www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
L’occupazione israeliana dei territori palestinesi non è un mero tema amministrativo: è un regime militare repressivo che controlla e punisce, impedendo qualsiasi vita autonoma del popolo palestinese. Restrizioni, demolizioni e dipendenza dagli aiuti esterni ne sono la prova.
Occupazione permanente: la dominazione militare israeliana sui palestinesi
Discutere oggi dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi, protratta da quasi sei decenni, alla luce degli ultimi sviluppi e degli accordi di Sharm el Sheikh, rischia di ridursi a un esercizio burocratico, come se si trattasse di un’irregolarità di confine o di un’amministrazione temporanea. Ma dietro questa apparente normalità si cela una realtà ben più cruda: un sistema di dominio militare, fondato sul controllo e sulla repressione, che da anni soffoca ogni forma di autonomia politica e umana del popolo palestinese.
L’occupazione non è un semplice atto geopolitico: è un regime militare che ostacola qualsiasi manifestazione di libertà nazionale. Ogni aspetto della vita quotidiana è sottoposto a sorveglianza: dalle restrizioni alla mobilità ai checkpoint interminabili, dai controlli ai valichi alle opportunità di lavoro che si riducono a mansioni subalterne nella terra dei dominatori. Arresti senza garanzie processuali, detenzioni indefinite, demolizione delle abitazioni dei familiari di chi protesta o osa ribellarsi sono pratiche sistematiche.
Un’aggressione identitaria con risvolti razzisti
L’aspetto più inquietante non è solo il dominio politico-militare, ma la matrice razziale che lo sorregge: il popolo palestinese è trattato come soggetto da controllare, reprimere, punire. Diversamente da altre occupazioni nella storia — dove almeno la sopravvivenza della popolazione controllata era un obiettivo anche del dominatore — qui tale imperativo sembra assente.
I palestinesi per anni sono sopravvissuti grazie a ospedali e scuole costruite da donatori esterni, che siano paesi arabi non allineati, missioni ONu o ONG, che vengono ripetutamente distrutti dai bombardamenti e ricostruiti, in un ciclo infinito. Il risultato è un’occupazione che nega non solo l’indipendenza nazionale, ma qualsiasi prospettiva autonoma di esistenza umana.
Ora, con la catastrofe della guarra di annientamento di Netanyahu e la pace colonialista di Trump, il futuro dei palestinesi assomiglia sempre più alla linea che pulsa, esitante, sui monitor degli ospedali, quella che spesso si vede nelle sequenze dei film: quel battito intermittente che segna l’oscillazione tra vita e oblio.
La loro esistenza collettiva è tenuta in vita da un filo sottile, da una corrente minima di resistenza e di speranza che si affievolisce a ogni bombardamento, a ogni demolizione, a ogni silenzio della comunità internazionale.
Come nei reparti di rianimazione, l’attesa è sospesa tra un “pass over” definitivo e un sussulto vitale che rimetta in moto il ritmo della storia. Ma la linea si fa sempre più flebile, la forbice tra la ripresa e la fine si assottiglia, mentre il mondo osserva distratto il monitor che emette ancora, debolmente, un suono di vita.
I palestinesi restano lì, con un respiro trattenuto, in un limbo dove la sopravvivenza non coincide più con la vita, ma con la resistenza stessa all’oblio.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- La pace che sigilla l’occupazione
- Nobel stile Pentagono: l’Occidente premia la Machado per preparare la guerra
- Astensione e resistenza: la messinscena elettorale dell’Occidente liberale
- I nuovi anticastristi: la borghesia precaria che crede di difendere la libertà
E ti consigliamo
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













