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Trump sorprende l’Europa annunciando un vertice con Putin a Budapest, senza fornire i missili Tomahawk all’Ucraina. Gli Usa avviano trattative dirette con Mosca e lasciano i Volenterosi fuori dal tavolo. Bruxelles appare divisa, mentre Orban gode della ribalta geopolitica e dello smacco ai vertici UE.
La svolta inattesa: summit Donald Trump–Vladimir Putin a Budapest e il “no” ai Tomahawk
Quando Donald Trump ha annunciato l’imminente vertice con Vladimir Putin a Budapest, in molti – in Ucraina e in Europa – si aspettavano una svolta militare: la consegna immediata dei missili da crociera Tomahawk a Kiev. Invece, il presidente statunitense ha preso un’altra strada: incontro diretto con Mosca, senza armi all’Ucraina.
Il tutto sancito in Ungheria, paese che fino a ieri veniva considerato periferico nei grandi giochi europei. Il primo ministro Viktor Orbán sorride, mentre Bruxelles resta silenziosa.
La decisione statunitense dipinge una mutazione strategica: risparmia armi, evita un’escalation e costringe l’Europa a rivedere il proprio ruolo. Washington possiede ancora più di 4.000 Tomahawk — ma hanno acquistato solo 200 dal 2022 e ne hanno utilizzate più di 120 in esercitazioni o operazioni extraregionali. Le richieste per il 2026 sono per soli 57 nuovi esemplari, il che suggerisce una volontà di contenimento dell’escalation.
Pre-trattative e contraddizioni europee
Già in vista dell’appuntamento, il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha fissato un incontro preparatorio con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, sottolineando come la Casa Bianca intenda passare dal discorso bellico alla negoziazione concreta.
In Europa, tuttavia, la situazione appare frammentata: Orbán attacca la presidente della Commissione europea, sostenendo che la politica estera dell’Unione spetti agli Stati membri, mentre il ministro della Difesa tedesco avverte contro proclami bellicosi fuori mandato. Anche questo rappresenta un segnale di tensione tra Bruxelles e i governi nazionali.
Sul terreno militare, la narrazione ucraina dichiara che i russi non avanzano, ma i dati indicano il contrario: la guerra continua, le perdite sono alte, e la prospettiva di una soluzione vera richiederebbe concessioni difficilissime come la cessione di territori a Mosca. L’ipotesi di un accordo che riporti tutti a casa, proposta da Trump, si scontra con l’aspirazione europea a “vincere” la guerra sul campo, o almeno imporre condizioni severe a Mosca.
La variabile caraibica entra nella partita
Silenzio dei nostri media e tv, ma l’8 ottobre la Federazione Russa ha ratificato l’accordo intergovernativo di cooperazione militare con Cuba, mentre le forze Usa operano al largo delle coste venezuelane con Trump, che ha confermato di aver autorizzato operazioni clandestine della CIA in Venezuela.
È prossibile che Putin abbia comunicato a Trump che in risposta ai Tomahawk in Ucraina, la Russia poteva schierare i missili ipersonici Kinzhal o Oreschnik nei Caraibi, facendo riaffiorare il fantasma della crisi di Cuba e degli Euromissili.
Di fronte a ciò, la scelta del vertice a Budapest appare chiaramente come un atto simbolico: rafforza l’idea che Washington stia ridefinendo la propria politica verso l’Ucraina e verso la creazione di una cornice post-bellica con la Russia.
Dietro le quinte, l’asse Berlino–Parigi–Bruxelles teme che la guerra possa essere “gestita” in modo diverso da Washington, anche puntando su una soluzione che preveda la cessione di territori all’Ucraina, al fine di sancire una pace duratura e non un semplice congelamento del conflitto.
L’incontro Trump-Putin a Budapest assume un significato ben più ampio rispetto al singolo episodio: è il riflesso di una ristrutturazione delle alleanze, del ruolo dell’Ue e dello scacchiere geopolitico che ruota attorno alla guerra in Ucraina.
Le prospettive di pace dipendono in larga misura dalla volontà di Zelensky e dei governi europei di riconoscere le condizioni avanzate da Mosca — oggi in posizione di forza sul terreno — volte a ridisegnare l’assetto di sicurezza lungo i confini occidentali della Russia e orientali dell’Europa, con l’intento di chiudere il conflitto in modo definitivo e non limitarsi a un fragile cessate il fuoco.

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