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La stampa libera italiana si autodefinisce tale solo perché non concepisce l’esercizio della critica e deliberatamente non racconta la verità, concependo una raffinata auto-censura, fatta passare per libera scelta.
I chierici razzisti: la stampa libera italiana
È strabiliante assistere alla difesa della stampa e dell’informazione libere occidentali messe a confronto con la censura illiberale di qualsiasi paese a cui lo stesso Occidente fa la guerra. Un racconto che fa a cazzotti con la realtà.
La nostra stampa libera viene definita libera solo perché non concepisce l’esercizio della critica e deliberatamente non racconta la verità. Si cala perfettamente nel ruolo di megafono degli interessi di bottega concependo una raffinata auto-censura, fatta passare per libera scelta.
Chi scrive o chi parla nell’informazione cosiddetta professionale sa già in anticipo cosa si può dire e scrivere e cosa risulterà indigesto. Non ha bisogno di velinari o di protocolli aziendali. Sa come gestire la propria affiliazione al clan e quali sono i codici comportamentali perché la propria carriera avanzi spedita.
Divertente vedere questi personaggi commuoversi per i dissidenti altrui mentre non riescono a sillabare neanche un soffio di voce in contrasto con il sentire del potere.
Così una modesta conduttrice arriva letteralmente a strappare il microfono per frasi non convenzionali pronunciate da un cantante o a inginocchiarsi supina nel leggere un comunicato razzista partorito dal mega direttore generale.
Nell’Occidente libero chi si astiene dalla genuflessione semplicemente non partecipa al dibattito spettacolarizzato dei media e viene recintato nell’oblio o nella stigmatizzazione della follia. Quindi i loro scritti o le loro riflessioni non diventeranno mai popolari.
Se ciò accadesse, se qualcuno sfuggisse a questo controllo molle, le porte delle carceri si aprirebbero istantaneamente. Come la vicenda Assange dimostra.
Quindi il punto è proprio questo. Si definiscono liberi quando sanno di non esserlo e lo fanno perché pensano di appartenere a un mondo superiore moralmente rispetto alle popolazioni invase, occupate e bombardate. Lo fanno dunque perché sono razzisti senza neanche ammetterlo a sé stessi.

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