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martedì, Luglio 5, 2022

A Severodonetsk si continua a combattere

Ci sono due versioni opposte sull’andamento della battaglia di Severodonetsk, che dura ormai da più di un mese. Facciamo il punto.

Severodonetsk, la resistenza continua

Nel saliente di Severodonetsk i russi non stanno conducendo una vera e propria manovra a tenaglia, che consiste nell’avvolgimento (il più possibile celere) delle ali di un esercito nemico (l’esempio più famoso è la battaglia di Canne).

Difatti, l’attacco russo si dovrebbe piuttosto definire come un tentativo di “comprimere” il più possibile questo saliente dato che i russi attaccano in tutte le direzioni, incluso il “naso” (la punta orientale) del saliente ossia la città di Severodonetsk.

Lo scopo chiaramente è accerchiare/distruggere la maggior parte delle brigate ucraine che difendono questo settore del fronte incluse quelle che presidiano la linea Sloviansk-Bakhmut, che coincide con la “corda” o base del saliente, anche se la linea di resistenza avanzata ucraina è dietro il Serverskij Donec (tranne la testa di ponte presso la città di Severodonetsk che si trova sulla riva orientale di questo fiume).

I russi e filorussi puntano quindi non su una manovra celere ma sulla potenza di fuoco (in pratica cercano di fare crollare il fronte ucraino con “poderose spallate”). Si tratta cioè di una battaglia di logoramento che causa gravi perdite ad entrambi gli eserciti.

Peraltro, in una situazione come questa è anche estremamente rischioso per un esercito ritirarsi in modo ordinato, dato che è facile che si diffonda il panico e la ritirata si trasformi in una rotta. Forse anche per questo motivo gli ucraini continuano a resistere ostinatamente nella città di Severodonetsk, nonostante che l’avanzata russa (benché assai lenta e “goffa”) minacci ora la stessa linea Sloviansk-Bakhmut.

Del resto, ci sono due versioni opposte sull’andamento di questa battaglia che dura ormai da più di un mese. Secondo fonti britanniche (ma anche americane) i russi non sarebbero in grado di colmare rapidamente le perdite subite e di rigenerare i BTG distrutti o gravemente danneggiati se non impiegando truppe inesperte, riservisti e mezzi obsoleti, di modo che gli ucraini potrebbero vincere una battaglia di logoramento.

Secondo altri fonti invece sarebbe l’esercito ucraino a rischiare il collasso, tanto è vero che gli stessi ucraini hanno ammesso di perdere circa 1.000 soldati al giorno (circa due battaglioni al giorno!). Si tratta appunto di perdite che ben difficilmente un esercito come quello ucraino può permettersi senza rischiare di collassare.

D’altra parte, la Russia dispone di un potenziale umano che è il triplo di quello ucraino e di una potenza di fuoco nettamente maggiore, anche se i dati che si possiedono sulla reale forza di entrambi gli eserciti e sulla loro efficienza operativa sono troppo incerti per fare delle previsioni.

Comunque sia, anche se l’esercito ucraino, oltre a continuare a bombardare la città di Donetsk, è in grado di condurre alcuni contrattacchi o contrassalti anche nelle zone di Cherson, Izjum e Kharkov, i russi hanno il controllo di tutta la fascia orientale ucraina fino a Kharkov, e non si capisce come sia possibile una riconquista militare di questi territori da parte dell’esercito ucraino senza l’appoggio di una forte aviazione, sempre che non crolli l’intero sistema politico e militare della Russia.

Quel che si deve infatti tenere presente è che non è Putin ma l’intera classe dirigente della Russia che non può accettare di perdere questa guerra (perlomeno sotto il profilo strettamente militare), di modo che è lecito ritenere che la Russia, se fosse messa con le spalle al muro, non esiterebbe ad alzare il livello dello scontro anche oltre quello convenzionale.

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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