Si è concluso il discorso di Mario Draghi al Senato che ha chiesto, in sintesi, “un nuovo patto di sviluppo concreto e sincero”. Cioè, traduciamo, carta bianca per continuare.
“Mercoledì – ha sottolineato in apertura del suo discorso – ho rassegnato le dimissioni. Questa decisione è seguita al venir meno della maggioranza di unità nazionale che ha appoggiato il governo dalla sua nascita. Il capo dello Stato le ha respinte e chiesto di informare il Parlamento. Decisione che ho condiviso. Oggi mi permette di spiegare a voi e agli italiani questa decisione tanto sofferta quanto dovuta”.
Draghi ha rivendicato i risultati ottenuti dal suo governo in questi 17 mesi. Ma ha anche indicato una serie di obiettivi per i quali, ha evidenziato: “Non serve una fiducia di facciata che svanisca di fronte ai provvedimenti scomodi“.

Ma il premier ha anche sottolineato in maniera piccata un paio di cose: “Serve sostegno convinto all’esecutivo e non a proteste non autorizzate e talvolta violente”, accusando tra le righe alcune forze politiche di aver sostenuto le proteste delle scorse settimane, riferendosi a quella dei taxi.
E poi quel riferimento che ha fatto rumoreggiare l’aula: “Siete pronti a confermare lo sforzo dei primi mesi, che poi si è affievolito? Sono qui solo perché gli italiani lo hanno chiesto”.
Un’affermazione che da il senso della misura draghiano per le istituzioni che ha provocato malumori anche in un Senato “sdraiato” sulle posizioni governiste come quello attuale, tanto che la Casellati è dovuta intervenire per placare gli animi: “Avete 5 ore e mezzo per discutere”.
Draghi al Senato: “Sono qui solo perché gli italiani lo hanno chiesto”
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