Ucraina, la guerra infinita che sta consumando l’Europa

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La guerra in Ucraina continua tra missili, debiti miliardari, crisi europea e rischio escalation NATO-Russia. Kiev resiste grazie agli aiuti occidentali, ma il conflitto sta trasformando l’Europa in un continente fragile, dipendente e senza strategia.

La guerra ucraina continua a divorare risorse, stabilità e futuro europeo

Mentre la Russia lancia ondate di droni su Kiev — 262 velivoli in una sola notte, di cui 246 abbattuti dalla difesa aerea ucraina, secondo i sempre trinfali resoconti dei difensori, e le forze armate di Kiev colpiscono con droni l’impianto chimico Metafrax a Perm, a 1.700 chilometri dal confine — un sito che secondo Zelensky rifornisce la produzione di aerei, droni, motori missilistici ed esplosivi russi, il conflitto entra nel suo quinto anno senza che nessuno dei contendenti possa vantare una prospettiva credibile di vittoria totale.

Sul campo si combatte una guerra industriale di logoramento che somiglia sempre più ai conflitti del Novecento: trincee, artiglieria pesante, droni a basso costo, distruzione sistematica delle infrastrutture. La narrazione della guerra lampo è morta da tempo. Quello che resta è la domanda che nessuna cancelleria occidentale ha il coraggio di porre apertamente: fino a quando, e a quale prezzo?

Il conto che nessuno vuole mostrare

I numeri esistono e sono pubblici, anche se raramente vengono messi in fila con onestà. Dal febbraio 2022 a dicembre 2025, l’Unione europea ha erogato a Kiev 193 miliardi di euro complessivi, di cui 69,3 miliardi di aiuto militare. Il 23 aprile 2026 il Consiglio europeo ha approvato un ulteriore prestito di 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, portando il totale del sostegno economico-finanziario effettivo a 283 miliardi di euro tra risorse già mobilitate e impegni formali.

Dal febbraio 2022 a dicembre 2025, il governo ucraino ha ricevuto supporto finanziario dai principali partner internazionali per un valore totale di 168 miliardi di dollari. Cifre che dovrebbero imporre una domanda precisa: cosa ha prodotto questo investimento in termini di mutamento strategico sul campo? La risposta è scomoda. Ha impedito il collasso iniziale di Kiev, ha consentito all’Ucraina di resistere e di sviluppare una capacità autonoma nella produzione di droni — Kiev è oggi all’avanguardia nella produzione di sistemi senza pilota e attacca con precisione l’entroterra russo — ma non ha trasformato la resistenza in vantaggio strategico decisivo. La linea del fronte si muove lentamente, a un costo umano enorme.

La corruzione che si fa largo tra i miliardi

C’è un secondo piano della storia, meno fotogenico della difesa eroica di Kharkiv e meno adatto alle cerimonie di Bruxelles. Secondo Transparency International, nel 2023 l’Ucraina ha ottenuto un punteggio di 35 su 100 nell’indice di percezione della corruzione, posizionandosi al 105° posto mondiale, tra i peggiori d’Europa. La guerra non ha migliorato le cose. Zelensky, eletto nel 2019 promettendo di combattere la corruzione, dopo l’invasione russa del 2022 ha allentato le norme contro il malaffare con l’obiettivo dichiarato di accelerare gli acquisti di armi e garantire la protezione dei segreti militari, collaborando anche con politici e imprenditori che in passato aveva definito criminali. Il risultato è stato prevedibile. Lo scandalo Energoatom — nel quale gli appaltatori erano tenuti a versare tangenti fino al 15 per cento del valore dei contratti — ha paralizzato politicamente l’amministrazione Zelensky e indebolito la candidatura ucraina all’ingresso nell’Unione europea e nella NATO. I governi europei lo sanno. E in larga parte preferiscono non dirlo, perché minerebbe la narrazione unitaria su cui si regge il sostegno politico interno.

L’Europa tra retorica e impotenza

Berlino è oggi il maggiore sostenitore europeo dell’Ucraina sul piano militare, con circa 55 miliardi di euro già forniti o stanziati. Ad aprile 2026, nelle prime consultazioni intergovernative tra Germania e Ucraina in vent’anni, Berlino e Kiev hanno firmato accordi per la produzione comune di droni, sistemi contraerei e munizioni — quello che Zelensky ha definito il più grande accordo di questo genere in Europa. Ma la Germania è anche un paese in recessione endemica, con colossi industriali come Volkswagen che contano a decine di migliaia i tagli occupazionali, e con un’opinione pubblica sempre più insofferente  al mantenimento di questo stato di tensione con Mosca. Il cancelliere Friedrich Merz insiste col sostegno a Kiev, ma la coesione interna all’alleanza si sta erodendo. Il prestito da 90 miliardi approvato ad aprile esclude Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca: tre Stati membri che hanno scelto posizioni divergenti. Non è un dettaglio tecnico. È la mappa politica dell’Europa che cambia.

Nel frattempo il ministero degli Esteri russo continua a condizionare qualsiasi pace alla ristrutturazione dell’Ucraina secondo i principi della sua statualità dei primi anni Novanta, mentre Putin vola a Pechino e poi in Kazakhstan per consolidare l’asse con Cina, Iran e Corea del Nord. Il paradosso finale rimane invariato: tutti i belligeranti dichiarano di volere la pace, nessuno offre condizioni accettabili per l’altro, e l’Europa continua a finanziare una guerra di cui non riesce a immaginare la conclusione — pagando il conto di una strategia che non ha mai davvero definito.

 

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