Sony ci regala il futuro: dal 2028 pagherai 80 euro per non possedere un bel niente

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Il futuro del gaming rischia di essere un gigantesco affitto travestito da acquisto: niente dischi, niente usato, prezzi controllati dagli store e licenze revocabili. Paghi 80 euro, clicchi “Acquista”, ma possiedi soltanto il diritto di giocare finché qualcuno te lo concede.

Sony spegne il disco: 80 euro per comprare qualcosa che non sarà mai tuo

Cari amici, accendete una candela per il disco di The Last of Us  che avete sullo scaffale. Carezzatelo. Annusatelo. Quel cerchio di policarbonato, oltre a contenere un gioco, contiene qualcosa di rarissimo nel 2026: è vostro. Potete prestarlo a un amico, rivenderlo al mercatino dell’usato, regalarlo a un nipote o usarlo come sottobicchiere. È un oggetto. Un bene. Una cosa.

Sony, con la solita delicatezza di un bulldozer in una cristalleria, ha annunciato che da gennaio 2028 i dischi fisici per PlayStation spariranno. Tutti i nuovi giochi saranno digitali. Esclusivamente digitali. E voi, cari consumatori, sarete invitati a sborsare 70, 80, forse 90 euro per una licenza d’uso personale, non trasferibile, revocabile e, permettetemi il termine tecnico, evaporabile.

La grande truffa semantica

Sul PlayStation Store il pulsante dice “Acquista ora”. Buy Now . Un’espressione così rassicurante, così concreta. Eppure, se leggi i Termini di Servizio (cosa che nessuno fa, lo sappiamo), scopri che non stai acquistando un bel niente. Stai noleggiando a tempo indeterminato un permesso di accesso a dei bit che risiedono su un server a Tokyo. Se domani Sony decide che quel server non gli serve più, o che il tuo account ha un’aria sospetta, o semplicemente che il gioco non è più redditizio, tu resti con le mani in mano e 80 euro in meno sul conto.

In California qualcuno ha notato questo piccolo dettaglio e ha intentato una class action proprio perché chiamare “acquisto” qualcosa che è una licenza revocabile è, tecnicamente, un po’ come chiamare “affitto” una compravendita immobiliare. La legge AB 2426 dello Stato dorato impone alle aziende di essere esplicite. Sony, per ora, continua a usare il tastino verde “Acquista”. Chissà, forse nel loro dizionario “acquistare” significa “pregare che non chiudano i server”.

I prezzi: un’opera di stabilità ammirevole

C’è un vantaggio enorme nel digitale, ve lo garantisco: la stabilità dei prezzi. Un gioco che nel 2028 costerà 80 euro, nel 2030 costerà ancora 80 euro. Nel 2035? Indovinate un po’. Sempre 80 euro. È come avere un’obbligazione a tasso fisso, solo che invece di ricevere interessi, tu paghi.

E perché mai dovrebbe scendere? Non c’è più l’usato che spinge verso il basso. Non ci sono negozi che devono smaltire scorte invendute. Non c’è quel fastidioso mercato secondario dove un ragazzo ti vende God of War  a 20 euro perché l’ha finito e vuole comprarsi il prossimo. No, ora il prezzo lo fissa un algoritmo a Cupertino, anzi, a Tokyo, e tu accetti, perché non hai alternative. Se vuoi giocare su PlayStation, compri dallo Store PlayStation. Punto.

È curioso: in un’epoca in cui si parla tanto di concorrenza e mercati liberi, Sony ha costruito un bellissimo monopolio verticale. Loro fanno la console, loro fanno il gioco, loro fanno l’unico negozio dove puoi comprarlo. E se osi lamentarti, ti ricordano che esiste Xbox. Sì, certo. È come dire a qualcuno che non gli piace il prezzo della benzina di comprare una bicicletta. Tecnologicamente corretto, praticamente inutile.

GameStop: dal tempio del gaming al museo dei ricordi

E i negozi? Ah, i poveri negozi. GameStop ha già chiuso quasi mille punti vendita negli ultimi anni. Con l’annuncio Sony, il loro destino è segnato. Si trasformeranno in boutique di merchandise: action figure, tazze con il logo di Spider-Man , magliette di Astro Bot. Forse qualche carta regalo per scaricare giochi digitali. Immaginate la scena: entrate in un negozio di videogiochi, chiedete un gioco, e il commesso vi stampa un codice su uno scontrino termico. La magia dell’informatica.

Nintendo, per ora, sembra l’unica a resistere alla follia digitale totale. Le loro schede di gioco per Switch sono ancora lì, compatte, odorose di plastica nuova, possessibili. Quindi forse i negozi fisici sopravvivranno come templi Nintendo, un po’ come le librerie indipendenti che vendono solo libri cartacei mentre Amazon domina il mondo. Niche romantiche per nostalgici.

Le cause: quando anche i giudici iniziano a stancarsi

Non è tutto perduto, però. I tribunali si stanno muovendo. Negli Stati Uniti la class action Caccuri v. Sony  ha già strappato un accordo da quasi 8 milioni di dollari — senza che Sony ammettesse colpe, ovviamente. Nel Regno Unito un’altra causa chiede 1,97 miliardi di sterline per i prezzi gonfiati del PlayStation Store. E in Europa, l’iniziativa “Stop Killing Games” ha raccolto 1,3 milioni di firme per chiedere alla Commissione UE di impedire agli editori di “uccidere” i giochi disattivando i server. La Commissione ha risposto con un elegante “non possiamo imporlo per ora, ma parleremo con l’industria”. Tradotto: stanno aspettando che il problema diventi troppo grande per essere ignorato.

Il paradosso è che tutto questo è legale. Oggi. Domani? Forse un po’ meno. Ma intanto, tu, consumatore modello, continuerai a cliccare “Acquista ora” sapendo perfettamente che non acquisti un bel niente.

Benvenuti nell’era dell’aria fritta

Quindi eccoci qui. Dal 2028, ogni volta che pagherete 80 euro per un gioco PlayStation, ricordatevi che non state comprando un prodotto. State finanziando un permesso. Una promessa. Un’illusione di proprietà confezionata con grafiche mozzafiato e trailer cinematografici.

Sony ci dice che è una “direzione naturale”, visto che l’85% delle vendite è già digitale. Ma c’è una differenza sottile tra “la gente preferisce il digitale” e “la gente non ha più scelta”. La prima è evoluzione del mercato. La seconda è un monopolio che indossa le vesti del progresso.

E voi, cari giocatori, cosa potete fare? Potete votare con il portafoglio. Aspettare gli sconti. Passare a Nintendo. O semplicemente accettare che, in un futuro non troppo lontano, racconterete ai vostri nipoti: “Un tempo, i giochi erano oggetti. Si potevano toccare. E costavano meno, perché qualcuno, da qualche parte, ancora credeva che il mercato dovesse essere libero.”

I nipoti vi guarderanno con occhi compassionevoli, poi torneranno a scaricare Call of Duty 2045  sul loro impianto neurale diretto, pagando 120 euro a stagione. E voi avrete ancora il vostro disco di Bloodborne  sullo scaffale. Polveroso. Irriducibile. Vostro.

 

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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