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Gas vulnerabili a ottobre +9,1%: 176,80 centesimi al metro cubo, spesa annua con la luce a 2.813,6 euro, record storico. Intanto Washington propone di riportare in Europa il gas russo tramite un intermediario americano. Roma e Bruxelles ufficialmente tacciono.
Il rincaro dei vulnerabili: record storico, trasparenza inclusa
Il prezzo di riferimento del gas per il cliente tipo del Servizio di tutela della vulnerabilità ha raggiunto i 176,80 centesimi di euro al metro cubo, il 9,1% in più rispetto a settembre. Lo ha comunicato l’Arera il 3 novembre, spiegando che per ottobre le quotazioni all’ingrosso hanno subito un deciso rialzo. La materia prima pesa per 97,06 centesimi, il 54,9% del totale, e il resto si divide tra imposte, trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema e vendita al dettaglio.
Per una famiglia con consumi di 1.100 metri cubi annui il Codacons calcola 163 euro in più su base annua, a prezzi costanti: la bolletta del gas sale così a 1.945 euro e, sommata agli 868,6 euro della luce, porta il conto complessivo a 2.813,6 euro. I clienti interessati sono circa 2,3 milioni. L’Unione nazionale consumatori parla di record assoluto, imposte comprese, con il precedente primato di dicembre 2022 scivolato sul gradino più basso del podio. Eppure la sola materia prima costa oggi 94,5436 centesimi, il 24,2% in meno dei 124,7659 di allora, quando però incidevano gli interventi del governo Draghi su imposte e oneri. Assoutenti segnala il sesto aumento consecutivo e teme l’inverno, quando i consumi cresceranno.
Sullo sfondo, il Wall Street Journal riferisce che gli Stati Uniti sostengono una rapida ripresa delle vendite di gas russo verso l’Europa attraverso i gasdotti ucraini, nell’ambito dei negoziati per una tregua energetica invernale. Steve Witkoff e Jared Kushner ne avrebbero parlato durante il viaggio di settembre in Russia e Ucraina, e la vendita passerebbe per un intermediario americano, così da aggirare le sanzioni. Secondo alcune ricostruzioni i proventi russi finirebbero su un conto vincolato in un Paese terzo. Per i negoziatori di Washington il ritorno di Mosca sul mercato europeo darebbe a Putin un incentivo ad accettare un accordo, mentre i governi europei, sempre stando al quotidiano, restano contrari per timore di ricreare la dipendenza. Roma e Bruxelles ufficialmente tacciono, e si tratta di una proposta, non di un’intesa conclusa.
Il gas russo con il timbro americano
Per tre anni agli europei è stato spiegato che la bolletta alta era il prezzo doloroso ma nobile dell’emancipazione da Mosca. Ora si scopre che il problema non era il gas russo, bensì il suo percorso commerciale: basta un intermediario con passaporto statunitense, e ciò che violava il principio diventa strumento di pace, con le sanzioni aggirate per via diplomatica. L’intermediario, notano alcuni osservatori, potrebbe incassare commissioni, dettaglio che rende la sceneggiatura meno altruista di come la raccontano.
Intanto a pagare è chi non ha margini. Il servizio di tutela esiste per proteggere i più fragili dal mercato e ne esce un conto annuo di 2.813,6 euro, con tanto di primato storico: la protezione costa ora più dei prezzi che l’avevano resa necessaria nel 2022. L’Arera elenca ogni voce, centesimo per centesimo, e la trasparenza ha il garbo di chi consegna il conto spiegando con precisione dove cade la lama.
Resta da capire chi decida. Se Roma tace perché non ha ancora un’opinione, la cosa sarebbe grave; se tace perché ne ha una che non conviene dire, sarebbe peggio. Un Paese tanto esposto al gas dovrebbe chiarire ai suoi 2,3 milioni di vulnerabili se il rincaro sia un fatto di mercato o una tappa del negoziato. L’inverno, nel frattempo, non aspetta le conferenze stampa.

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