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sabato 5 Giugno 2021
LifeStyleL'arte del bonsai, tra bellezza e crudeltà

L’arte del bonsai, tra bellezza e crudeltà

Il bonsai, antica arte che costringe la piantina fin dalla nascita ad assumere la forma ricercata dal suo coltivatore.

L’arte del bonsai

L’arte del bonsai consente di riprodurre in miniatura alberi maestosi, con forme particolari, segnate dall’ingiuria del tempo. Come tutte le pratiche zen si fonda sulla ricerca di una perfetta sintonia tra uomo e natura.

La costante cura della pianta permette all’uomo di imparare a conoscere il piccolo arbusto e al contempo instaurare un legame intimo con se stesso attraverso la meditazione praticata durante la coltura.

L’evoluzione di questi alberi in miniatura non è naturale, bensì guidata dalla mano dell’uomo, mediante un continuo lavoro di potatura, costrizione e crudeltà.

Il bonsai, un’antica pratica zen

L’arte del bonsai può essere paragonata all’antica usanza cinese di fasciare stretti i piedi delle bambine, perché potessero mantenere questo tratto di infantile grazia anche in età adulta.

Il bonsai nacque in Cina, durante la dinastia Tsin (265-420 d.C.) e in origine veniva chiamato punsai, letteralmente pianta (pun) in vaso (sai). Nulla di più. Non vi era nessun significato artistico, ma soltanto la necessità di portare con sé delle piante utili, per le tribù nomadi o per gli erboristi. [1]

I primi alberi in miniatura furono probabilmente raccolti così com’erano in natura e invasati. Non erano cresciuti a causa delle intemperie e i coltivatori si dedicavano alla potatura modellando la pianta fino a ricreare figure di draghi, serpenti, uccelli e animali fantastici.

La tendenza a coltivare bonsai guidandoli verso una forma di albero adulto si sviluppò alcuni secoli dopo. Probabilmente questa arte arrivò in Giappone tramite i monaci buddhisti che si recavano in Cina a studiare le dottrine esoteriche chan (in giapponese zen).

In seguito si svilupparono varie scuole e diversi stili di coltivazione, con la finalità di creare un rapporto di armonia fra l’uomo e la natura.

Il costante impegno del potatore

Sin dalla nascita della pianta, il coltivatore ne studia la conformazione, per capire quale sia la personalità unica del piccolo albero. Una volta riconosciuta la sua forma interiore, la finalità è quella di renderla evidente nella sua immagine esteriore.

Il lavoro costante del potatore si sofferma soprattutto nell’orientamento del tronco e nell’inclinazione dei rami. Piccoli alberi di 30 o 40 centimetri, che rievocano maestosi arbusti consumati nella corteccia o impoveriti dei rami.

Tra i vari stili, uno dei più famosi è quello “ventoso”, che vede il tronco della pianta fortemente inclinato verso un lato, a simboleggiare le molte tormente cui sono sottoposti gli alberi centenari.

Un altro stile è quello “contorto”, dove troviamo bonsai dal tronco sinuoso, spesso caratterizzato anche da una corteccia impoverita e sbiancata. Più rara e difficoltosa è la forma a “cascata”, nel quale il tronco è curvato in basso fin oltre il fondo del vaso.

Bonsai contorto - Foto di ScartmyartLa mano dell’uomo. L’aspetto più crudele del bonsai

Il bonsai appare quindi come una pratica zen, in cui l’amore per la natura è fortemente sentita nella cultura del popolo giapponese. Ad ogni modo, fin dalla nascita queste piccole piante vengono sottoposte a un lavoro di potatura coercitivo.

Sin dal principio il coltivatore taglia gran parte delle radici, per fare in modo che la pianta conservi una forma minuta. Utilizza pinze, corde e fil di ferro per costringere il piccolo arbusto ad assumere una determinata inclinazione.

La mano dell’uomo prevarica sulla naturale evoluzione della pianta, che inerme non può che sottostare alle sue regole.

Potatura bonsai fil di ferro

La forma desiderata viene ottenuta in modo artificiale con numerosi metodi, in modo da creare bonsai che ispirino calma, malinconia, serenità o pacatezza.

L’intento è quello di far sembrare che la pianta abbia sviluppato naturalmente quel particolare andamento del tronco o dei rami, senza l’intervento del potatore. Ma la mano dell’uomo è presente, fin dall’inizio, e non risparmia nessun centimetro della pianta.

Un magico artificio quello del bonsai, che incoraggia l’uomo allo studio accurato della natura al fine di comprenderla e venerarla.

Sin dall’antichità la nostra natura transitoria ha spinto l’uomo verso una costante analisi delle logiche che regolano l’universo. Secoli di studi dedicati alla comprensione della natura, non sempre per dominarla, ma anche per crearvi un rapporto di sintonia e sinergia.

A volte però dimentichiamo che la vera armonia non prevede metodi coercitivi o costrizioni, ma la libertà per ciascun essere vivente, piante comprese, di poter esprimere al meglio la propria unicità.

Questa è la condizione che realmente ci eleva a uno stato di benessere interiore, in equilibrio con noi stessi, con gli altri e con la nostra terra.

Affacciarsi al mondo dei bonsai

 

[1] Giappone – La civiltà e lo stile di un grande Paese dell’Oriente. Istituto Geografico De Agostini S.p.A. 2003

 


Silvia Bruno
Laureata in Economia e Management, esperta di Marketing e di cultura giapponese.

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