Arrestato presunto membro della Brigata Ebraica dopo gli spari contro 2 iscritti ANPI

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Roma, 25 aprile: Eitan Bondi, 21 anni, arrestato per aver sparato con una soft air a due iscritti ANPI. Identificato tramite telecamere, parla di “Brigata Ebraica”. Non solo cronaca: memoria e tensione politica si sovrappongono.

25 aprile, spari e simboli: la memoria sotto tiro

Roma, 25 aprile 2026. Al termine del corteo per la Festa della Liberazione, tra via Ostiense e via delle Sette Chiese, a pochi metri dal Parco Schuster, due iscritti all’ANPIRossana Gabrieli, 62 anni, e Nicola Fasciano, 66 — vengono colpiti da proiettili sparati da una pistola soft air. Le ferite sono lievi (collo, mano, spalla), ma la Procura di Roma ha comunque ipotizzato il reato di tentato omicidio.

L’autore è stato identificato e fermato nelle ore successive: si tratta di Eitan Bondi, 21 anni. Decisivi i filmati delle telecamere di sorveglianza acquisiti dalla Digos: in due sequenze distinte si vede un uomo con giubbotto verde militare e casco integrale fermarsi su uno scooter bianco, puntare l’arma e sparare almeno quattro colpi, per poi fuggire.

Il secondo video, registrato sul Lungotevere di Pietra Papa — circa due chilometri dal luogo dell’aggressione — ha consentito di individuare la targa del mezzo. Da lì, l’identificazione. Un’indagine lineare, costruita su elementi tecnici più che su testimonianze.

Bondi, secondo quanto riportato agli investigatori  e riportato da diversi quotidiani, avrebbe dichiarato di appartenere alla “Brigata Ebraica”, che da par sua ha negato che il giovane sia tra i suoi iscritti. Un’affermazione che non ha, allo stato, riscontri organizzativi, ma che introduce un elemento politico immediato nella lettura del gesto. Le vittime hanno fornito una ricostruzione coerente: stavano rientrando verso il parco dopo il corteo, con i fazzoletti dell’ANPI ben visibili.  Fasciano parla di un’azione mirata, non casuale.

Il significato simbolico

L’episodio interviene in un clima già segnato da tensioni attorno alle manifestazioni del 25 aprile. Negli ultimi anni, la presenza della Brigata Ebraica nei cortei è stata oggetto di contestazioni da parte di alcune componenti della sinistra radicale, soprattutto in relazione al conflitto israelo-palestinese.

Il richiamo fatto da Bondi assume un peso specifico che va oltre la cronaca. Non perché definisca automaticamente una matrice organizzata, ma perché segnala un uso politico e identitario di simboli storici in un momento estremamente polarizzato.

La reazione dell’ANPI, con la presidente provinciale di Roma Marina Pierlorenzi, è netta: «È stato preso chi ha sparato, ma resta la preoccupazione per il significato dell’attacco». Le vittime, pur fuori pericolo, restano scosse. È previsto un incontro con l’ANPI nazionale per valutare anche eventuali azioni legali.

C’è poi un elemento tecnico che merita attenzione: l’arma utilizzata. Una pistola soft air, quindi non letale, ma impiegata in modo da simulare un’aggressione reale. Non un dettaglio marginale. La scelta indica una volontà di colpire senza oltrepassare — almeno nelle intenzioni — la soglia dell’evento irreversibile, ma mantenendo un forte impatto intimidatorio.

Il risultato è un episodio che si colloca in una zona intermedia: non terrorismo, non semplice bravata. Un gesto individuale, ma inserito in un contesto simbolico carico, in cui memoria storica e conflitto politico tendono sempre più a sovrapporsi.

 

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