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Drusi, alleati scomodi e arma geopolitica: una minoranza tra persecuzioni e manipolazioni

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Tra Siria, Libano e Israele, la comunità drusa vive una nuova fase d’instabilità. Armati da Israele e sospettati da Damasco, sono oggi oggetto di strumentalizzazioni geopolitiche. Ma dietro l’etichetta di “buoni o cattivi” si nasconde una storia di persecuzioni e autonomia negata.

Drusi, una minoranza offesa

Sui Drusi (in arabo Durūz / Al-Darazı ̄) presenti in Siria, Libano e Israele, ora si gioca la nuova instabilità della Siria e apprendiamo che sono armati da Tel Aviv e addirittura riservisti dell’IDF. Ma gli strateghi occidentali non si preoccupano delle loro origini e dei motivi che li rendono alleati e strumento di Israele.

Dal punto di vista politico, sotto dominazione turco-ottomana, i Drusi libanesi vissero in accordo con i cristiani maroniti e la protezione francese; nel 1842 iniziarono le persecuzioni e la maggior parte di loro lasciò il Libano per rifugiarsi in Siria dove ottennero una quasi indipendenza sotto mandato francese. Quando si ribellarono alla potenza mandataria ci fu una sanguinosa repressione.

Il periodo migliore per i Drusi siriani è stato proprio il periodo dei due Assad, padre e figlio, e così si spiega perché ancora 10 anni fa le minoranze della Siria – Alawiti, Cristiani, Drusi – erano terrorizzate che il crollo di Bashar al Assad avrebbe favorito il potere dei fondamentalisti sunniti e le pressanti interferenze di Israele.

L’esempio dei confinanti Libano ed Iraq e l’evoluzione delle rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia era allora una forte preoccupazione per tutte le minoranze.

Ai tempi di Hafez Assad padre ebbi modo di conoscere l’area di Al Suweyda, delle città nabatee, dell’antica Bosra e di Filippopoli (Shahba), dove le rovine sono abitate da Drusi e le case sono in basalto nero.

Allora i Drusi di Siria abitanti del Golan apparivano emarginati, considerati pezzenti, e già erano sospetti per il legame con Israele, infatti fornivano servizi di sorveglianza sul passaggio delle merci (ortaggi, frutta e droga) che dalla Turchia transitavano verso Israele. Però godevano di una certa autonomia e inviavano propri rappresentanti al Parlamento nazionale siriano.

Scavando nel passato, la prima testimonianza sulla comunità drusa in Libano è del viaggiatore ebreo Beniamino di Tudela che nel 1167 scriveva: “A dieci miglia di distanza (da Sidone) vivono delle genti, chiamate drusi, che sono in guerra con gli abitanti della città; sono pagani e non conoscono leggi.

Abitano sulle montagne e nelle fenditure delle rocce; non hanno re né alcuno che li governi, ma vivono indipendenti; i loro confini arrivano al Monte Hermon…un popolo che crede nella reincarnazione delle anime ed ama gli ebrei: un popolo chiamato drusi”.

La setta etnico-religiosa drusa, nata in Egitto nell’11° secolo, fin dalle origini sciite ismailite accolse elementi di ebraismo, induismo e cristianesimo. Oggi ha preso definitivamente distanza dall’Islam. I Drusi, considerati eretici o infedeli dai musulmani sunniti, sono stati oggetto di persecuzioni già a partire dal regno del figlio del fondatore della setta, il sesto califfo ismailita fatimide Al-Ḥākim bi-Amr Allāh regnante dal 996 al 1021, ricordato per le riforme religiose e le persecuzioni contro ebrei e cristiani. Dal 1043 è stata dichiarata chiusa la “porta dell’adesione”, quindi solo chi è figlio di Drusi può essere considerato parte della setta.

La dottrina, conosciuta da un 20% della popolazione e cioè dagli “intelligenti” (tutti gli altri sono “gli ignoranti”, sostiene che lo spirito divino si è manifestato in forme umane, da Adamo al califfo fondatore Al-Ḥākim; che dalla divinità emanano cinque “ministri“ (Intelletto attivo, Anima, Verbo, Precedente, Seguente) incarnati in personaggi biblici e islamici e nei fondatori della setta.

Altro fondamento dottrinale è la trasmigrazione delle anime dopo la morte; inoltre è praticato uno spiccato esoterismo che viene rivelato da un maestro superiore solo a chi sia ritenuto degno. I testi sacri dei Drusi sono il Corano, Kitab Al Hikma (il “libro della saggezza” corpus di testi, la Bibbia, le opere di Platone e dei filosofi influenzati da Socrate. In realtà è tutto molto “oscuro”: non si conosce la liturgia drusa, né sono testimoniati edifici religiosi: una segretezza che sembra funzionale ad evitare ingerenze coloniali e ulteriori persecuzioni.

Oggi per noi il problema è ridotto al ridicolo di individuare – tra Drusi siriani e Drusi israeliani – chi sono i buoni e chi sono i cattivi, quando invece sarebbe più importante cercar di capire chi strumentalizza chi, perché e per quali fini.

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parole ribelli, menti libere

Maria Morigi
Maria Morigi
Ex-insegnante, laureata in Archeologia greco-romana all’Università di Trieste e studiosa di religioni orientali. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).

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