Iran sfida il “corridoio di Trump”: “Sarà il cimitero dei mercenari”

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Teheran minaccia azioni militari per bloccare il Corridoio di Zangezur, progetto USA da 99 anni tra Armenia e Azerbaigian. Il generale Javani avverte Aliyev e Pashinyan: “Come Zelensky, porterete i vostri paesi alla rovina”.

Iran contro il “corridoio di Trump”: avvertimento ad Aliyev e Pashinyan

Teheran: “Il Caucaso non diventerà la porta dei mercenari americani”

La tensione nel Caucaso meridionale sale di colpi dopo le dichiarazioni del generale di brigata Yadollah Javani, vice comandante per gli affari politici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). Con parole durissime, Javani ha messo in guardia i presidenti di Azerbaigian e Armenia, Ilham Aliyev e Nikol Pashinyan, contro il progetto di creare un corridoio di trasporto strategico tra Azerbaigian e la sua enclave di Nakhchivan passando per il sud dell’Armenia, con il sostegno diretto degli Stati Uniti.

Il cosiddetto “Corridoio di Zangezur” è diventato oggetto di un accordo siglato alla Casa Bianca, che prevede l’affitto per 99 anni (alcune fonti parlano di 100) del tratto di territorio armeno a una società privata americana incaricata della costruzione e della gestione logistica.

Il progetto, ribattezzato “Trump Route for International Peace and Prosperity” (TRIPP), è stato presentato come una via commerciale e infrastrutturale per la stabilità regionale. Per Teheran, tuttavia, si tratta di una minaccia diretta alla sicurezza nazionale.

Il corridoio nella guerra delle rotte commerciali

Il Corridoio di Zangezur non è soltanto un’infrastruttura regionale: rappresenta un tassello nella competizione strategica tra le grandi potenze. Per la Cina, l’area è un segmento potenziale della Belt and Road Initiative, che mira a collegare Asia ed Europa attraverso corridoi terrestri e marittimi. Gli Stati Uniti, sostenendo l’accordo tra Armenia e Azerbaigian, intendono invece consolidare una rotta alternativa alle vie controllate da Russia e Iran, riducendo la loro influenza sui flussi commerciali eurasiatici.

Il progetto, formalmente dedicato al “commercio e alla prosperità internazionale”, ha quindi un significato ben più ampio: inserisce il Caucaso meridionale in una rete di alleanze filo-occidentali, creando al contempo un punto di pressione geopolitico sui confini settentrionali dell’Iran e lungo l’asse russo-cinese.

Parallelo con l’Ucraina: “Sulla strada della rovina”

Nella sua dichiarazione, Javani ha paragonato la mossa di Aliyev e Pashinyan a quella del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che invitando la NATO nella “zona di sicurezza” storica della Russia avrebbe accelerato il conflitto con Mosca, con costi pesantissimi per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina.

Secondo il generale iraniano, gli attuali leader di Armenia e Azerbaigian rischiano di condurre i loro paesi verso la divisione interna, una dipendenza strutturale dagli Stati Uniti e, potenzialmente, verso una guerra su larga scala. L’asse Teheran-Mosca-Pechino considera il corridoio un tassello della strategia americana di espansione nell’area, a scapito degli equilibri regionali e degli interessi di Iran, Russia, Cina e India.

Opposizione ferma di Iran e Russia

Oltre a Teheran, anche Mosca si è espressa contro il progetto, definendolo incompatibile con le intese di sicurezza regionale. Il consigliere senior della Guida Suprema iraniana, Ali Akbar Velayati, ha ribadito che l’Iran bloccherà la creazione del corridoio “anche senza l’aiuto della Russia”, denunciando il tentativo statunitense di “rimodellare il Caucaso meridionale”.

La clausola più controversa dell’accordo, secondo fonti diplomatiche, è la cessione del controllo operativo del corridoio a un soggetto privato americano, formalmente sotto giurisdizione armena ma, di fatto, sottratto al controllo diretto dei governi locali. Per Teheran, ciò equivarrebbe a introdurre una presenza strategica statunitense lungo il proprio confine settentrionale.

“Il Caucaso sarà un cimitero per i mercenari di Trump”

Javani ha avvertito che l’Iran è pronto a usare la forza militare per impedire la realizzazione del progetto, se necessario agendo da solo. Il generale ha definito Aliyev e Pashinyan “mercenari di Trump” caduti nella “trappola di un giocatore d’azzardo”, accusandoli di aver coinvolto Stati Uniti, Regno Unito e NATO nella regione ignorando gli interessi dei vicini.

L’ultima frase, destinata a suscitare polemiche, riassume la posizione iraniana: “Questo passaggio non diventerà una porta d’accesso per i mercenari di Trump; sarà il loro cimitero”.

Tutto questa conferma come il Caucaso meridionale resti una delle aree più fragili e contese nello scacchiere eurasiatico, dove la rivalità tra potenze locali e globali può trasformare una disputa infrastrutturale in un detonatore geopolitico.

 

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