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La linea oltranzista euroatlantica delle sanzioni come strumento per arrivare al crollo dell’economia russa, continua a fallire clamorosamente. A certificarlo è la Banca Mondiale che nel suo ultimo report inserisce la Russia per la prima volta nei paesi ad alto reddito.
La Russia entra nella classifica dei Paesi ad alto reddito
Dopo 30 mesi di sanzioni la Banca Mondiale ha inserito la Russia nei Paesi ad alto reddito. A certificarlo è il documento documento intitolato “Classificazione dei Paesi della Banca Mondiale in base al livello di reddito per il 2024-2025”.
Notizia che si aggiunge alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale di aprile, secondo cui la Russia crescerà più di tutte le economie avanzate nel mondo nel 2024, con una crescita del 3,2%.
Nel documento della Banca Mondiale si legge che “l’attività economica in Russia è stata influenzata da un forte aumento dell’attività militare nel 2023, mentre la crescita è stata anche stimolata da una ripresa del commercio (+6,8%), del settore finanziario (+8,7%) e delle costruzioni (+6,6%). Questi fattori hanno portato ad aumenti sia del PIL reale (3,6%) che nominale (10,9%) e l’Atlas GNI [Reddito Nazionale Lordo espresso in dollari statunitensi utilizzando fattori di conversione derivati secondo il metodo Atlas, N.d.R.] pro capite della Russia è cresciuto dell’11,2%”.
Non è solo l’indotto dell’economia di guerra a contribuire allo sviluppo del colosso eurasiatico, e il potenziamento delle relazioni commerciali con la Cina e tutti i mercati d’Oriente, ma anche i generosi contributi pubblici distribuiti dallo Stato a sostegno dell’economia, che ha portato risultati positivi, contrariamente al dogma imposto dal modello neoliberista.
Sarà forse per quello che i principali analisti e giornali occidentali hanno fondamentalmente ignorato la notizia, non potendo bollarla come “propaganda del Cremlino”, poichè certifica per l’ennesima volta il fallimento delle sanzioni e della linea politica che le accompagna.

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