Più Libri Più Liberi: il tracollo di un’industria culturale fallita

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L’edizione 2023 di Più Libri Più Liberi a Roma ha portato alla luce questioni ben più profonde del discusso “caso Caffo” o delle critiche rivolte a Chiara Valerio per presunti atteggiamenti di favoritismo. Dietro questi episodi si cela un sistema culturale italiano sempre più stagnante e autoreferenziale, che sembra aver perso il contatto con il pubblico e con la realtà.

Più Libri Più Liberi, Chiara Valerio e il potere delle relazioni

Chi legge ancora i libri? L’essenziale è mostrarli nei circoli che contano. Senza partire da questo presupposto è impossibile comprendere le dinamiche della kermesse romana “Più Libri Più Liberi“.

Conclusa la fiera, restano impressioni nette: i piccoli editori relegati al piano inferiore, mentre i grandi dominano al piano superiore, con scenografie, telecamere, grandi ospiti immortalati a favore dei media, a sottolineare una netta distinzione di “classe”. E poi il bacio del ministro Alessandro Giuli alla direttrice Chiara Valerio, che sigilla un’imbarazzante “società letteraria”.

La Valerio, scrittrice e figura di spicco nel panorama culturale italiano, è stata criticata per esercitare un presunto “potere intimidente” sui colleghi. Anche se lo negherebbe pure sotto tortura, persino Annalena Benini, direttrice del Salone del Libro di Torino, è sembrata piegarsi a questo clima, recensendo il suo ultimo libro con toni apparsi forzatamente enfatici.

Tuttavia, ridurre il problema all’amichettismo – citando Fulvio Abbate – sarebbe un errore. Valerio è diventata il volto di un’intellettualità che appare incapace di offrire contributi significativi, sostituiti da provocazioni superficiali, in cui il merito è spesso messo in secondo piano rispetto alla costruzione del potere personale.

La questione Caffo e l’ipocrisia del garantismo selettivo

La controversia legata all’invito di Leonardo Caffo, accusato di maltrattamenti, ha acceso ulteriormente il dibattito. Questo caso ha mostrato un attivismo femminista spesso incoerente, che applica criteri severi solo ai nemici, invocando invece il garantismo per i propri amici.

La questione, quindi, non riguarda solo Valerio o Caffo, ma un’intera industria culturale che applica principi morali e regole in modo arbitrario, un sistema che mina la credibilità degli stessi intellettuali che si propongono come portatori di valori progressisti.

Un evento autoreferenziale e scollegato dalla realtà

Le critiche alla gestione della ‘Fiera’ non si fermano qui. Luca Briasco, editor di Minimum Fax, ha sottolineato che i numeri su presenze e vendite sono stati gonfiati dalla massiccia presenza di scolaresche e da eventi con VIP spesso scollegati dal mondo editoriale. Questa mancanza di un confronto reale tra autori, editori e lettori lascia un senso di vuoto e malessere.

Anche i comunicati autocelebrativi di Chiara Valerio, più orientati al trionfalismo che a un’analisi critica, non hanno aiutato a costruire un dialogo costruttivo sullo stato dell’editoria italiana.

Il problema principale non è morale, ma evolutivo. Ogni network culturale attraversa cicli di innovazione e stagnazione. La storia dimostra che le reti intellettuali sono intrecciate a dinamiche di potere, ma il vero criterio di giudizio è se queste reti spingano avanti la società o si fossilizzino.

Gli intellettuali italiani più noti, quelli che affollano queste kermesse, cosa stanno offrendo alla società? Quale contributo portano ad affrontare, anche partendo da un punto di vista ‘umanista’ e letterario, temi cruciali come economia, disuguaglianze, la guerra, i nazionalismi?

Più Libri Più Liberi se non da spazio reale alla piccola editoria, se persevera nel mantenere un sistema di vassallaggi editoriali, monopoli, in cui regala le briciole ai piccoli, non è solo il teatro di episodi di amichettismo o ipocrisia, ma il simbolo di un’industria culturale fallita.

Gli scritti e gli interventi degli intellettuali di riferimento del momento – quelli che si alternano nei talk show di LA7, per esempio, intervenendo su ogni argomento, dall’analisi del tiktok rumeno alle vertenze dei raccoglitori di miele in Nepal, irritano per la loro superficialità e futilità, incapaci di offrire risposte a un pubblico sempre più distante.

Più che mai, oggi la cultura italiana ha bisogno di abbandonare le logiche di potere per ritrovare la sua funzione originaria: interpretare il mondo e offrire strumenti per cambiarlo.

Ma se chi detiene le redini non sembra disposto a cambiare passo, tocca agli attori del settore editoriale, le case editrici, prendere l’iniziativa. È necessario smettere di legittimare eventi come Più Liri Più Liberi che, ormai da anni, hanno chiaramente mostrato da che parte stanno: in primis proprio contro di i piccoli editori.

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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