Giustiniano è attribuito il brocardo Mors omnia solvit, (la morte scioglie tutto), ma in questo caso c’è un propulsore che è molto più potente della morte, la memoria, inesauribile benzina che alimenta la volontà di milioni di donne in tutto il mondo di continuare a lottare per i propri diritti.

 

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Ilaria Lazzara
Web Content Writer e traduttrice, collabora stabilmente con società italiane ed estere. Amante dell’ecosostenibilità, è accanita sostenitrice della cosmesi e dell’alimentazione BIO, di pari passo con l’amore immenso che nutre per gli animali.

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