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Furiose polemiche per il tweet di Carlo Rovelli contro l’Occidente che si indigna solo per Israele: “Se questo non è razzismo, cos’è?”.
Carlo Rovelli e la polemica sull’Occidente razzista con i palestinesi
In un batter d’occhio tutta la retorica propagandistica sulla guerra in Ucraina si è spenta e trasferita pari pari nel conflitto israelo-palestinese, aggiungendoci quel quid in più di razzismo anti-arabo che fa superare anche in follia i deliri russofobi.
A sottolineare questo aspetto arriva un tweet di Carlo Rovelli, fisico, saggista e divulgatore scientifico, finito pi volte negli ultimi due anni nel tritacarne mediatico delle polemiche per le sue posizioni pacifiste (che onta!).
Scrive Rovelli: “Gli israeliani massacrano i palestinesi: nessun problema per l’Occidente. I palestinesi massacrano gli israeliani: l’Occidente è totalmente scioccato. Decenni e decenni così, e continuano. Se questo non è razzismo, cos’è?”.

Apriti cielo! La reazione degli utenti del club dei guerrafondai si scatena in un diluvio di commenti, offese e polemiche. Non mancano i sostenitori del fisico ma, la natura stessa di Twitter (il social più utilizzato nella sfera anglofona per la comunicazione politica) non lascia dubbi sull’orientamento delle discussioni.
Come ha scritto Francesco Dall’Aglio nella sua War Room: “È abbastanza interessante notare (non che mi aspettassi niente di diverso) che gli account NAFO “importati”, quelli che dettano la linea, sono passati tutti, senza eccezione e immediatamente, al sostegno assoluto di Israele abbandonando l’Ucraina nel giro di due ore – al massimo dando la colpa della situazione alla Russia, facendo equivalenze tra il “terrorismo” russo e quello di Hamas eccetera.
Stesso ragionamento per i falchi dell’amministrazione USA e UK, per gli “analisti militari”, inclusi quelli nostrani, e per i loro follower. Quasi come se, appunto, dell’Ucraina in quanto tale non importi niente a nessuno e la cosa fondamentale sia piuttosto sostenere le cause sostenute da un determinato paese al di là del mare, nell’ordine di importanza e di urgenza che quel paese stabilisce.
E a proposito di follower e dei loro commenti, è interessante anche notare, e anche qui senza sorpresa, come le rigidissime gabbie censorie di Facebook e Twitter non abbiano alcun problema con gli appelli al g€ñø©idiø nei confronti dei palestinesi, mentre io su Facebook devo scrivere la parola stessa in questo modo ridicolo altrimenti addio profilo.”

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