De Masi: “Schlein di sinistra? Poco poco. Dopo Letta sembrano tutti bolscevichi”

De Masi: “Aver avuto Enrico Letta a idolatrare l’agenda Draghi e schivato per un soffio il conservatore Bonaccini, fa ritenere la neosegretaria figlia adottiva di Gramsci. Effetto ottico, appunto.”

De Masi: “Schlein di sinistra? Poco poco.”

Domenico De Masi, sociologo e professore di sociologia del lavoro, attento osservatore delle dinamiche politiche italiane e, tra i primissimi a studiare il fenomeno Cinque Stelle quando era ancora agli albori e – si dice – molto ascoltato da Giuseppe Conte, intervistato da Antonello Caporale del Fatto Quotidiano ha parlato del PD a guida Schlein e delle scelte future del leader pentastellato.

In particolare, alla domanda se il Pd spostato a sinistra obbligherà Conte a trovare riparo a destra, la risposta è stata di segno opposto:

“Se fossi interpellato gli direi di stare tranquillissimo anzi di spostarsi ancora di più a sinistra. Numero uno: Elly è moderatamente laburista, appena appena di sinistra, lontana anni luce da ciò che diceva Berlinguer, per capirci. Sta solo chiedendo, e del tutto opportunamente, che l’Italia riconosca come proprie le conquiste sociali dei grandi Paesi europei, dal reddito di cittadinanza al salario minimo.”

Dunque la Schlein “non è di sinistra?”, chiede caporale.

“Poco poco, così così. L’effetto ottico che la rende quasi una bolscevica è dato dal pregresso pantofolaio e neoliberista di quel partito. Aver avuto Enrico Letta a idolatrare l’agenda Draghi e schivato per un soffio il conservatore Bonaccini, fa ritenere la neosegretaria figlia adottiva di Gramsci. Effetto ottico, appunto.”

De Masi poi puntualizza: “Conte ha una prateria davanti a sé. Deve sempre ricordare che ci sono in Italia 10 milioni tra poveri assoluti e quasi poveri. La maggior parte di essi non vota, aspetta qualcuno che li rappresenti. Dopo la precarizzazione del lavoro manuale ci troveremo, a breve, con la consunzione del lavoro intellettuale per colpa dell’intelligenza artificiale. Il mio lavoro, il suo lavoro non esisteranno più nel modo in cui li abbiamo conosciuti e svolti. Sono grandi praterie che si aprono.”

Il movimento ancora più a sinistra, dunque. E la conclusione del sociologo è ironicamente tranchant:

“Il fatto è che non siamo abituati, non abbiamo parole e idee. E dire sinistra, dirsi progressisti, fa apparire estremista e sovversiva anche l’ape Maia.”

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