Crimini, minacce e impunità: l’asse dell’arroganza tra Israele e Stati Uniti

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Netanyahu pianifica l’occupazione totale di Gaza tra bombardamenti e carestia, con Trump che minaccia l’Europa a colpi di dazi. Israele bombarda, gli USA ricattano, l’UE subisce. Civili palestinesi stretti nella morsa dell’arroganza internazionale.

L’asse dell’arroganza tra Israele e Stati Uniti

Mentre l’ordine di cattura della Corte Penale Internazionale pende sulla testa di Benjamin Netanyahu per crimini di guerra, il premier israeliano rilancia la propria linea di ferro con un obiettivo dichiarato: la completa occupazione militare della Striscia di Gaza.

La fame, le macerie, le vite civili? Questioni secondarie. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha ormai formalizzato una strategia d’occupazione totale, incurante del numero crescente di vittime e della crisi umanitaria che soffoca quotidianamente la popolazione palestinese.

Dal 27 luglio, appena 769 camion di aiuti sono riusciti a entrare a Gaza, laddove ne servirebbero almeno 600 al giorno per evitare una carestia sistemica. Eppure, per Netanyahu, l’urgenza non è distribuire pane o medicine, bensì tracciare nuove linee di invasione. Insieme al capo di stato maggiore Eyal Zamir, ha discusso piani dettagliati di operazioni militari incentrate su Gaza City e le aree adiacenti. Aerei e artiglieria continuano a colpire: solo ieri si contano oltre 70 morti, tra cui 51 persone in attesa di aiuti.

In alternativa all’occupazione diretta, si valuta la costruzione di una “cintura di sicurezza” in zone chiave ribattezzate “Alture 70”, un presidio militare permanente destinato a mantenere l’asfissia strutturale della Striscia.

Tuttavia, anche all’interno dell’apparato israeliano crescono le voci critiche: ex ufficiali, movimenti come Fratelli d’Armi e famiglie degli ostaggi accusano apertamente il governo di incompetenza, di menzogne strategiche e di aver condotto Israele sull’orlo dell’isolamento internazionale.

Nonostante l’esercito sia allo stremo e la resistenza palestinese continui a infliggere perdite, Netanyahu — oggi più che mai — gode dell’appoggio incondizionato del suo grande alleato americano: Donald Trump.

Il magnate alla Casa Bianca ha infatti riacceso il motore della minaccia economica planetaria. Dopo aver raggiunto un’intesa apparente con Ursula von der Leyen, ha già annunciato nuovi dazi devastanti: fino al 250% su farmaci e semiconduttori, mentre l’Unione Europea potrebbe vedersi colpita da imposte del 35% se non rispetterà i 600 miliardi di dollari promessi in investimenti americani.

Intanto, l’UE prende tempo, sospendendo le contromisure per sei mesi, mentre si affanna a stilare liste di prodotti da esentare. Una corsa disperata per evitare l’ennesimo schiaffo politico ed economico, con l’agroalimentare europeo (vino, birra, superalcolici) destinato a pagare il prezzo più alto.

Ma mentre l’ex presidente agita i mercati, torna a incombere anche lo spettro del caso Epstein. Una commissione della Camera ha spiccato citazioni in giudizio contro Bill e Hillary Clinton, ex funzionari di giustizia e direttori dell’FBI, e ha ordinato la consegna dei dossier integrali sul caso entro il 19 agosto 2025.

Una mina esplosiva che Trump, non a caso, cerca disperatamente di evitare, rifugiandosi in temi commerciali e slogan elettorali.

Tra bombe su Gaza, embarghi mascherati da “negoziati” e imposizioni economiche camuffate da diplomazia, il quadro appare chiaro: l’arroganza internazionale si manifesta con due volti, quello militare e quello finanziario. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sono i civili.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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