A Gaza, più di quattro bambini su cinque [l’85%] hanno digiunato per un giorno intero negli ultimi tre giorni. Non solo: quasi la totalità dei bambini (il 95%) ha una dieta monotematica, basata su alimenti che appartengono solo a due categorie nutrizionali contro le cinque categorie necessarie per uno sviluppo sano, ed è noto che la malnutrizione ha gravi conseguenze sullo sviluppo fisico e cognitivo dei bambini.
La situazione è per di più destinata a peggiorare: da un mese Israele ha occupato militarmente e completamente chiuso il valico di Rafah, e lascia passare camion da Kerem Shalom solo in quantità risibili, neanche sufficienti a fare da foglia di fico.
Quella degli attuali bambini di Gaza è quindi una generazione perduta: non solo uccisa, ferita e mutilata, non solo segnata da terribili traumi di ogni tipo possibile e immaginabile, ma anche destinata ad essere afflitta da problemi fisici e cognitivi di ogni tipo.
Quando qualche benpensante sale sulla cattedra del ‘puntacazzismo’ a criticare l’uso del termine genocidio, fategli leggere l’articolo che segue (tradotto in italiano dal sito delle Nazioni Unite): se avrà ancora il coraggio di negare la realtà, avrete la garanzia di essere al cospetto di una persona priva dei requisiti minimi di umanità.
Gaza: i bambini muoiono di fame a causa dei persistenti ostacoli all’accesso agli aiuti
Sono decisamente troppo pochi gli aiuti stanno raggiungendo la popolazione di Gaza, al punto che i bambini stanno morendo di fame. Lo hanno detto venerdì i portavoce delle organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite, in un rinnovato appello a Israele affinché rispetti il diritto internazionale riguardo al passaggio sicuro dei soccorsi salvavita nell’enclave devastata dalla guerra.
L’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS ) fa seguito alla scoperta che più di quattro bambini su cinque [l’85%] “non hanno mangiato per un giorno intero almeno una volta nei tre giorni” precedenti a un sondaggio sull’insicurezza alimentare.
La fotografia della fame
“Si tratta di bambini sotto i cinque anni che non ricevono cibo tutto il giorno”, ha detto la portavoce dell’OMS, la dott.ssa Margaret Harris. “Se ti chiedi: ‘Le forniture stanno arrivando?’ la risposta è no, i bambini muoiono di fame”.
Ulteriori preoccupanti risultati provenienti dall’indagine sulla situazione dell’insicurezza alimentare hanno indicato che quasi tutti i giovani intervistati a Gaza [95%] ora mangiano solo due diversi gruppi alimentari al giorno, mentre la raccomandazione dell’OMS è di mangiarne almeno cinque.
Secondo un aggiornamento di questa settimana dell’ufficio di coordinamento degli aiuti delle Nazioni Unite, OCHA, da metà gennaio oltre 93.400 bambini con meno di cinque anni sono stati sottoposti a controlli per la malnutrizione a Gaza; 7.280 sono risultati affetti da malnutrizione acuta, tra cui 5.604 con malnutrizione acuta moderata e 1.676 con malnutrizione acuta grave.
Orrori prevenibili
Facendo eco a queste preoccupazioni, l’OCHA ha evidenziato il rischio di morte per malnutrizione e carestia per le persone più vulnerabili di Gaza.
“Direi che certamente non stanno ricevendo la quantità di cibo di cui hanno disperatamente bisogno per prevenire una carestia, per prevenire tutti i tipi di orrori a cui assistiamo. Al momento ne sta arrivando molto, molto poco”, ha detto il portavoce dell’OCHA Jens Laerke.
Rispondendo alle domande sugli ostacoli all’accesso agli aiuti, ha ribadito che gli obblighi delle autorità israeliane ai sensi del diritto internazionale umanitario di facilitare la consegna degli aiuti “non si fermano al confine. Non basta scaricare il cibo a pochi metri dal confine per poi allontanarsi, lasciando agli operatori umanitari il compito di attraversare zone di combattimento attive – cosa che non possono fare – per raccoglierlo. Quindi, per rispondere alla tua domanda, no, gli aiuti che entrano non raggiungono la gente”.
Mentre si susseguono le notizie di bombardamenti israeliani mortali su Gaza, gli operatori umanitari continuano a sottolineare che il transito via terra per i convogli di aiuti rimane “l’unico modo per far arrivare (gli aiuti) su vasta scala e rapidamente… Abbiamo bisogno di più punti di passaggio via terra e abbiamo bisogno che siano aperti e che siano sicuri per poter essere utilizzati per ritirare gli aiuti quando vengono consegnati”, ha detto il portavoce dell’OCHA.
Il fallimento del pontile galleggiante
Alla domanda sul molo galleggiante [per consentire l’attracco di navi con aiuti] costruito dai militari statunitensi e ormeggiato al largo della costa di Gaza che, secondo quanto riferito, è stato parzialmente distrutto da una mareggiata, Laerke ha osservato che “qualsiasi modo di far arrivare aiuti è benvenuto, quindi se il pontile non funziona è una pessima notizia… Però, pensare che il pontile potesse essere il principale canale per l’arrivo degli aiuti è sempre stato irrealistico. Continuiamo a ribadire che avrebbe potuto essere tutt’al più un’aggiunta”.
Nell’ambito dei suoi continui sforzi per prevenire la morte per fame a Gaza, l’OMS ha riferito che, insieme ai partner e alle autorità sanitarie locali, continua a offrire servizi di “stabilizzazione” per i bambini che soffrono delle forme di malnutrizione più pericolose per la vita.
Ad oggi, 68 bambini hanno ricevuto cure, ma a causa del recente inasprimento delle ostilità, il centro di stabilizzazione nutrizionale dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, è fuori servizio.
Dal 1° maggio, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e i suoi partner hanno riferito di aver raggiunto circa 60.000 bambini di età inferiore ai cinque anni e 22.820 donne incinte e che allattano con una quantità di integratori nutrizionali sufficienti per 15 giorni, per aiutare a prevenire la malnutrizione.

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