Messianesimo americano e impunità israeliana: l’impero del male

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C’è uno Stato che con autoproclamata missione messianica impone la sua volontà a tre quarti del pianeta con la pretesa di un bene superiore che, curiosamente, coincide sempre con il proprio interesse nazionale. E c’è la sua propaggine mediorientale che compie stragi e omicidi violando a piacimento la sovranità di altri stati senza timore di subirne le conseguenze.

L’impero del male

– Fausto Anderlini*

Israele non è nuova a perpetrare omicidi, singoli, di gruppo, di massa, violando a piacimento la sovranità di altri stati e ogni regola di diritto internazionale. Fa parte della sua dottrina.

Praticamente uno Stato che perpetra assassini senza che alcuna sanzione reale (se non le impotenti risoluzioni dell’Onu) lo censuri. Usando come legittimazione il vittimismo della ‘sicurezza’ e una presunta natura democratica.

I timorosi richiami alla misura del protettore statunitense sono null’altro che una foglia di fico che Israele può aggirare senza alcuna ricaduta.

È stupefacente leggere i media nostrani e rilevare come sia presa per buona come motivazione all’azione di guerra la strage dei bambini Drusi nel Golan imputata ad Hezbollah (Veltroni che interviene sul Corriere con uno sdolcinato ed equanime j’accuse all’infanticidio….).

Sorta di legittima rappresaglia, sebbene, al caso, pericolosa o esagerata. Alcuno che sollevi qualche dubbio: ad esempio, essendo i Drusi alleati dei palestinesi, che si sia trattato di un errore o, come si può ritenere probabile, un depistamento ordito da Israele.

Quasi tutte le guerre combattute dall’Impero sono avvenute seguendo un cliché ricorrente: la propagazione della ‘democrazia’ nelle zone di mondo sottoposte a dittature e autocrazie lesive dei diritti (del popolo, delle donne, delle professioni di fede ecc. secondo una geometria variabile da caso a caso, anche a canone inverso) e un pretesto per l’innesco (‘l’incidente’) regolarmente fasullo e costruito ad arte.

Una escogitazione elementare e ampiamente praticata nella politica terra terra (esempio classico il tizio che da fuoco nottetempo ai cassonetti per poi chiedere l’intervento dello Stato contro i piromani). Ma sempre funzionante su scale ben più ampie. Al caso arricchita con sollevazioni ‘popolari’ ben orchestrate.

Emblematica la sollevazione di Maidan in Ucraina. Ma anche emblematico quel che sta accadendo in Venezuela. Si porta alla miseria una nazione con ogni genere di sanzioni proprio per scatenare violente reazioni popolari contro i governi colpiti dall’interdizione.

Un modo soft di uso del terrore del tutto analogo ai bombardamenti sulle popolazioni civili. Anche in tal caso nessun dubbio pervenuto nel coro unanime mainstream, ivi compreso il Pd: tutta colpa dei bolivaristi.

Che il ‘pacifismo’ di Trump non dia molte garanzie è pacifico per chiunque. Una ‘barzelletta” come ha sbottato Arturo Scotto in una polemica su La7 ricordandone le posizioni filo-israeliane. Assai improbabile che Trump, nell’eventuale ascesa alla Casa bianca, possa scartare rispetto agli interessi sistemici del blocco militare-industriale che regge la politica imperiale Usa. Se non con qualche variazione al tema.

Ma se è plausibile che l’isolazionismo di Trump sia solo di facciata, quel che è acclarato senza ombra di dubbio è il ‘bellicismo’ dei democrat. Quasi una costante nella loro storia a cominciare da Kennedy e che adesso, dopo varie metamorfosi, è in tutto e per tutto in linea con l’ideologia che nell’epoca di George W Bush generò le guerre post 11 Settembre.

Anche i neocon volevano esportare la democrazia abbattendo le tirannidi che non gli facevano comodo. Social Change, la munifica organizzazione della ‘sinistra’ Obamiana, non è poi così distante dai neocon che infestarono il gabinetto di Bush. Unica vera differenza il ruolo attribuito alla religione.
E comunque la distanza che separa i Democratici dai neocon repubblicani è sicuramente inferiore a quella che riguarda il duo Trump-Vance.

Il messianismo democratico è null’altro che una forma aggiornata dell’anticristo.

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Fausto Anderlini
Fausto Anderlini
Sociologo, autore di vari saggi e volumi, tra i quali ricordiamo: Terra rossa. Comunismo ideale, socialdemocrazia reale: il Pci in Emilia-Romagna, Istituto Gramsci, 1990; Identità e spazio locale. Formazioni territoriali intermedie e reti istituzionali in Italia ed in Emilia-Romagna, Clueb, 1993 (con Maurizio Zani); Dalla città diffusa alla metropoli policentrica. Idee per la Città metropolitana di Bologna, Maggioli, 1991

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