Occidente psichico: i messaggi degli sconosciuti su Messenger

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I sempre più improbabili messaggi degli sconosciuti su Messenger sono notoriamente raggiri ma tutte le truffe si rassomigliano: dicono poco di chi le pratica, ma molto di noi.

I messaggi degli sconosciuti su Messenger

Se fossi un editore, pubblicherei un almanacco dei messaggi che vengono inviati dagli sconosciuti su Messenger. Non sono solamente buffi, come quello di un presunto membro della famiglia Rothschild che circola di questi tempi, ma in alcuni casi contengono competenze linguistiche nient’affatto banali.

Prendiamo il messaggio di una certa X.B. (il nome era scritto per intero) inviato i al sottoscritto:

“Salve, mi chiamo X.B., Sono vedova e non ho avuto la possibilità di partorire con il mio defunto marito. Soffro di cancro dal 2013. Sto morendo e voglio dare una possibilità a qualcuno di cui mi fido e che abbia un buon cuore. Se sei interessato, per favore cerca di darmi il tuo numero di WhatsApp e l’indirizzo e-mail, grazie e che Dio ti benedica.”

La comunicazione si avvale della figura retorica della aposiopesi, in cui si dice qualcosa senza dichiararlo esplicitamente. Nella fattispecie, per insinuare che io potrei facilmente ottenere un patrimonio a cui si allude di nuovo senza nominarlo, viene puntualizzato che la scrivente non ha avuto la possibilità di partorire con il defunto marito; dunque niente figli e dunque, soprattutto, nessuna linea ereditaria, solo una persona di buon cuore a cui lasciare tutto.

Inoltre – e anche questa è retorica, corriva fin che si vuole ma debitrice di una lunga efficace tradizione – sullo stesso rigo troviamo termini che rimandano alla nascita e alla morte, andando a ripescare il più antico degli ossimori.

Per quanto agli occhi dei più l’effetto sia comico, le strategie espressive, camuffate in un messaggio di norma destinato al cestino, continuano sotto traccia a esercitare la funzione per la quale sono state concepite.

E su mille persone a cui viene inviato, vogliamo concedere che almeno una se lo beva? Altrimenti non verrebbe scritto. Uno, due tre o forse cento, solo meno sgamati, ma a ben vedere con desideri e un immaginario non troppo diversi dai nostri; soldi facili, scorciatoie attraverso cui raggiungere la vetta.

È l’hypocrite lecteur a cui Baudelaire dedica i Fiori del male, simile e fratello al poeta. In fondo, tutte le truffe si rassomigliano: dicono poco di chi le pratica, ma molto di noi come Occidente psichico.

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Guido Hauser
Guido Hauser
Giornalista e scrittore

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