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Quello che colpisce della discussione in atto sull’uso delle armi occidentali per colpire il territorio russo è la leggerezza con la quale ci si protende verso un conflitto mondiale devastante. Un fanatismo simile e un’irrazionalità simile in quale parte del mondo là si trova?
E insomma la bombardiamo questa Russia sì o no? Eh?
– Francesco Dall’Aglio*
Finora sono d’accordo Canada, Francia, Estonia/Lettonia/Lituania, Finlandia, Polonia, Repubblica Ceca, Olanda, Gran Bretagna e Francia (anche qui però bisognerebbe capire chi lo ha detto – Ministro, Presidente ecc. – e cosa esattamente ha detto). \
Italia e Germania non ne vogliono sapere, Romania e Bulgaria si fingono morte come anche Spagna e Portogallo. Gli USA, che pure non disdegnerebbero, se potessero, nicchiano e mandano messaggi contraddittori.
Ieri John Kirby ha detto che ‟non ci sono cambiamenti nel nostro approccio [alla questione]” e che l’uso di armi statunitensi per colpire il territorio russo ‟non è incoraggiato né facilitato”; Matthew Miller, il portavoce del Dipartimento di Stato, ha detto sostanzialmente la stessa cosa puntualizzando un po’ meglio l’area geografica off-limits, ossia ‟bersagli al di fuori della zona di conflitto in Ucraina”; l’addetta stampa della casa Bianca Karine Jean-Pierre, però, è stata più ambigua, dicendo che ‟ovviamente non vogliamo che questa situazione escali in nessun modo, ma crediamo che l’Ucraina debba avere tutto ciò di cui ha bisogno per la propria difesa”.
Biden, ammesso abbia voce in capitolo, tace ma secondo David Ignatius (sul Washington Post) starebbe considerando di dare l’autorizzazione, ma solo per le armi a corto raggio. Per quanto riguarda Trump, invece, il simpatico bonaccione amante della pace, pare che a una raccolta fondi abbia dichiarato che se fosse stato presidente avrebbe bombardato Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, e Pechino in caso la Cina invadesse Taiwan (ancora il Washington Post). Tutto questo attivismo è sospetto.
Ieri invece l’Assemblea Parlamentare della NATO ha esortato i governi dei paesi dell’Alleanza ad autorizzare l’Ucraina a usare ogni arma come vuole: ma l’Assemblea Parlamentare del Patto Atlantico non è un organo dell’Alleanza, è solo un rimborso spese in più per i parlamentari che ne fanno parte, e per quello che conta potrebbe anche esortare la NATO a invadere Saturno.
La notizia della giornata invece, almeno a parer mio, viene dalla Svezia. Annunciando il nuovo pacchetto di aiuti militari, che comprende tutti i trasporto truppe Pansarbandvagn 302 ancora in magazzino (buona fortuna a chi ci salirà), qualche carro armato, munizioni dio artiglieria e i missili aria-aria AIM-120 AMRAAM, il Ministro della Difesa Pål Jonson ha anche detto che saranno consegnati all’Ucraina (non si sa quando) due Saab ASC 890 (in foto), ossia aerei early warning and control (AEW&C) per ricognizione, comando e controllo aereo e acquisizione bersagli, dotati di radar Eriye ‟Active Electronically Scanned Array (AESA)” che gli consente di seguire navi e aerei a una distanza massima di 350 km e bersagli più piccoli, come i missili, a una distanza massima di 110 km.
Quindi non solo potranno coordinare le azioni degli F-16 (quando arriveranno) e dirigerli sui bersagli russi a una distanza molto maggiore di quella che il radar di bordo degli F-16 potrebbe garantire; potranno anche, e questo potrebbero farlo già ora, trovare bersagli per i sistemi antiaerei di cui l’Ucraina è già dotata (Patriot, IRIS-T, NASAMS, SAMP-T) e rilevare bersagli sul terreno, come le batterie di lancio dei missili russi, dirigendo su di essi il fuoco degli ATACMS a gittata maggiorata di cui l’Ucraina è stata fornita.
Certo, per fare tutte queste belle cose gli ASC 890 dovranno giocoforza mettersi nel range di azione degli S-300V4 e degli S-400, che raggiunge i 380/400 km; inoltre non è chiaro da quale aeroporto partirebbero, perché pur non essendo aerei molto grandi (sono lunghi poco meno di 20 metri) non hanno certamente la resistenza e la duttilità dei vecchi caccia sovietici e non potrebbero saltellare da una pista improvvisata all’altra (è lo stesso problema che si proporrà agli F-16, in fin dei conti).
Certo potrebbero decollare da aeroporti al di fuori dell’Ucraina: dallo spazio aereo rumeno potrebbero fare rilevazioni fino al centro della Crimea, ma per ogni altra zona dovrebbero volare parecchio, e rischiare non poco.
Poi c’è un’altra cosa da chiedersi, ovvero chi li piloterà: piloti ucraini, parrebbe di capire, visto che gli aerei verranno donati all’Ucraina. Sono già stati addestrati? Verranno addestrati in futuro? Oppure verranno fatti volare da ‟volontari” stranieri?

* Ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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