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Fallimento totale del vertice Cina-UE: la delegazione europea torna a casa a mani vuote dopo l’ennesima lezione di impotenza geopolitica. Bruxelles predica diritti umani, subisce dazi USA e paga il gas a peso d’oro. Potere contrattuale? Zero.
Vertice Cina-UE: l’ennesimo trionfo del nulla
A Pechino è andato in scena l’ultimo atto di una tragicommedia che ormai non diverte più nessuno: l’incontro tra la delegazione dell’Unione Europea — capitanata da Ursula von der Leyen, affiancata da António Costa e Kaja Kallas — e il presidente cinese Xi Jinping. L’obiettivo dichiarato era quello di rilanciare il dialogo bilaterale su commercio, diritti umani e cooperazione internazionale. Il risultato effettivo? Un fallimento clamoroso, così fragoroso da costringere i delegati europei a rientrare a casa in anticipo, con la coda tra le gambe e nessun accordo concreto in tasca.
Quando l’arroganza si scontra con la realtà
Ci sarebbe quasi da ridere, se non ci fosse da piangere. Con un’ingenuità disarmante, i rappresentanti di Bruxelles si sono presentati in Cina come se fossero ancora i padroni del mondo, pretendendo di impartire lezioni sui diritti umani e dettare le condizioni per rapporti commerciali “più equi”.
Peccato che l’Unione Europea non abbia più alcuna leva credibile da giocarsi sul piano economico e geopolitico. A Pechino, questa debolezza è stata fiutata subito: i funzionari cinesi si sono spazientiti di fronte all’ennesima retorica moralistica e, non a caso, il vertice si è dissolto in un nulla di fatto.
L’Europa dei dazi subiti e delle riverenze atlantiche
Nel frattempo, mentre l’UE colleziona figuracce a Oriente, a Occidente si piega con entusiasmo a dazi asimmetrici imposti dagli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni, il differenziale sulle tariffe potrebbe superare il 15%, ma nessuno a Bruxelles sembra particolarmente turbato. D’altronde, è difficile aspettarsi reazioni da chi ha ormai adottato il masochismo economico come bussola strategica.
A rendere tutto ancora più grottesco ci pensa Donald Trump, che continua a sbeffeggiare pubblicamente gli alleati europei, spiegando con il suo consueto sarcasmo come gli Stati Uniti forniscano armi per l’Ucraina e altre crisi internazionali… salvo poi farsi rimborsare con gli interessi dall’Europa. Applausi e risatine in sala stampa, mentre i leader europei fanno finta di niente, concentrati com’è giusto che sia sulla prossima task force per la mobilità sostenibile.
La grande amputazione energetica
E poi c’è il disastro energetico, un suicidio programmato e portato a termine con straordinaria efficienza. Dopo aver chiuso con Russia, Libia e Iran, l’UE ha deciso di rifornirsi con il gas naturale liquefatto americano, a prezzi talmente esorbitanti da rendere molte produzioni industriali europee semplicemente non competitive. Ma anche qui, silenzio assordante. L’importante è che la direttiva sulle case green venga rispettata.
Dal sogno europeo al regolamento di condominio
Ricordate le accorate discussioni sul “progetto europeo”? Quelle in cui si sosteneva che solo un’Europa unita avrebbe avuto la forza di negoziare alla pari con le superpotenze globali? Bene, quel sogno si è infranto contro il muro della realtà. L’UE, oggi, non è altro che una macchina normativa autoreferenziale, capace di esercitare il proprio potere solo sui cittadini europei stessi.
Fuori dai propri confini, l’Unione ha il peso contrattuale di un barboncino: a tratti petulante, a tratti remissivo, sempre ininfluente. Eppure, all’interno, sa mostrarsi inflessibile: impone regolamenti capziosi, leggi draconiane come il Digital Services Act, normative ambientali che sembrano uscite da una satira kafkiana, tassazioni straordinarie per alimentare sforzi bellici che nessuno ha chiesto.
Un’anomalia dolorosa
In sintesi, l’UE è diventata l’unica istituzione sovranazionale capace di esercitare potere solo verso il basso, e mai verso l’esterno. Una specie di Leviatano burocratico che schiaccia i propri cittadini senza riuscire nemmeno a farsi rispettare fuori casa. E a costarci carissimo.

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